giovedì 24 settembre 2015

Sanità: se hai i soldi ti curi se non ce l'hai... crepi!







I tempi di attesa sono ormai biblici e chi può permetterselo ricorre alle cure a pagamento: con una spesa media di 70 euro in più, si risparmiano oltre due mesi di tempo. Sono sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari, perché la scelta (per chi può) è fra un’attesa infinita di prestazioni che il sistema pubblico non riesce a garantire in tempi adeguati, dalle visite specialistiche agli esami diagnostici, e una invece limitata a pochi giorni, se si paga e si hanno i soldi. Sono le dinamiche di una sanità che non è uguale per tutti, e nei confronti della quali i cittadini sono sempre meno soddisfatti – per il 38,5% la sanità è infatti peggiorata negli ultimi due anni – secondo quanto emerge dalla ricerca Rbm Salute-Censis «Costruire la sanità integrativa», promossa in collaborazione con Previmedical e presentata ieri a Roma.


Primo punto

Aumentano gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non è in grado di garantire, almeno in tempi adeguati. 


La spesa sanitaria privata degli italiani è pari a 26,9 miliardi di euro nel 2013 ed è aumentata del 3%, in termini reali, rispetto al 2007. Nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%). La logica per cui il cittadino paga di tasca propria quello che il sistema pubblico non è più in grado di garantire è arrivata all’estremo. Gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare”. 



Accade così che crolla il ricorso al dentista a pagamento, con oltre un milione di visite in meno dal 2005 al 2012, mentre aumenta nello stesso periodo il numero di italiani che paga per intero gli esami del sangue (+74%) e gli accertamenti diagnostici (+19%). Ormai il 41,3% dei cittadini paga di tasca propria per intero le visite specialistiche. Cresce anche la spesa per i ticket, sfiorando i 3 miliardi di euro nel 2013: +10% in termini reali nel periodo 2011-2013.


La ragione sta nelle lunghe liste di attesa

Si prenda una visita specialistica. Per una prima visita oculistica in una struttura pubblica il ticket costa 30 euro e c’è da aspettare mediamente 74 giorni (due mesi e mezzo), mentre nel privato, pagando in media 98 euro, si aspettano solo 7 giorni. Per una prima visita cardiologica si pagano 40 euro di ticket e la lista d’attesa è di 51 giorni, nel privato con 107 euro si aspettano 7 giorni. Una visita ginecologica richiede 29 euro di ticket e 27 giorni di attesa, nel privato 100 euro con 5 giorni di attesa. In sintesi, se si vogliono accorciare i tempi di accesso allo specialista bisogna
pagare: secondo la ricerca del Censis, con 70 euro in più rispetto a quanto costerebbe il ticket nel sistema pubblico si risparmiano 66 giorni di attesa per l’oculista, 45 giorni per il cardiologo, 28 per l’ortopedico, 22 per il ginecologo.


L’alternativa fra tempi biblici e ricorso al privato si ripresenta per gli accertamenti diagnostici


A titolo di esempio: per una risonanza magnetica del ginocchio il ticket è di 49 euro e l’appuntamento è dopo 68 giorni, nel privato pagando 149 euro si aspettano 5 giorni; per un’ecografia all’addome il ticket ammonta a 53 euro e l’attesa a 65 giorni, nel privato per un costo di 113 euro si aspettano 6 giorni; per una mammografia il ticket è di 43 euro e l’attesa è di 55 giorni, per 90 euro in una struttura privata l’attesa è di 6 giorni.




Alle spese si aggiunge poi il ticket, che varia fortemente nelle diverse aree del paese: per una visita specialistica si oscilla tra un valore medio minimo di 20 euro al Nord-Est e uno massimo di 45 euro (più del doppio) al Sud. Una mammografia può avere un ticket minimo di 36 euro al Nord-Est e uno massimo di 48 euro al Nord-Ovest. Altrettanto oscillanti sono i tempi di attesa: per una visita ortopedica in una struttura pubblica bisogna aspettare un minimo di 22 giorni in media al Nord-Est e un massimo di 65 giorni al Centro. Per una prima visita oculistica si passa dai 50 giorni al Nord-Est ai 125 giorni del Centro. Per avere un appuntamento per effettuare una visita ginecologica si oscilla tra 12 giorni al Sud e 68 giorni al Centro.


Non ci si può dunque stupire che gli italiani vedano la sanità con occhio negativo


Il 38,5% (era il 28,5% nel 2011) ritiene che la sanità della propria regione sia peggiorata negli ultimi due anni. Per il 56% è rimasta uguale e solo il 5,5% ritiene la sanità regionale migliorata. Nelle regioni con Piano di rientro la percentuale di cittadini che ritiene peggiorata la sanità regionale aumenta al 46,8%, mentre nelle altre regioni è pari al 29,3%. E attenzione a un altro fenomeno: la cura oltreconfine. Spiega il Censis: “Nella visione dei cittadini esiste un nesso diretto tra la ristrutturazione della sanità imposta dai vincoli economici e l’abbattimento della qualità dei servizi. È anche per questo che la «Schengen della sanità» potrebbe attirare sempre di più: sono complessivamente 1,2 milioni gli italiani che si sono curati all’estero per un grave problema di salute”.


Ufficio Stampa Help Consumatori

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