venerdì 17 marzo 2023

Pancia gonfia: le cause, i trattamenti e le cure per il gonfiore intestinale



Pensiamo che per un medico di base sia quasi la norma ogni giorno visitare almeno un paziente che lamenta di avere la pancia gonfia, ovvero, di sentirsi come un palloncino pronto ad esplodere o che si districa in personalissimi sintomi pittoreschi lasciati alla fantasia di ognuno. Spesso i pazienti sono così informati sul proprio disagio, per la convivenza col problema che si prolunga da mesi, se non da anni, da offrire essi stessi al medico lo spunto della diagnosi che si son fatti usando con disinvoltura termini del tipo meteorismo certi che quello è l'unico problema di cui sono afflitti.

Tuttavia, la medicina moderna preferisce non utilizzare più il termine meteorismo che rischia di essere adoperato a sproposito, quanto invece riferirsi al gonfiore, bloating in inglese, quando si fa seguito a quel malessere che da dentro le viscere causa una pressione verso l’esterno e che determina una vera e propria tensione, con la spiacevole sensazione di sentirsi pieni anche senza motivo. Mentre col termine distensione, distension, se vogliamo usare il termine anglosassone, si intende la stessa tensione che dall’interno spinge verso l’esterno ma che si accompagna anche ad un allargamento della circonferenza addominale, al punto che anche ad un semplice esame obiettivo lo stesso paziente è in grado di riferire al medico di aver quasi dovuto allargare la cintura dei pantaloni e non è una semplice sensazione ma un’evidenza, a causa dell’aumentato volume della circonferenza addominale.


Ma perché oggi si fa questa distinzione fra le due situazioni anzicchè utilizzare come un tempo il termine meteorismo che alla fine sembrava avere questo stesso significato? Per una ragione semplicissima, perché il gonfiore addominale non è detto che crei anche distensione, tant’è che potremmo anche sentirci “scoppiare”, ma se ci guardiamo allo specchio potremmo non verificare alcun aumento della circonferenza addominale. Al contrario potremmo sentire il gonfiore e accorgerci che se non allarghiamo la cintura dei pantaloni rischiamo di star male.



A questo punto, tralasciando tutte le varie classificazioni, può risultare utile sapere che di gonfiore o di distensione addominale soffre circa il 30% della popolazione italiana, almeno per quanto ci riguarda e se poi andiamo ad indagare più a fondo andando a vedere anche cosa accade in quei pazienti affetti da dispepsia funzionale, intendendo con questo termine la cattiva digestione, il fastidio post prandiale che a volte si manifesta in tanti pazienti che senza avere una patologia specifica lamentano pesantezza, eruttazione, digestione lenta, bruciore gastrico, ci si accorge che il gonfiore addominale è uno dei sintomi che accomuna tutti gli affetti appunto da dispepsia funzionale. Quindi, già da adesso, si capisce bene che si parla di un sintomo, spesso associato ad una difficoltà digestiva, ma che non sottende a vere e proprie patologie. Eppure, da questionari inviati a tutti i pazienti affetti dal disturbo, tutti erano concordi nell’affermare che fino a quando hanno lamentato il gonfiore addominale la loro qualità della vita ne ha risentito negativamente. Anche perché gli stessi pazienti, in concomitanza ai sintomi sopra accennati, spesso hanno dovuto fare i conti con la diarrea o con la stitichezza e quando anche questa condizione si fa strada nel paziente, la qualità della vita ne risente ancor di più, ovviamente in negativo.

Quali sono i sintomi e come sono variegati

Secondo le risposte ai questionari inviati dai pazienti, si nota bene che il gonfiore addominale non ha gli stessi effetti su tutte le persone intervistate. Quasi tutti lamentano che dopo i pasti diviene quasi insopportabile e la cosa che fa irritare di più il paziente è il constatare che il disturbo si è presentato anche in assenza di pasti abbondanti, insomma, a volte basta un grissino e un bicchiere d’acqua per scatenarlo. Stessa cosa dopo una frugale cena, al punto che qualcuno si è preso persino la briga di saltare uno dei due pasti principali pur di non dover brigare con questa sintomatologia. Quasi tutti però riferiscono che la notte il disturbo si attenua.

