Cos’è il pianto serale e perché arriva sempre alla stessa ora
Essere genitori è un “mestiere” difficile a tutte le età, ma soprattutto per la mamma il periodo più bello, e allo stesso tempo più denso di apprensioni (spesso mal riposte), è quello da 0 a 6 fino a 12 mesi. Le motivazioni sono tante, ma una in particolare sta in cima a tutte: il pianto della propria figlia o del proprio figlio, soprattutto quando è serale e, in apparenza, senza motivo.
Forse perché i neonati cominciano ad approcciarsi alla vita un po’ come facciamo noi, ma dal loro lato.
Intanto, in assenza di altri segnali importanti, il pianto del neonato non è un segnale di allarme, non è un “problema da risolvere”. È un linguaggio. Il suo linguaggio. Il pianto serale è una fase fisiologica che accompagna i primi mesi di vita e rappresenta un modo naturale per scaricare tensioni, stimoli, stress e fatica accumulati durante la giornata.
Il pianto come decompressione: il neonato scarica la giornata
Se ci pensiamo, è ciò che accade anche agli adulti: la sera facciamo il bilancio della giornata, parliamo di più, ci lamentiamo un po’ di più con il partner. Il neonato non può raccontare la sua giornata, non può distrarsi, non può “sfogarsi” come noi. E proprio la sera — quando noi adulti siamo meno disponibili ad ascoltare — lui si fa sentire.
Durante il giorno vive un bombardamento sensoriale che noi non ricordiamo più:
luci
voci
odori
movimenti
cambi di temperatura
volti nuovi
La sera diventa il momento in cui tutto questo “troppo” deve uscire. Il pianto non è un sintomo: è una valvola. Un modo per dire: “È stata una giornata intensa, lasciami liberare un po’ di mondo.”
Il pianto serale come linguaggio corporeo: il sistema nervoso che cresce
A volte il pianto ci impensierisce, magari al punto da farci chiamare il pediatra perché non accenna a diminuire. Eppure, paradossalmente, dovremmo pensare: “Meno male che piange.”
Perché nel pianto serale c’è anche un segnale di maturazione neurologica.
Il sistema nervoso del neonato sta imparando a:
gestire gli stimoli
organizzare i ritmi
trovare un equilibrio
È un linguaggio corporeo che dice:
“Sto crescendo.”
“Sto imparando a regolare le emozioni.”
“Sto costruendo i miei ritmi interni.”
Non è un allarme. È un processo.
Il pianto come richiesta di contenimento, non di soluzione
Questa è forse la parte più suggestiva. Il pianto serale è diverso da quello della fame o delle coliche. È un pianto “animato”: braccia che si agitano, voce che cambia, corpo che cerca qualcosa.
E quel qualcosa è una presenza.
Un neonato, quando piange la sera, non sta chiedendo una soluzione tecnica. Non sta dicendo:
“Ho fame.”
“Ho male.”
“C’è qualcosa che non va.”
Sta dicendo qualcosa di molto più umano: “Sono sovraccarico. Ho bisogno di qualcuno che stia con me mentre mi regolo.” È come se dicesse: “Io da solo non riesco a calmarmi. Vieni in mio soccorso e aiutami a regolare questo momento della giornata.” Il neonato ha bisogno che un adulto contenga le sue emozioni: che gli faccia da confine, protezione, regolatore esterno. E questo contenimento passa attraverso quattro cose semplicissime:
• Braccia
Il contatto fisico è il primo linguaggio della vita. Le braccia non “risolvono” il pianto, ma dicono:
“Ti tengo.”
“Puoi lasciarti andare.”
“Non sei solo.”
Il corpo dell’adulto diventa un porto.
• Voce
La voce calma non perché spiega, ma perché regola. Il neonato riconosce:
ritmo
tono
cadenza
La voce è un metronomo emotivo.
• Calore
Il calore del corpo è un segnale primordiale di sicurezza. Dice:
“Qui sei al sicuro.”
“Qui puoi rilassarti.”
È un messaggio che passa attraverso la pelle.
• Vicinanza
La vicinanza è la forma più semplice di comunicazione non verbale. Non serve fare. Serve essere.
Dice:
“Sono qui con te.”
“Non devi affrontare questo momento da solo.”
In sintesi
Il neonato non chiede che il mondo venga aggiustato. Chiede una presenza. Non c’è un problema da risolvere, ma un’emozione da accompagnare, affinché vostro figlio o vostra figlia possa superare il piccolo caos serale che sta vivendo.
