giovedì 10 ottobre 2013

Biancheria intima: la chimica che impregna questi capi fa male alla salute




C’è troppa chimica nella biancheria intima. Anche quando i tessuti sono a norma di legge, ci sono troppi residui di sostanze chimiche pericolose e più della metà di un campione di 40 capi (fra slip da donna e da uomo e reggiseni) presenta problemi: il colore non resiste a lavaggi e sudore, ci sono tracce di piombo o di inquinanti, talvolta tinture che possono provocare allergie. I più “bocciati” sono i reggiseni. 

Altroconsumo continua le sua analisi sui capi di abbigliamento e, dopo aver passato sotto i riflettori le maglie ufficiali degli Europei di calcio, passa ad analizzare con un test di laboratorio la biancheria intima. E trova risultati non proprio confortanti, che suggeriscono accortezze nell’uso e soprattutto nell’acquisto.

L’associazione ha portato in laboratorio 40 capi in tutto alla ricerca di sostanze chimiche eventualmente presenti: che si tratti di piombo, tossico, oppure di sostanze allergizzanti, come possono essere numerose tinture o il nichel, o di inquinanti ambientali come il nonilfenolo, la questione è che queste sostanze non dovrebbero né rimanere sui tessuti né essere rilasciate durante l’uso. Spiega Altroconsumo: “Abbiamo portato in laboratorio 40 capi intimi delle marche più diffuse. Abbiamo tagliato campioni di tessuto da ogni modello, li abbiamo lasciati dissolvere in appositi solventi e abbiamo quindi analizzato la soluzione con apparecchiature specifiche. Abbiamo inoltre messo alla prova la resistenza del colore al lavaggio e alla sudorazione. Abbiamo ricercato la presenza di sostanze chimiche, in alcuni casi vietate dalla legge, in altri consentite, ma a nostro avviso rischiose (per esempio per il pericolo di allergie) e anche alcune di cui la legge non si occupa”.


I risultati dei test di laboratorio non sono confortanti: nella biancheria ci sono sostanze ritenute dannose. In realtà, precisa l’associazione, tutti i prodotti sono risultati in regola secondo le norme di legge, ma i parametri usati dal Altroconsumo sono più severi – “ci siamo rifatti allo standard Oeko Tex, che garantisce la sicurezza dei prodotti tessili dal punto di vista di salute e ambiente” – e hanno evidenziato quattro ordini di problemi: scarsa resistenza del colore al sudore e al lavaggio, il che rende più rischiosa la eventuale presenza di tinture dannose;  presenza di una tintura che può provocare allergie; presenza in tracce di piombotracce di inquinanti che vengono rilasciati con il lavaggio e finiscono nell’ambiente.


Ci si deve dunque difendere dall’intimo? Qualche accortezza si può seguire. Intanto, preferire capi bianchi e di cotone, evitando di usare prodotti con stampe e applicazioni di plastica o vetro; non acquistare capi troppo stretti, perché sfregano la pelle; lavare i capi di biancheria prima di usarli la prima volta; non usare ammorbidenti e non eccedere col detersivo. Naturalmente, se la pelle manifesta reazioni allergiche, smettere subito di usare il capo ritenuto responsabile e consultare il medico.


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