lunedì 7 gennaio 2019

Pazienti allergici: fuori controllo il numero fra poco più di un decennio




Se ci si riflette, paragonando il numero di persone allergiche oggi a quelle di un trentennio fa, ci si accorge che i pazienti in cura per le allergie sono aumentati di numero in modo vertiginoso. E' ovvio che in tre decenni migliorano anche i metodi di indagine e relativa diagnosi di malattia al punto che molti in passato, pur essendo allergici, sfuggivano alla diagnosi, ma la verità è anche un'altra ed è tutt'altro che incoraggiante. I casi di allergia oggi sono aumentati in modo esponenziale coinvolgendo soggetti che in altra epoca, probabilmente, non si sarebbero ammalati. Di chi la colpa? Dell'inquinamento, in primis, dei cambiamenti climatici in seconda battuta.



Pare infatti che gli inquinanti dispersi nell'aria aumenterebbero il potenziale allergico dei pollini, così come, i disordini climatici che, per inciso, nel nostro pianeta si sono sempre verificati, anche quando l'uomo non aveva fatto la sua comparsa sulla terra, creano le condizioni per nuove allergie. L'evidenza più grave è rappresentata dal fatto che questi nuovi soggetti allergici si presentano con crisirespiratorie, per lo più caratterizzate da veri e propri attacchi d'asma in piena emergenza sanitaria, oppure si assiste alla stessa evidenza in soggetti già allergici con una esacerbazione dell'affezione che si manifesta in pochissimo tempo, come avvenuto in molte parti del mondo dove si sono riscontrati in periodi dell'anno non particolarmente interessati da emergenze sanitarie a questo tipo di picchi importanti che hanno reso necessario l' accesso in urgenza ai pronto soccorso.

Secondo il giornale The Guardian, ciò che lega queste urgenze sanitarie è l'inquinamento ed i cambiamenti climatici. Ne è convinto Gennaro D'Amato il maggior esperto e studioso a livello mondiale di questo fenomeno. D’Amato, insieme a Claudia Afferni, è autore dello studio dell’ISS pubblicato di recente su Annals of Allergy, Asthma & Immunology che accende i riflettori sul legame fra inquinamento, cambiamenti climatici e allergie. Rifacendosi a quanto accaduto in Australia dove si sono riscontrati ben 8.500 accessi al pronto soccorso in più in una città come Melbourne tutti interessati da grave crisi d'asma respiratoria di fatto mai accaduto prima, con questi volumi. Lo studioso ha messo in relazione il fenomeno con un altro verificatosi a Londra 25 anni fa, quando, dopo un forte temporale, avvenne più o meno la stessa cosa accaduta in Australia, con picchi anche allora di ben dieci volte superiori al normale.

Ci sono, ha spiegato lo studioso, una serie di caratteristiche comuni alle epidemie di asma, fra le quali il fatto che sono strettamente legate all’insorgenza di temporali, limitati a un periodo compreso fra la fine della primavera e l’estate quando ci sono forti livelli di polline nell’aria, ed esordiscono in prossimità dell’arrivo del temporale e con un forte aumento di concentrazione di polline.

Ne deriva che è stato elaborato uno studio che ha messo in risalto il potenziale allergico dei pollini all'interno di un punteggio per aggressività, constatando come all'aumentare dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici, aumenta anche lo stesso potenziale dei pollini.

Lo studio – afferma Claudia Afferni, ricercatore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immuno-mediate dell’ISS e autrice dello studio insieme con il Prof. Gennaro D’Amato – raccoglie per la prima volta dati che evidenziano gli effetti di alcuni inquinanti atmosferici, quali ozono, ossido nitrico, anidride carbonica e materiali particolati derivati da traffico veicolare, e alcuni stress climatici come disidratazione o repentine variazioni di temperatura e pressione atmosferica su pollini di piante allergeniche. L’analisi di questi dati rivela che molti inquinanti sono in grado di indurre nei pollini un aumento nella espressione di proteine allergeniche o di sostanze dotate di attività immunomodulatoria”.

Resta da capire a quanto ammonta il numero di persone allergiche in Europa. Secondo recenti studi parliamo di una popolazione di soggetti allergici che è prossima ai 30 milioni di pazienti fra bambini e adulti giovani, la cui età è al di sotto dei 40 anni. Ma, ciò che inquieta è un altro dato, quello che considera molto probabile che fra una quindicina di anni, in Europa l'incidenza di una qualsiasi patologia allergica sarà di una persona su due, ovvero metà della popolazione europea sarà allergica, ovviamente considerando anche le allergie minori, fatto questo tutt'altro che tranquillizzante.

Fonte: Help Consumatori

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