Le risposte ai questionari

Altri pazienti invece ricordano di aver lamentato il gonfiore intestinale dopo aver assunto cibi prevalentemente grassi, latticini, fibre e fra coloro che hanno risposto lamentando questa sintomatologia associata a cibi grassi, si è visto che sono le donne a lamentare maggiormente il disturbo. Quindi, una sintomatologia che non fa stare sicuramente bene, che addirittura è comprovato che peggiori la qualità della vita e, quindi, cosa ci si aspetterebbe? Che ci si rivolgesse in maggior misura al medico. Eppure, se è vero che gli studi di medicina generale sono affollati di pazienti che lamentano pancia gonfia, probabilmente a ricorrere al medico sono sempre gli stessi malati che non hanno trovato benefici dalle cure loro prestate, visto che su 100 pazienti dispeptici solo 6 vanno dal medico a cercare la soluzione, il resto si arrangia, usa qualche ritrovato farmaceutico o parafarmaceutico di fortuna, si consulta con amici o parenti e tira avanti.

Un recente studio condotto dal Gruppo Italiano di Gatroenterologia Ambulatoriale e delle Cure Primarie, riferisce che fra coloro che soffrono di gonfiore e/o distensione addominale più della metà conferma che i sintomi sono ricorrenti ed hanno un’intensità moderata, tendenti al grave per qualcuno. Così come, il 44% di loro è stitico, in pochi ammettono di soffrire di questi disturbi da più di sei mesi e a lamentarsi sono di più le donne a tutte le età rispetto agli uomini. Poi un buon 25% riferisce che il gonfiore addominale si presenta tutti i santi giorni, mentre un 30% riferisce si soffrirne più volte alla settimana ma non in maniera continuativa. La metà degli intervistati associa al gonfiore anche il dolore addominale e l’altro 50% riferisce che oltre al dolore ha eruttazioni acide, bruciore, nausea, qualche volta stitichezza. Una cosa sembra accomunare tutti. Quasi nessuno degli intervistati non ammette che il problema sia riconducibile a ciò che mangia, alcuni, 3 pazienti su dieci, è certo che a scatenare il disturbo siano i latticini e uno su quattro invece riconduce il tutto ad una dieta con legumi e cereali

A chi si rivolge il paziente?

Le strade sono tante, visto che parrebbe certo che non ci si confronta con una patologia che possa mettere a rischio la propria vita, la metà degli intervistati in effetti va correttamente dal medico, l’altra metà interpella chiunque possa offrirgli sollievo, il farmacista, il collega d’ufficio, l’erborista, il nutrizionista, la tv, quando pubblicizza farmaci spacciati per miracolosi per la pancia gonfia. Salvo poi ammettere sconsolato che se sollievo ha ottenuto, ciò è avvenuto solo transitoriamente, perché il problema si è ripresentato prepotentemente.

Come affrontare la sensazione di pancia gonfia ricorrente

Partiamo dal presupposto che un’occasionale sensazione di pancia gonfia è del tutto normale e può essere associato in effetti ad un pasto eccessivo, o ad un periodo in cui ansia e stress la fanno da padroni. Se invece il disturbo si presenta con una certa ricorrenza, come abbiamo visto sopra dal sondaggio effettuato, bisogna solo immaginare che il ricorso al medico di famiglia diventa quasi la conditio sine qua non, sopratutto quando, nonostante le prime cure, non si siano ottenuti i risultati sperati e sopratutto allora, sarà lo stesso medico di medicina generale a prevedere la consulenza di altri medici specialisti, oltre ad eventuali esami clinico diagnostici previsti.

