sabato 18 maggio 2019

Morbo di Alzheimer: la cura da una pianta

Non è per nulla una novità che in medicina, molti farmaci anche di sintesi derivino dalle piante e dal mondo vegetale in genere. La farmacologia è ricca di sostanze naturali impiegate e che, adeguatamente trattate, hanno effetti terapeutici, alcune volte pure salvavita, sugli umani. L’esempio più eclatante ci proviene dalla digitale, una pianta erbacea che anche in Italia si reperta facilmente in alcune regioni sopratutto, in Sardegna, capace, opportunamente trattata, di avere effetti curativi importantissimi d unici per il cuore.


Ma quello della digitale è solo uno dei tanti esempi che si possono fare. Tant’è che alla stregua di questa pianta ne esistono tante altre e appartenenti a specie diverse che trovano impiego in medicina. Una delle ultime scoperte che ha unito la scienza medica alla botanica, riguarda lo studio della Yerba Santa, Eriodictyon californicum, un arbusto presente in California che, anch’esso adeguatamente trattato, potrebbe avere risvolti molto importanti, se non addirittura fondamentali, nella cura del Morbo di Alzheimer.

Per prima cosa occorre sottolineare l’importanza di una cura definitiva contro questa temibile malattia, per la semplice ragione che all’aumentare della vita media, cosa che sta accadendo nel nostro Paese da decenni, aumentano i malati di Alzheimer che potrebbe divenire ben presto una piaga in fatto di costi sociali ed economici per la collettività. Ciò in quanto, la degenerazione dei neuroni potrebbe essere considerata un fatto ineluttabile all’aumentare dell’età. Ne deriva che la scienza medica è quanto mai impegnata a trovare soluzioni per questa malattia che, oltre ad azzerare la qualità della vita di chi ne soffre e spesso di coloro che si prendono cura di questi malati, è anche causa di morte prematura in quei soggetti dove la malattia ha avuto un esordio precoce. Pertanto, secondo uno studio scientifico effettuato da ricercatori del Salk Institute e riportato sulla rivista scientifica 'Redox Biology', una potente sostanza chimica neuroprotettiva e antinfiammatoria presente in questo arbusto della California, in particolare la sterubina potrebbe detenere quegli effetti neuro protettori e antinfiammatori in grado di contrastare la malattia. Potrebbe essere questa la strada più promettente contro questa temibile patologia neurodegenerativa? E’ presto per dirlo, ma la comunità scientifica non lo esclude e considera che l’utilizzo di questa sostanza naturale, insieme ad altre metodiche ed ad altri studi scientifici in atto, potrebbero mettere la parola fine all’Alzheimer.

Fonte: Pamela Maher, del Salk's Cellular Neurobiology Laboratory diretto da David Schubert


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