domenica 4 giugno 2023

Acne: quanta ignoranza su questa malattia

 


Che lacne, sopratutto nei giovani, rappresenti un problema assai sentito è cosa nota. Ma che al contempo di fronte a questa patologia dermatologica, ci si imbatte conoscendola sempre troppo poco e male. Per evidenziare lo stato di conoscenza della malattia è stato compiuto recentemente uno studio, questa volta non volto a creare di trovare le soluzioni al problema dermatologico, ma a stabilire quanta poca conoscenza vi fosse dell’acne da parte di chi vi soffre e, chissà, anche da parte di alcuni di quelli che dovrebbero curarla.

Cominciamo col dire che l’acne vulgaris, la forma più frequente, ha un’incidenza altissima, si parla di 84 pazienti su cento che vi soffrono, contando sia gli adolescenti che ne vanno maggiormente incontro e gli adulti che, solitamente, non vi soffrono in alta percentuale. Oltre che a livello fisico, l’acne riverbera il suo peso anche a livello psicologico, al punto che molti pazienti sentono più il carico a livello psichico che la malattia arreca, che il fastidio a livello organico. Poichè sono proprio gli adolescenti coloro i quali cercano di fronteggiare il problema, cercando info di qua e di là e sperando di trovare la soluzione “fai da te”, si è constatato, grazie allo studio scientifico, che esaminando 318 pazienti affetti da acne vulgaris, (236 femmine, 82 maschi), per un mese di fila, ai quali è stato somministrato un questionario che conteneva 28 voci riguardanti il grado di conoscenza della malattia, le convinzioni che avevano gli intervistati sulla stessa e la percezione che detenevano sulla patologia, qualsiasi loro conoscenza avessero, questa era quasi sempre errata. Si è notato, infatti, che il 63,5% dei pazienti considerava l'acne una "malattia da curare" e il 96,5% riteneva che il trattamento dovesse essere somministrato da un dermatologo. L'84,6% dei pazienti presumeva che i cambiamenti nella dieta potessero ridurre o prevenire le lesioni dell'acne, mentre il 95% considerava alcuni fattori dietetici come aggravanti. Se poi si spostava l’attenzione sulle donne affette da acne, queste rispondevano che la causa della loro malattia traeva origine da disordini ormonali, così, al crescere del grado di istruzione degli intervestitati si apprendeva dalle loro risposte, che l'elevato consumo di acqua e l'aumento del consumo di frutta e verdura migliorano il grado di acne.

>Come detto, non v’era alcuna intenzione dallo studio di stabilire eventuali cure, innovative o meno, oppure, eventuali nuove acquisizioni sull’acne, visto che lo studio era semplicemente volto a comprendere come i pazienti conoscevano l’acne e il loro grado di informazione. Alla fine i risultati sono stati molto poco incoraggianti. La conoscenza complessiva dell'acne è risultata scarsa. Occorre quindi che i medici chiamati a curare la patologia si seggano intorno ad un tavolo di fronte al paziente e chiariscano con il malato ciò che si intende per acne, cosa la causi e quali sono oggi le cure. In assenza c’è il rischio che il “fai da te”, sopratutto dopo l’insuccesso di molte terapie iniziali, diventi la sola norma!

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