Il primo approccio che il medico affronta è quello volto ad escludere che dietro il gonfiore o la distensione addominale possa celarsi qualche malattia da impegno d’organo, ad esempio la possibilità di eventuali masse ovariche o peritoneali, la morfologia dell’apparato digerente e la funzionalità dello stesso alterati al punto che il paziente lamenti dolore nel corso della giornata o reagisca eccessivamente e con dolore alla palpazione da parte del medico. Così come fondamentale in sede di visita sarà la presenza o la ridotta peristalsi dell’intestino anche sulla scorta dei sintomi lamentati dal paziente che può riferire, in concomitanza con la sensazione perenne di pancia gonfia, anche vomito, stitichezza o diarrea, eventuali fenomeni febbrili ripetuti, alterazioni significative del peso corporeo, periodi di stress continuo, eventuali abusi alimentari riferiti dal paziente, abuso di alcolici, abitudini di vita scorrette. Così come sarà il medico a rendersi conto in sede di visita se il paziente presenta, associato al gonfiore o distensione addominale, anche un eventuale aumento delle dimensioni di organi vicini, quali fegato, milza, possibile presenza di ittero, pallore della pelle e/o presenza di eventuali edemi alle caviglie. In presenza di uno o più sintomi o possibilità di patologie associate, sarà compito precipuo del medico predisporre eventuali esami diagnostici ed eventualmente indirizzare il paziente presso lo specialista di competenza.

Se il sintomo è dunque associato ad altre patologie, nonostante il paziente lamenti la presenza di gonfiore o distensione addominale da lungo tempo, non è escluso che si chiederà al paziente di ricordare se il gonfiore addominale lo costringa a sbottonare vestiti, allargare la cintura, se ha notato un aumento considerevole della circonferenza addominale magari misurandola. La risposta che il medico otterrà potrà orientare un primo approccio terapeutico anche limitato ad un cambiamento della dieta per un periodo limitato al solo fine di escludere eventuali alimenti che possono da soli o in associazione determinare il o i problemi.

Nel caso in cui, nonostante tale approccio diagnostico e terapeutico non si riesca a risolvere il disturbo che continua a persistere, il medico indirizzerà il paziente verso uno specialista gastroenterologo che, forte della sua esperienza clinica, avrà un approccio più diretto nello stabilire una diagnosi e successiva terapia.

Le cause della pancia gonfia

Diciamo che le cause di un gonfiore o distensione addominale di lunga durata potrebbero essere riconducibili, in assenza di altre patologie, a disturbi o patologie minori quali:
Infezioni gastrointestinali, malassorbimento (celiachia, insufficienza pancreatica), malattie infiammatorie croniche intestinali, infezione batterica o micotica intestinale,
Sono ovviamente considerate cause che richiedono un tempestivo ricorso alla diagnostica strumentale e alle analisi cliniche quelle dipendenti da patologie quali:
linfomi, Ischemia intestinale acuta o subacuta, Occlusioni intestinali subacute, Neoplasie (sintomo precoce nel carcinoma ovarico),  Ipertensione portale con ascite.

La stessa sintomatologia può ricondursi invece a disturbi del tipo:
Gonfiore addominale funzionale, Dispepsia funzionale, Sindrome dell’intestino irritabile (colon irritabile), Stipsi cronica, Sensibilità al glutine non celiaca

Al fine di meglio intendere cosa si voglia intendere per disturbo funzionale, ricordiamo che il termine viene utilizzato tutte quelle volte che su un organo incidono una varietà di fattori a partire dalla genetica che è diversa da individuo ad individuo e poiché l’apparato digerente è formato da una moltitudine di organi è probabile che ogni soggetto reagisca in maniera diversa sotto l’azione dello stress ad esempio, manifestando malattie di tipo psicosomatiche, oppure sotto la spinta del sistema immunitario o per effetti sul microbiota che merita una descrizione a parte.