Sì, ma perché proprio la sera?
Perché la sera è un’area di confine: non è più giorno, non è ancora notte. È un passaggio. E il pianto diventa un rituale per attraversarlo:
lasciare andare la giornata
entrare nella notte
trovare un ritmo
È un rito di transizione, non un segnale di disagio.
Il pianto come linguaggio di fiducia
Un genitore apprensivo potrebbe pensare: “Se piange così la sera, forse non si sente al sicuro.”
È il contrario.
I neonati piangono di più dove si sentono più sicuri.
Il pianto serale è un atto di fiducia. Significa:
“Qui posso lasciarmi andare.”
“Qui posso essere fragile.”
“Qui posso scaricare tutto.”
È un complimento, anche se arriva in forma di pianto.
Il pianto serale è una fase: non dura per sempre
Il pianto serale è destinato a cessare. Spesso accade all’improvviso: fino a ieri piangeva, da oggi non più. In assenza di altri segnali, è semplicemente il segno che ha superato quella fase.
Un giorno, senza accorgercene, il neonato non piange più alla stessa ora. E capiamo che quel pianto non era un ostacolo, ma un ponte verso un bambino più grande, più stabile, più capace di gestire il mondo.
Maschi e femmine reagiscono allo stesso modo: perché il pianto serale è “neutro” nei primi mesi
Molti genitori pensano che maschi e femmine vivano il pianto serale in modo diverso: il maschietto più vivace, la femminuccia più tranquilla. Ma non è così.
Nei primi mesi non esistono differenze significative tra maschi e femmine nel modo in cui:
piangono
si sovraccaricano
si regolano
Il motivo è biologico: il sistema nervoso è ancora immaturo, plastico, simile per tutti.
In questa fase:
gli ormoni non differenziano il comportamento
i bisogni sono primari
la regolazione emotiva è identica
il linguaggio corporeo è universale
Il pianto serale è democratico: riguarda tutti allo stesso modo.
Quando iniziano a comparire le differenze?
Le differenze temperamentali — individuali, non di genere — emergono dopo i 6–9 mesi, quando il bambino:
sviluppa preferenze
costruisce strategie di autoregolazione
reagisce agli stimoli in modo personale
mostra tratti caratteriali
Dopo l’anno di vita, le differenze osservabili dipendono molto più dall’ambiente, dalle interazioni e dal contesto familiare che dal sesso biologico.
In altre parole: non è il sesso a determinare il modo in cui un neonato piange. È la sua storia, il suo temperamento, il suo mondo. Quindi, genitori, è del tutto ovvio che dopo una giornata di lavoro e di tensioni una volta a casa la sera tutto si vorrebbe meno che impensierirsi davanti alla propria figlia/o che piange senza sosta senza apparente motivo, ma se ci dedichiamo un po’ a lui/lei, scopriamo come possa essere bello nuotare in mezzo ai suoi pensieri offrendo quella boa di ancoraggio che il nostro neonato vuole che gli si lanci.
V I S I T E
DISCLAIMER
Nota importante Questo contenuto è pensato per informare, non per diagnosticare. Ogni persona è unica, e solo un medico può valutare la tua situazione in modo completo. Se hai dubbi o sintomi, parlane con un medico o con qualsiasi altro professionista della salute: la salute merita ascolto, competenza e cura personalizzata.
Fonti divulgative affidabili sul tema
American Academy of Pediatrics (AAP) – comportamento dei neonati e pianto
NHS (National Health Service, UK) – sviluppo precoce e pianto
UNICEF – linguaggio non verbale e relazione precoce
Harvard Center on the Developing Child – sviluppo del sistema nervoso
Zero to Three – regolazione emotiva e comportamento infantile
American Academy of Pediatrics (AAP) – sezioni sul comportamento dei neonati e sul pianto
NHS (National Health Service, UK) – informazioni divulgative sul pianto e sullo sviluppo precoce
UNICEF – materiali sulla relazione precoce e sul linguaggio non verbale
Harvard Center on the Developing Child – sviluppo del sistema nervoso nei primi mesi
Zero to Three – risorse sulla regolazione emotiva e sul comportamento infantile


Commenti
Posta un commento
Ti preghiamo di inserire sempre almeno il tuo nome di battesimo in ogni commento