venerdì 1 marzo 2019

Diabete: in cinque anni potremo neutralizzare la malattia

Nel volgere di appena cinque anni potremmo assistere ad un ridimensionamento di una delle malattie peggiori, tanto subdola quanto pericolosa come il diabete e passare alla gestione delle cure rivoluzionando proprio questo aspetto. Insomma, non giungeremo a cancellare la malattia che anzi è in preoccupante aumento, ma la cureremo definitivamente, quasi neutralizzandola.
Se solo pensiamo che il diabetico, lasciato al suo destino, va incontro a morte certa nel volgere degli anni per gli effetti delle malattie connesse o, nella migliore delle ipotesi, anche intervenendo nella compensazione del diabete ci troviamo di fronte ad una patologia cronica che sia pure ben trattata ha strascichi importanti anche sulla qualità della vita del paziente, la sola idea che nel volgere di un quinquennio la scienza sarà in grado di trovare soluzioni definitive nel controllo di questa patologia, capiamo bene che questa notizia ha qualcosa di veramente stupefacente. Ma quali sono questi stravolgimenti prossimi venturi?Siamo ad un passo dalla realizzazione di un pancreas artificiale in grado di rilasciare insulina, in primis, ma anche altri ormoni come il glucagone che entrano nella normale funzione del pancreas naturale. E che dire delle cellule staminali che impiantate in loco e appositamente programmate ricostruiranno le normali funzioni di produttori di insulina. Il tutto guidato da innovativi sistemi di intelligenza artificiale e sono questi gli scenari descritti da Lorenzo Piemonti, direttore del Diabetes Research Institute dell’Irccs San Raffaele di Milano, parlando a PharmaKronos a margine del congresso internazionale Attd 2019 a Berlino.
"Non posso certo dire che pancreas artificiale autonomo e staminali saranno disponibili per tutte le persone con diabete di tipo insulinodipendente, ma lo saranno sicuramente piccoli gruppi di pazienti, perche’ inevitabilmente si porranno limiti di sostenibilità e di priorità per alcuni malati". 

E spiega: "Il trapianto di isole pancreatiche ha già dimostrato sull’uomo di essere superiore a qualsiasi tipo di trattamento nella capacità di normalizzare la glicemia, per cui si può dire che un paziente trapiantato guarisce dal diabete e dal punto di vista metabolico torna un soggetto normale. Ma ciò comporta due grandi limiti rappresentati dal numero di donatori (gli organi da cadavere sono pochi e serve un sistema laborioso per estrarre le cellule) e dalla necessità di fare terapie immunosoppressiva, con i rischi che ciò comporta". “Ma c'è una rivoluzione in corso - spiega Piemonti - legata e due nuove frontiere. La prima riguarda le cellule staminali pluripotenti indotte (riprogrammate per differenziarsi in cellule che producono insulina)", al momento già testate sull’uomo negli Usa e per la prima volta in Europa, a Bruxelles, grazie a un consorzio di cui fa parte anche il San Raffaele di Milano.

Insomma, potremo dire addio ad una malattia come il diabete che fino adesso,nonostante tutte le conquiste della moderna medicina resta pur sempre una malattia il cui trattamento presenta notevoli difficoltà, se solo pensiamo che ogni cura, ogni apporto per il diabetico dovrà durare per tutta la vita del malato.

Fonte: Pharmakronos

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