Il trattamento terapeutico appropriato

Probabilmente il medico di famiglia che si imbatte su un paziente o sempre sugli stessi pazienti che si lamentano del gonfiore addominale in cuor suo non può ammettere di provare una grande soddisfazione professionale di fronte a tanti tentativi terapeutici utilizzati, ma spesso tanto infruttuosi quanto le visite che il paziente richiede in cerca di una soluzione definitiva al problema che tarda ad arrivare. Il motivo è riconducibile proprio a quella moltitudine di fattori che si riverberano su un organo complesso come il digerente, dove ogni organo può ammalarsi o subire squilibri organici interagendo su tutti gli altri e non solo. Come abbiamo visto sul digerente molti pazienti “scaricano” tensioni, ansie e stress ogni giorno individuando proprio nell'apparato digerente il proprio “organo bersaglio”, al punto che non è escluso, anzi, nella stragarande maggioranza dei casi è proprio ciò che accade, che molti disturbi al digerente, compreso il gonfiore addominale, siano di origine psicosomatica, al punto che ogni tentativo terapeutico risulti effimero fino a quando il paziente non abbia risolto le tensioni emotive che lo portano a star male col proprio intestino.

Ecco perché, in sede di visita il medico, non può non escludere gli stili di vita magari non del tutto corretti condotti dal paziente che lo aiuteranno a stilare una corretta diagnosi ed ecco perché nel farlo, a volte, non puo’ esimersi dal ricorrere a colleghi anche di altre specializzazioni o ad altri professionisti come gli psicologi o gli psicoterapeutici, compresi i medici psichiatri.

Stili di vita

Resta il fatto che spesso il paziente ricerca dal proprio medico di fiducia la risposta magica, senza rendersi conto che non può o non vuole fare nessun sforzo per cambiare le proprie abitudini di vita e non è infrequente imbattersi in malati che persistono nel seguire diete particolarmente controindicate per il loro apparato digerente, ad esempio con troppi condimenti particolarmente elaborati, oppure ricorrendo troppo spesso al cosidetto “cibo spazzatura”, fermo approdare dal proprio curante richiedendogli la panacea per i propri disturbi gastrici, gonfiore intestinale compreso. Stessa cosa vale per il caffè, sicuramente un toccasana, ma non è infrequente imbattersi in pazienti che ammettono candidamente di assumerne anche sei, sette tazzine al giorno, magari accompagnati da altrettante sigarette e che poi soffrono di gastropatie e vario titolo. Stessa cosa per i superalcolici ed infine non si può pretendere dalla medicina il rimedio a tutti i mali se poi viviamo le nostre giornate come fossimo in perenne battaglia con il mondo, quindi, intrisi di continue tensioni, ansie e stress e poi pretendiamo che sia il nostro medico di famiglia ad affrancarci da tutti i problemi che noi stessi non siamo in grado di risolvere e questo vale per tutti, in particolar modo per coloro che costituzionalmente hanno come organo bersaglio proprio il digerente.

Diete

L’ambito delle diete cui spesso demandiamo per la stesura il nostro medico di famiglia con la speranza che ci tiri fuori dal cilindro la dieta ideale, dovrebbe essere di pertinenza di un dietologo che individui in base al nostro vissuto, al nostro essere e al periodo che stiamo vivendo, quel regime alimentare ideale per cercare di affrancarci dal gonfiore addominale e non solo. Resta tuttavia interessante segnalare che recentemente nella gestione del paziente colonpatico, ad esempio, che quindi soffre della sindrome del colon irritabile con tutte le conseguenze del caso, gonfiore addominale compreso, l’identificazione dei FODMAPs, che individua la moltitudine di carboidrati a catena corta che il nostro intestino non assimila e che ha come conseguenza la produzione di gas intestinale e che da solo potrebbe essere la causa prima del gonfiore addominale. Una dieta che individui tali carboidrati eliminandoli dall’alimentazione, potrebbe anche da sola risolverci una volta per tutte il problema del gonfiore addominale. E’ ovvio che i FODMAPs sono presenti in quasi tutti gli alimenti, per cui non è possibile eliminarli tutti, ma a volte basta diminuire le singole dosi di questi carboidrati o orientarsi verso alimenti a minor contenuto, per risolvere il problema alla radice. E’ ovvio che il ricorso o meno a queste diete andrebbe fatto con il contributo dello specialista dietologo.

