mercoledì 22 giugno 2016

Lupus eritematoso: nuovo farmaco biologico per curare la grave malattia autoimmune





Potrebbe anche essere una svolta interessante per i malati di lupus eritematoso (Les), la grave malattia autoimmune che non si limita a colpire le articolazioni, anche se il fatto che queste siano le prime interessate annovera il Les fra le malattie di pertinenza reumatica, ma come si sa anche altri organi quali cuore, polmoni, fegato, pelle e sistema nervoso centrale possono essere suscettibili di alterazioni a causa della malattia stessa. Dunque parliamo di una patologia sicuramente grave per gli esiti che induce e comunque pur sempre molto impegnativa da un punto di vista terapeutico. La buona notizia è che un farmaco biologico, il belimumab, somministrato alla dose di 200 milligrammi per via sottocutanea e realizzato dalla Casa farmaceutica Gsk ha sortito di gran lunga migliori effetti terapeutici rispetto alle terapie standard, anche con altri farmaci biologici nella remissione dei sintomi e nel miglioramento del quadro clinico generale.


I risultati dello studio sono stati presentati al congresso di reumatologia Eular 2016 svoltosi a Londra durante il quale si è portato all'attenzione dei presenti un lavoro scientifico di tutto rispetto basato sull'uso di questo farmaco su 836 pazienti quasi tutte donne, il 96,1%, ai quali il farmaco è stato somministrato sottocute, come previsto dalla scheda tecnica della specialità farmaceutica. Da sottolineare il fatto che i pazienti trattati avevano già manifestato gli esiti nefasti del lupus a livello diorgani interni come quelli citati. Le conclusioni dello studio scientifico portano a ritenere che i pazienti che hanno utilizzato il belimumab hanno assistito ad una riduzione pari al 62% del rischio di sviluppare una grave riacutizzazione rispetto a coloro i quali utilizzavano altri tipi di cura, anche standard e non solo, i pazienti ai quali è stato somministrato tale farmaco biologico potevano ricorrere ad un dosaggio sicuramente più modesto di cortisone, il prednisone, nello specifico, in ragione di meno del 25% di principio attivo precedentemente somministrato e anche più per almeno 40 settimane, fatto quest'ultimo di rilevanza sicuramente notevole.

"Una delle principali sfide per i medici che gestiscono pazienti con Les è quello di prevedere il decorso della malattia, che oscilla e varia notevolmente tra gli individui, da relativamente benigna a rapidamente progressiva e anche mortale - afferma Andrea Doria dell'università di Padova - La ricerca suggerisce che il controllo di questa attività di malattia ha un ruolo importante nel migliorare i risultati del paziente. La gamma di benefici clinici osservati con belimumab in questo sottoinsieme di pazienti con Lupus più attivo fornisce interessanti indicazioni per i medici sulle caratteristiche della malattia, che possono aiutare a capire la risposta potenziale per il trattamento e migliorare alcuni risultati per i pazienti che vivono con questa patologia". (P.O.)

Giuliano



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