sabato 11 giugno 2016

Frittura: ma chi lo dice che fa male e se facesse addirittura bene?





Quanto terrorismo si è fatto negli ultimi venti anni sulle fritture. Sembrava non esistessero malattie che in qualche modo non potessero essere conseguenza del fritto in tavola. Il risultato è che oggi chiedere una frittura al ristorante, o proporla in casa ad amici o parenti, appare come una sorta di attentato alla vita dei commensali, una minaccia seria alla loro salute che solo per un caso non prevede un apposito articolo ad hoc nel codice penale che punisca chiunque attenti alla vita degli altri somministrando a loro insaputa sostanze venefiche! Ma scherzi a parte, è davvero così devastante la frittura?



Se lo sono chiesti dei ricercatori spagnoli guidati da Cristina Samaniego Sanchez, a capo del Dipartimento nutrizionale della facoltà di Farmacia a Granada, i quali sdrammatizzerebbero i rischi rappresentati dalla frittura, addirittura riabilitandola così da asserire che questa modalità di cottura può addirittura essere più benefica della bollitura sopratutto delle verdure. Il segreto sta tutto nell'olio.


I ricercatori infatti sostengono a gran voce che per friggere bisogna utilizzare solo olio extravergine di oliva di buona qualità. E parlando dei vantaggi della frittura, rilevano i ricercatori iberici, rispetto alla bollitura di alimenti come le verdure, queste mantengono le proprietà organolettiche loro intrinseche friggendole e non bollendole, trattamento quest'ultimo che depaupera il vegetale delle proprie sostanze. Addirittura le fritture, sempre secondo i ricercatori spagnoli, produrrebbero una maggiore quantità di acido oleico e componenti antiossidanti che aiutano a prevenire, nel lungo periodo, il cancro, il diabete e laperdita della vista e se si arriva ad aumentare i tempi di frittura si migliora anche la proprietà nutrizionale dell'alimento.

"La frittura è il metodo che produce i maggiori aumenti associati alla frazione fenolica, il che significa un miglioramento del processo di cottura", dice
Cristina Samaniego Sanchez. “Nel corso degli anni, la ricerca ci ha portato a credere che friggere le verdure è un grande divieto e le proprietà antiossidanti non contano di fronte alla paura del grasso. Ora però, non è più così".

Non ci è ancora dato di sapere che risonanza stia avendo questa ricerca negli ambienti scientifici, probabilmente potrebbe essere in parte azzardata o meno. Ma una cosa è certa. Intere generazioni dal dopoguerra fino agli anni ottanta sono cresciuti con le fritture, dalle patatine in poi ed è indubbio che la loro vita, in generale, non sia stata minata da gravi patologie. Forse, come tutte le cose, la verità sta sempre nel mezzo e, dunque, al bando il terrorismo psicologico a tavola!


Giuliano

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