Attività fisica

Pare acclarato scientificamente come una corretta attività fisica che non sottoponga l’organismo a sforzi eccessivi risulti utile nell’eliminazione dei gas intestinali sopratutto se tutto ciò è associato ad una corretta dieta alimentare. Quindi risulteranno utili le camminate a passo lesto, o le semplici passeggiate o il più impegnativo Jogging. Tutto ciò, ovviamente, in assenza di eventuali controindicazioni.

I farmaci per il gonfiore addominale

Non si può negare che la medicina, grazie alla farmacologia, possieda diverse cartucce a disposizione per venire a capo del problema con i farmaci. Ciò non toglie che uno degli errori che negli ultimi anni si è fatto nell’approccio terapeutico ai disturbi del digerente, complice una scelta da parte delle Case farmacerutiche di affidare ai media la divulgazione dei principi attivi contro questa ed altre patologie, è quella di incentivare il Fai da te. Non è una scelta da poco questa nella sua negatività e ciò perché, come abbiamo visto, il gonfiore addominale e ciò vale anche per tante altre patologie, non solo può essere espressione di patologie silenti che solo il medico è in grado di individuare, per cui rischiamo di curare il sintomo lasciando la causa scatenante, ma, cosa molto importante, mai come nel caso del digerente, un farmaco che faccia bene a me, anche in presenza della stessa patologia, non significa che faccia altrettanto bene al nostro vicino di casa, in quanto c’è anche una specificità di azione farmacologica e di predisposizione individuale in ogni patologia o disturbo. Quindi conviene evitare di emulare parenti ed amici che crediamo abbiano risolto i loro problemi sol perchè la loro patologia somiglia alla nostra; spesso l’inconsapevolezza di ciò che assumiamo è foriero di eventi spiacevoli. A titolo pertanto puramente indicativo riportiamo quelli che sono i più comuni farmaci in uso nella cura del gonfiore addominale a partire dagli antibiotici quando sopratutto si sospetti un disequilibrio della flora intestinale.

Altra categoria di farmaci cui si ricorre, a parer nostro con troppa disinvoltura, sono i probiotici. Per meglio intenderci, sono quelli che un tempo venivano genericamente catalogati come fermenti lattici. E’ ovvio che hanno una funzione nel riequilibrio della flora intestinale, atteso che nell’intestino vi sono popolazioni di batteri “buoni” e “cattivi” che cercano di stare in equilibrio fra di loro tant'è che quando prevalgono i “cattivi” si sfocia nella malattia. Ecco, i probiotici dovrebbero fare in modo che l’equilibrio fra le due fazioni di batteri sia preservato. Il problema è che, al di là del fatto che non è del tutto provato scientificamente il ruolo dei probiotici, ma ci sono risultati scientifici che propenderebbero per il loro consumo, il vero problema sta nel fatto che essendo divenuta la vendita di queste sostanze un ennesimo grande business per Case farmaceutiche, laboratori di farmaci, produttori di integratori alimentari, spesso il paziente assume ceppi batterici da un produttore piuttosto che da un altro in formulazioni tanto diverse col rischio di perdere di vista l’obiettivo da raggiungere nella cura del disturbo, atteso che non tutti i probiotici contengono gli stessi ceppi di batteri “buoni”. Quello che pare sia di norma valido come scelta terapeutica, in fatto di probiotici, sembrerebbe rappresentata dai Bifidobatteri e dal gruppo dei Lattobacilli, potendo avere testimonianza di buoni effetti nella riduzione del gonfiore addominale compresi eventuali remissioni di sintomatologie dolorose a livello gastrointestinale. Un argomento a parte è quello rappresentato da farmaci o integratori a base di fibre, che solitamente è più di pertinenza della dieta laddove vi siano concomitante presenza di stitichezza che si associa al gonfiore addominale. In questo caso da associarsi o meno all’uso di lassativi in ogni loro forma, ma sempre a discrezione del medico.

