giovedì 3 gennaio 2019

Cistite: l'aumento dell'acqua ingerita diminuisce il rischio nella donna





La cistite, la fastidiosa ed a volte impegnativa infezione delle vie urinarie che colpisce, per motivi sopratutto anatomici, più la donna che l’uomo con ripercussioni significative sulla qualità della vita della paziente aprendo la strada, a volte, anche a ripercussioni patologiche a carico di altri organi, può essere positivamente fronteggiata con pochi ma efficaci particolari accorgimenti. E’ infatti acclarato che le donne in premenopausa esposte periodicamente a cistiti o infezioni similari a carico del sistema urinario che assumono meno di un litro e mezzo di acqua al giorno si espongono maggiormente a infezioni di questo tipo.

Tale situazione può migliorare, riducendo il numero di ricadute nonché il ricorso agli antibiotici se le stesse pazienti aumentano la quantità di acqua oltre un litro e mezzo al giorno. Tale conclusione è afferente ad uno studio che ha riguardato una popolazione sia pure

ristretta di partecipanti, 140 donne, che soffrivano di cistiti ricorrenti, con ben oltre tre episodi all’anno. Tutte le partecipanti allo studio avevano dichiarato di assumere meno di un litro e mezzo di liquidi al giorno. Alle stesse donne è stato richiesto di assumere un ulteriore litro e mezzo di acqua al giorno in aggiunta ai liquidi assunti giornalmente nel consumo abituale, condizione questa che è durata per un anno di fila. I risultati sono apparsi subito interessanti, in considerazione del fatto che l’anno precedente allo studio, le stesse persone erano andate incontro a oltre quattro episodi di cistite all’anno, ridotto a meno di due episodi dopo l’aggiunta di liquidi come rilevato nello studio scientifico. Ovviamente questo ha comportato per le pazienti un minor ricorso agli antibiotici e, non solo, si è anche osservato che l’intervallo fra un’infezione ed un’altra si era significativamente allargato di diversi mesi.

Degno di nota infine il fatto che le partecipanti allo studio avendo assunto più acqua avevano aumentato il volume delle urine, la frequenza di minzione e ridotto l’osmolalità delleurine. Ovviamente i limiti di questo studio scientifico sono dati dal fatto che parliamo di uno studio monocentrico, ovvero, condotto da un solo centro di ricerca ed un unico gruppo di ricercatori e, quindi, non può essere comparato con studi paralleli.

Ma è tuttavia importante questo lavoro scientifico perché se è vero che la raccomandazione dei medici di fronte alle infezioni urinarie è quella di bere oltre un litro di acqua al giorno, è pur vero che la raccomandazione non poggiava su uno studio effettuato, sia pure coi limiti di cui sopra. Ne deriva quindi che aumentare l’assunzione di acqua in primis, si dimostra una strategia efficace per prevenire le cistiti ricorrenti nelle donne in premenopausa ad alto rischio che bevono scarsi volumi di liquidi. Vero è che l’assunzione di ulteriori liquidi non agisce come profilassi contro gli agenti patogeni, ma crea tuttavia le condizioni affinché non si verifichino ulteriori infezioni ed inoltre, fatto tutt’altro che trascurabile, tale strategia è sicura, economica e non favorisce la resistenza antibiotica.


  • Bibliografia

    Hooton TM, Vecchio M, et al. Effect of increased daily water intake in premenopausal women with recurrent urinary tract infections: a randomized clinical trial. JAMA Internal Medicine 178(11):1509-1515.  





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