sabato 4 giugno 2016

Vaccino contro il cancro: l'ottimismo di Umberto Veronesi






Ha fatto molto rumore la notizia secondo la quale saremmo ad un passo da una sorta di vaccino contro i tumori, al punto che da qui a dichiarare la fine di una delle malattie più temibili dell'umanità sembrerebbe esserci una distanza brevissima, come brevissimamente è arrivata la frenata degli scienziati di tutto il mondo al grido… Calma, c'è tanta carne al fuoco ma ci vuol tempo per gridare alla vittoria! Quanto mai interessante appare dunque il commento fatto dal Professor Veronesi, massima autorità italiana in fatto di cancro, a seguito di un'intervista che lo stesso ha rilasciato ai media dove, nella stessa il luminare non si è limitato a parlare soltanto dell' inedita cura, ma anche dei campi di applicazione e del ruolo della chemioterapia nei prossimi anni.
Nell'intervista, che puoi trovare interamente

qui

il professor Veronesi, in maniera meno netta rispetto a quanto fatto dagli altri scienziati di tutto il mondo, più che ad una frenata ha operato ad un rallentamento degli entusiasmi che giustamente anima non solo chi di cancro si occupa a fini di studio ma anche, se non sopratutto, in chi a causa del cancro rischia di morire. Infatti, il medico italiano, riferendosi allo studio tedesco pubblicato sulla rivista scientifica Nature ammette che il lavoro degli scienziati, prossimi a realizzare su larga scala un vaccino antitumori, è serio, perché basato su riscontri scientifici certi e di quasi sicura realizzazione. Tale convinzione deriva dal fatto che, secondo Veronesi, l'osservazione della risposta immunitaria del nostro organismo di fronte ai tumori è sempre stata attenzionata dalla scienza, solo che da poco tempo si riesce a capire quali sono davvero nella pratica i meccanismi che si attivano o che non si attivano rispetto ad un attacco da parte del tumore.
Perchè l'organismo non si difende?
Ad esempio, a breve dovrebbe arrivare la prima vera risposta alla domanda che ci si pone secondo la quale, a differenza di quanto avviene coi virus, il nostro sistema immunitario non riconosce in tempo e di conseguenza non si difende adeguatamente alle cellule tumorali, o meglio, nel farlo attiva una reazione anomale che lascia spazio alle cellule per proliferare generando il tumore.
Lo studio tedesco, che è quello che in questi giorni starebbe facendo tirare un sospiro di sollievo all'umanità, ha delle peculiarità rispetto a studi analoghi che avevano individuato la problematica ma non la soluzione. Il lavoro scientifico tedesco che poi sarebbe una sorta di continuazione di studi analoghi effettuati in tutto il mondo, avrebbe individuato un farmaco biologico chiamato Ipilimumab che si lega a quella proteina che si sviluppa di fronte ad un tumore e che di fatto annulla o inibisce l'azione del sistema immunitario con la conseguenza che l'organismo non si difende dall'attacco fino a perire. Tale farmaco, secondo lo studio tedesco, funziona davvero, ma allo stato attuale i risultati migliori si sarebbero trovati contro il melanoma, una forma di cancro aggressiva e molto pericolosa.
Questo fatto se da un lato in maniera cauta potrebbe rappresentare l'ingresso verso una nuova frontiera fatta di successi contro la grave patologia, dall'altro poggia la sua ragion d'esistere su un'evidenza che in questa fase giustifica la cautela da parte della Comunità Scientifica mondiale. Ciò per la semplice ragione che il melanoma, pur nella sua malignità e aggressività, ha un andamento un po' sui generis rispetto a tutti gli altri tipi di tumore. Infatti, dice Veronesi, “ … il melanoma è un tipo di neoplasia che reagisce in modo speciale alle terapie, e a volte addirittura regredisce spontaneamente. Dunque ora il farmaco verrà testato su altri tumori: del polmone e della prostata. Ora i ricercatori di Magonza hanno trovato un'altra molecola ancora più attiva, che agisce forse su diverse forme tumorali».
Ed è proprio dall'altra molecola trovata dai ricercatori tedeschi che si accende ancora di più la speranza del mondo intero, quella stessa molecola che applicata con cura contro gli altri tumori potrebbe essere la chiave di volta verso la guarigione. Ma parlare di un vaccino universale anti cancro, allo stato attuale delle cose appare azzardato. Ma che esista la possibilità che una forma di vaccino possa essere efficace contro il cancro è vero anche secondo Umberto Veronesi, si tratta di capire quanti sono i tumori che si possono arrestare nella loro diffusione con un vaccino. Dunque giusto ammetterlo ma sbagliato far credere che abbiamo già l'arma in mano contro tutti i tumori.
I tempi necessari per completare l'iter della sperimentazione scientifica
Secondo lo studioso italiano occorrono almeno altri 5 anni di sperimentazione scientifica prima di poter stabilire che il vaccino non solo neutralizzi la malattia ma sia anche stato in grado di evitare che questa si ripresenti. D'altro canto, lo studio tedesco su questo vaccino non è l'unica strada aperta contro la grave patologia, basti pensare alla ricerca genetica che mira ad individuare le mutazioni genetiche responsabili di gravi tumori e sul fronte della diagnostica prima e della terapia dopo, i nuovi sistemi applicati alla radioterapia che hanno come risultato l'individuazione e la cura più efficace contro quelle neoplasie già presenti nel paziente ed in ultimo, non certo in ordine d'importanza, come non ricordare il tumore a carattere ormonale. Oggi le terapie sono di gran lunga migliori e in forte sviluppo».
Entro quanto tempo potremmo abbandonare la chemioterapia e la radio?
«La radioterapia non agisce sull'organismo, ma sull'organo e quindi credo manterrà il suo ruolo come cura localizzata. Se l'immunoterapia verrà effettivamente sviluppata, la chemioterapia subirà invece una riduzione delle indicazioni».
Ed infine, un occhio al numero di persone che decede a causa di un tumore. Secondo i dati mostrati dal professor Veronesi, «Oggi muore circa il 40% di chi è colpito da tumore, anche se bisognerebbe fare un distinguo fra tipi di tumore, mentre qualche decennio fa moriva l'80%. Tutto questo è grazie alla diagnosi precoce, spinta dallo sviluppo della diagnostica per immagini. Dalla prevenzione, intesa come stili di vita, potremmo ottenere molto di più. Ad esempio eliminando il fumo di sigaretta e controllando l'alimentazione potremmo più che dimezzare i nuovi casi di cancro».

Giuliano

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