L’utilizzo degli antispastici

In passato il ricorso a questa categoria di farmaci era quasi un fatto scontato. Di fronte ad un disturbo dispeptico, accompagnato o meno da gonfiore addominale, i protocolli terapeutici prevedevano l’utilizzo di un antispastico discernendo semmai le diverse formulazioni da adoperarsi. L’uso di questi farmaci a volte può risultare vincente laddove il gonfiore addominale si associ anche a dolore, sopratutto nella sovrapposizione di una sindrome del colon irritabile che in effetti causa sofferenza al paziente che ne soffra. Il tutto partendo dal presupposto che l’antispastico, riducendo le contrazioni della parete intestinale limita l’insorgenza di spasmi e quindi di manifestazioni dolorose a carico del digerente. 

Il problema è l’educazione o meglio l’ineducazione sanitaria che i pazienti hanno ricevuto, sopratutto negli scorsi decenni, da una medicina che preferiva intervenire più sui sintomi che sulle cause e il risultato è stato quello di assistere a pazienti che hanno sperimentato tutte le categorie di antispastici presenti in commercio, dall’ottilonio bromuro, alla mebeverina, passando dal pinaverio bromuro e dalla  Floroglucina e via discorrendo, ricavando sollievo da tutti, ma nel tempo da nessuno. Il motivo? L’utilizzo continuo di questi preparati, che andrebbero assunti per brevi periodi e scegliendo la molecola più adatta, è limitato nel tempo, alla lunga il rischio di concomitanza con altri disturbi di cui in precedenza non v’era presenza, è alto. Non è raro infatti il caso di pazienti che soffrivano solo di gonfiore addominale e dopo aver preso per mesi, se non per anni, gli antispastici, si ritrovano il problema originario aumentato dai sintomi di una stitichezza sempre più ingestibile. E questo perché, alla lunga gli antispastici, se da una parte riducono il gonfiore addominale aumentando la peristalsi, dall’altra e nel tempo, rischiano di ridurre la motilità intestinale e quindi del transito intestinale, esacerbando così il sintomo che dovevano inizialmente combattere.

Interessante è invece l’utilizzo, a stretto controllo medico, di quegli antispastici associati a benzodiazepine utilizzati laddove il sintomo che si vuole contrastare abbia alla radice un substrato di ansia e tensioni emotive che si riflettono sul digerente. A volte, la sola capacità di spegnere forme di ansia transitorie e leggere, è sufficiente per risolvere il problema. Ma anche in questo caso l’utilizzo deve essere limitato nel tempo, a maggior ragione per evitare che molecole associate possano esaltare gli effetti negativi di un sovradosaggio di una di esse, compresi fenomeni di dipendenza e assuefazione.

Le altre cure

Risulta quanto mai interessante il ricorso a branche della medicina diverse da quella ufficiale che negli ultimi anni hanno preso piede ed in qualche caso persino il sopravvento nei confronti di approcci terapeutici di solo tipo farmacologico, al punto da presentare una valida alternativa alla cura, in questo caso, del gonfiore addominale, con buona pace dei sostenitori ad oltranza di un unico e indiscutibile metodo di cura che è quello farmacologico.

L'Agopuntura

Quindi non possiamo fare a meno di considerare l’agopuntura. Ultimamente anche di fronte a veri e propri successi terapeutici affidati all’agopuntura si è ben visto come sia possibile, intervenendo nella comunicazione cervello-intestino, mediante l’agopuntura, ridurre le sensazioni dolorose annesse al gonfiore addominale e allo stesso gonfiore se si presenta come unico sintomo.  Così come sia quasi del tutto indubbio il beneficio ricevuto dall’agopuntura nelle dispepsie funzionali, compresa la possibilità che un certo numero di sedute riduca persino la stitichezza se questa è associata a forme dispeptiche. 

