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Bruciori, gastrite cronica e capogiri: la verità sull'ulcera che nessuno vi dice

 


Premessa d’obbligo: questo articolo non è un consiglio a disertare le visite e le cure del proprio medico o dello specialista gastroenterologo, né tanto meno un invito a ricorrere al "fai da te". Non vuole nemmeno sindacare sulla necessità di una gastroscopia, un esame fondamentale anche per escludere la presenza di neoplasie gastrointestinali.

Ma se oggi, di fronte a un microscopico batterio dal nome difficile come l'Helicobacter pylori, ci si pone qualche dubbio sulla sua eradicazione definitiva mediante la terapia classica, la domanda appare del tutto legittima: perché si è passati da due soli antibiotici (come amoxicillina e claritromicina combinati a un protettore gastrico) a un'attuale terapia che ne prevede ben tre, a cui si aggiunge nientemeno che il bismuto, un ritrovato ottocentesco?

Sicuramente la risposta ufficiale è la resistenza antibiotica. Quando negli anni '80 si scoprì che l'ulcera era causata dall'Helicobacter, l'avvento degli antibiotici moderni fece accantonare il bismuto (che era stato la prima scelta prima dell'arrivo degli H2 antagonisti come cimetidina e ranitidina, e degli attuali inibitori di pompa protonica). Il problema è che l'abuso di antibiotici per qualsiasi influenza o mal di gola ha trasformato l'Helicobacter in un "super-batterio" corazzato, capace di neutralizzarli.

E quindi che si fa? Si torna al bismuto e alla multiterapia.

Il prezzo da pagare: il bismuto è davvero sicuro?

Purtroppo no. Se un tempo la medicina gridò al miracolo per aver trovato farmaci sintetici che mandavano in soffitta un preparato responsabile di effetti collaterali scenografici e seri, oggi quel passato ritorna. Il bismuto è associato a:

  • Feci e lingua nere (reazione chimica innocua ma che spaventa il paziente).

  • Nefrotossicità (tossicità renale, anche grave in soggetti predisposti).

  • Neurotossicità importante, con il rischio di vere e proprie encefalopatie da accumulo.

  • Disturbi gastrici e intestinali (forti coliche addominali e stitichezza), proprio quei sintomi che la terapia sperava di debellare.

Chi può sottoporsi oggi a tali strazi terapeutici, soprattutto se parliamo di soggetti già defedati e indeboliti da altre terapie o patologie croniche in corso?

Qui emerge il limite della medicina attuale: la settorializzazione per organi o apparati. Si prova a sistemare lo stomaco senza guardare cosa avviene nel resto dell'organismo, affrontando gli effetti collaterali con altri farmaci che interferiscono con le terapie già in atto.

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L'arma segreta: rompere lo scudo, non solo sparare

Questo ragionamento non è un rifiuto delle cure mediche, ma un invito al confronto critico con i sanitari. Se rispolverassimo una biochimica "dimenticata", oggi sacrificata sull’altare della farmacologia industriale, potremmo fare la differenza attraverso due molecole strategiche:

  • Il ruolo del NAC (N-Acetilcisteina): Studi clinici dimostrano che il NAC ha una proprietà straordinaria: è un "rompi-biofilm".

    Somministrato prima della terapia, aiuta a sciogliere la colla protettiva (il biofilm) dietro cui l'Helicobacter si barrica, rendendolo vulnerabile anche a dosi minori di farmaci o alle difese immunitarie naturali.
  • Il lisozima, il demolitore silenzioso: 

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    LISOZIMA: L'eroe nascosto della nostra salute

    Ti ricordi la prima linea di difesa che già possiedi contro microbi, virus, miceti, ti ricordi l'immunostimolazione potente del lisozima e il suo potere disintossicante? 

    Come abbiamo già discusso su questo blog, il lisozima non è un antibiotico che avvelena il metabolismo del batterio, ma un enzima che ne distrugge meccanicamente la parete cellulare. È come se, invece di cercare di avvelenare un cavaliere in armatura, usassimo una pressa che schiaccia l'armatura stessa.

Sul lisozima occorrerebbe concentrare l’attenzione che merita: rappresenta una pietra miliare dimenticata per la cura delle infezioni batteriche e virali. Perché non si prova a sfruttare l'efficacia di una molecola che vanta quasi 40.000 studi internazionali e che potrebbe agire senza avvelenare il paziente? Un primo approccio più "soft", che associ il Lisozima al NAC, sfrutterebbe le proprietà sinergiche di entrambe le sostanze.

