martedì 25 agosto 2015

Cosmesi: quello che le donne non sanno sui prodotti di bellezza!








Sarà il prezzo che dobbiamo pagare al progresso, anzi, che le donne devono riconoscere al progresso, fatto sta che mai come in questi ultimi periodi, tutto o quasi tutto utilizzato dalle donne per curare la propria bellezza, è intriso di sostanze chimiche, alcune anche aggressive, che attentano a volte persino al loro stesso benessere.


Diossine, ftalati, acetone, formaldeide, idrocarburi aromatici, non è che l’elenco di sostanze di sintesi che sembrano appartenere ad un moderno colorificio industriale e invece, sono solo sostanze che repertiamo nelle trousse delle donne all’interno di quei prodotti utilizzati per esaltare la bellezza del gentil sesso. Lo rileva l’Associazione americana Women’s Voices for the Earth che ha ritrovato tutte queste sostanze chimiche disciolte in maniera differente nei detergenti e prodotti di bellezza realizzati da quattro aziende leader dei prodotti per la pulizia degli ambienti come la SC Johnson & Son, la Clorox, la RB (Reckitt Benckiser) e la Procter & Gamble.

Posto che si tratta di sostanze potenzialmente dannose per la salute, ciò che i ricercatori hanno voluto verificare è anche la consistenza di questi costituenti e la loro quantità nei prodotti di bellezza utilizzati. Siamo certi, ad esempio, che le etichette poste sulle confezioni siano indicative dell’esatta quantità e soprattutto siano veritiere? Un aspetto degno di rilievo è che tutte le quattro aziende sopraccitate hanno rimosso quattro sostanze venefiche quali, il nonilfenolo, appartenente alla famiglia degli alchilfenoli, considerato un potenziale interferente endocrino, il 2-butossietanolo, un distruttore endocrino che incide sulla fertilità, il triclosano, pericoloso per i suoi effetti sul fegato e sui polmoni. Ma basta tutto ciò?

L’Europa non è l’America

Negli Stati Uniti tuttavia esistono leggi in materia che non impongono la massima trasparenza alle aziende produttrici di cosmesi e detergenti per l’igiene della donna. Col risultato che se una donna è allergica a determinate sostanze chimiche anche col semplice contatto non è in grado di identificare quale sostanza all’interno del flacone utilizzato possa scatenare l’eventuale reazione allergica. Oltretutto si è anche visto che alcune di quelle sostanze capaci di scatenare attacchi di allergia sono oggi considerate anche cancerogene e come si fa a saperlo in assenza di qualsivoglia indicazione? E’ il caso dei cosiddetti “muschi bianchi o sintetici”, un insieme di composti tra cui il galaxolide (HHCB) e il tonalide (AHTN) o xilene, il chetone, che evocano l’odore naturale del sottobosco senza però essere altrettanto salubri. Sono stati eliminati per ora solamente dalla Clorox e dalla RB.


La verità che emerge dallo studio è che oggi una donna per curare il proprio corpo entra in contatto addirittura con 168 sostanze chimiche repertate in profumi, cosmetici, detergenti intimi e non. Se consideriamo che una donna adulta ha a che fare ogni giorno con una decina di cosmetici e prodotti di bellezza che diventano anche 17 nelle teen agers, si può concludere che il contatto da parte di queste donne con sostanze chimiche alla stregua degli ftalati e dei parabeni è ormai certo e se si guarda alla salute delle sue utilizzatrici, scopriamo l’effetto che queste sostanze detengono sul benessere della persona, sapendo che anche limitandoci a considerare queste sole due sostanze chimiche, queste stesse finiscono col rivelarsi degli interferenti endocrini, con tutto ciò che ne consegue. 

Se poi parliamo di smalti che rendono brillanti le unghie scopriamo che molti dei loro ingredienti sono cancerogeni, altri hanno effetti nocivi sulla capacità riproduttiva della donna e, qualora incinta, sul suo stesso feto. 

Il nome di queste sostanze? 

Dibutilftalato, toluene e formaldeide. Il primo è utilizzato per rendere lo smalto più “spalmabile” ed è quello finito per primo sul banco degli imputati per  via della consapevolezza di sapere ormai che è capace di provocare danni al feto della donna in stato di gravidanza.

In Europa possiamo tirare un piccolo sospiro di sollievo
 
In Europa c’è un’attenzione più alta verso le sostanze chimiche impiegate nell’industria cosmetologica, si pensi soltanto ai 1.300 ingredienti chimici messo al bando. Negli Stati Uniti la situazione è ben altra. Ciò non significa comunque che le donne italiane, ad esempio, possano sentirsi del tutto affrancate dal rischio di venire in contatto con sostanze chimiche, alcune oltretutto molto aggressive, ricordiamo il toluene, un solvente che ha effetti nocivi sui reni e sullo sviluppo cognitivo. Oppure citiamo la formaldeide usata come indurente degli smalti e che è sospettata di essere cancerogena. Dal 2016 l’Unione Europea ne vieterà l’utilizzo nei prodotti della cosmesi. Per intanto le donne sappiano che non solo esistono queste sostanze nei loro prodotti, ma che continuano ad utilizzarli con estrema noncuranza.

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