L’efficacia della agopuntura da parte della scienza è ancora oggetto di studio, aggiungeremmo che non c’è una certa letteratura scientifica che possa asserire con certezza il beneficio dell’agopuntura, ma già il fatto stesso che la medicina ufficiale debba ammettere tale efficacia in un regime di completo monopolio della farmacologia e delle Case farmaceutiche che ci stanno a capo, è più che sufficiente per poter decretare il ruolo attivo della agopuntura nei confronti di questo disturbo, se parliamo di questo. E la stessa cosa vale anche per la Fitoterapia.

La Fitoterapia

Non disponiamo di dati certi, di una corposa letteratura al riguardo che comprovi il ruolo della fitoterapia in questo malessere. Solito mantra, vale lo stesso, rispetto a quanto detto per l’agopuntura, con una differenza. Sicuramente un paziente non può apporsi gli aghi da soli, avendo bisogno del medico agopuntore, mentre a qualche malato potrebbe venire il vezzo di curarsi da solo con estratti naturali o fitofarmaci. Questo è l’errore che commettono in molti. Anche in questo caso il ricorso al medico fitoterapeuta è indispensabile, non stancandoci mai di dire che in natura esistono anche i veleni, che i derivati da sostanze naturali spesso interagiscono con i farmaci di sintesi, che una sostanza naturale avendo un principio attivo, sia pure naturale, deve essere ben dosata e ben indirizzata verso l’organo che si vuol curare. Per cui, escludendo il fai da te, anche in questo caso, ricordiamo che contro il gonfiore addominale e anche altre forme patologiche di pertinenza dell’apparato digerente, ad esempio, il colon irritabile, si potrà trarre beneficio dalla melissa, che risulta utile nel diminuire il gonfiore addominale e il dolore ad esso associato, dalla menta piperita, e dalla fumaria che pare abbiano azione anche nel lungo periodo. Scarso sembrerebbe l’apporto terapeutico di sostanze quali la aloe vera e la curcuma. Come anticipato anche per queste sostanze esistono gli effetti collaterali e quindi la sorveglianza medico-fitoterapeutica è essenziale.

Conclusione

Per concludere, abbiamo visto come l’approccio ad un sintomo a volte, ad un malessere, altre volte, come il gonfiore addominale sia complesso e come variegato sia l’approccio che il medico attuerà per cercare di giungere ad un successo terapeutico. Così come risulta quanto mai palese il fatto di come un disturbo apparentemente di facile gestione  finisca per influenzare la qualità della vita del paziente. Ne deriva che la soluzione del problema non può essere affidato, non solo al fai da te, ma neanche alla sola gestione del solo medico di famiglia, se il problema non ha trovato soluzione in tempi accettabili o se alla radice del problema si nasconde ben altra patologia. Così come, avendo più volte stigmatizzato il fatto che dietro una patologia o una affezione del digerente possono nascondersi disagi emotivi, forme di ansia cronica, persino la depressione, disturbi del comportamento e altri sintomi a sfondo psicologico se non psichiatrico, è necessario che nell’approccio a questo tipo di patologia il paziente resti disponibile a vagliare tutte quelle possibilità terapeutiche, anche multidisciplinari che come visto non sono solo di tipo farmacologico, che il medico e/o i colleghi specialisti riteranno di vagliare.

Fonte: SIMG - Società Italiana di Medicina Generale,
Clarke G, Cryan JF, Dinan TG, et al. Review article: probiotics for the treatment of irritable bowel syndrome – Focus on lactic acid bacteria. Aliment Pharmacol - Clinical trial: the effects of a fermented milk product containing - Bifidobacteriumlactis DN-173-010 on abdominal distension and gastrointestinal transit in irritable bowel syndrome with constipation. Aliment Pharmacol



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