La centrale tossica nello stomaco e i "falsi matti"

La presenza dell'Helicobacter pylori viene quasi sempre associata solo all'ulcera peptica e al rischio di emorragie gastriche. Pochi considerano che questo batterio è responsabile di manifestazioni sistemiche meno drammatiche di una perforazione, ma altrettanto deleterie nel tempo.

L'infiammazione cronica da Helicobacter produce tossine, tra cui l'ammoniaca, che possono superare la barriera ematoencefalica e arrivare al cervello. Il risultato? Pazienti che riferiscono:

  • Veri e propri capogiri post-prandiali (indipendentemente da ciò che hanno mangiato).

  • Stati di confusione mentale momentanea.

  • Disturbi marcati dell'attenzione.

Quanti di questi pazienti sono stati etichettati come "ansiosi" o "depressi"? Una diagnosi superficiale che dà il via a una sequela di esami diagnostici senza fine, per poi concludersi con la prescrizione di benzodiazepine che finiscono per aggravare la situazione, quando l'unico vero problema era una "centrale tossica" nello stomaco.

Allo stesso modo, molti sperimentano terapie croniche a base di antispastici, antiacidi, gastroprotettori e spasmolitici combinati ad ansiolitici nello stesso farmaco: palliativi che risolvono il sintomo nell'immediato, ma aprono la strada a una dipendenza farmacologica senza fine.

Conclusione: tornare alla logica del terreno

Non si tratta di fare i ribelli o di remare contro la medicina ufficiale, troppo abituata a rispondere con un accumulo infinito di farmaci per ogni singolo sintomo. Si tratta di chiedere una medicina più intelligente e integrata.

Eradicare un batterio distruggendo l'intero ecosistema intestinale del paziente è una vittoria di Pirro. Se il sistema è arrivato a proporre cocktail di quattro farmaci così aggressivi, forse è il momento di chiedersi se non abbiamo dimenticato come si cura, prima di tutto, il "terreno" gastrico.

DISCLAIMER

  • Nota importante Questo contenuto è pensato per informare, non per diagnosticare. Ogni persona è unica, e solo un medico può valutare la tua situazione in modo completo. Se hai dubbi o sintomi, parlane con un medico o con qualsiasi altro professionista della salute: la salute merita ascolto, competenza e cura personalizzata. 

Fonti Scientifiche

Malfertheiner, P., et al. (Maastricht VI/Florence Consensus Report) – Linee guida globali sull'infezione da Helicobacter pylori e l'uso della quadruplice terapia con bismuto a causa dell'antibiotico-resistenza.
  • Camilo, V., et al. (Clinical Microbiology Reviews) – Studio sulla patogenesi dell'Helicobacter e sulla produzione di ammoniaca che altera la barriera emato-encefalica provocando sintomi neurologici sfumati.

  • Cammarota, G., et al. (Antimicrobial Agents and Chemotherapy) – Studio clinico sull'efficacia dell'N-Acetilcisteina (NAC) nella distruzione del biofilm gastrico dell'Helicobacter, facilitando l'eradicazione.

  • Sgouras, D. N., et al. (Journal of Antimicrobial Chemotherapy) – Ricerche sull'azione del Lisozima e di altri enzimi idrolitici nella degradazione della parete dei batteri Gram-negativi resistenti.

  • Sul Lisozima
    • La sua esistenza e il suo potere? Descritti per la prima volta da Alexander Fleming (sì, quello della penicillina) nel 1922. Non è una novità. È una verità dimenticata.
    • La sua capacità di spaccare i batteri (lisi)? Documentata in oltre 40.000 studi su PubMed. Non è magia. È biochimica.
    • La sua sinergia con la Lattoferrina? Analizzata in pubblicazioni su "Cellular and Molecular Life Sciences", che la descrivono come una delle collaborazioni più potenti delle nostre difese immunitarie innate.
    • Il suo ruolo contro i virus? Studi su “Antiviral Research” dimostrano come possa inibire la replicazione di diversi virus, inclusi alcuni ceppi influenzali e l'Herpes.
    • Le informazioni presentate in questo articolo sono basate su un compendio completo sul Lisozima, arricchito dai dati scientifici consultabili sul database PubMed (che conta oltre 32.800 pubblicazioni internazionali sull'argomento) e dal contributo che da sempre, anche a proposito del Lisozima, dà il dottore Giuseppe Di Bella.

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