giovedì 17 gennaio 2019

Morbo di Alzheimer: nuova molecola apre la strada a nuove cure





La ricerca volta ad una cura definitiva contro il Morbo di Alzheimer è in fase avanzata e galoppante. Da qui a ritenere che siamo vicini ad una soluzione definitiva sarebbe azzardato e poco serio. C’è però da segnalare un intervento del tutto inedito volto, se non a guarire dalla malattia, almeno a ritardarne l’esordio sopratutto rallentandone i sintomi. Lo studio è italiano e stride non poco con la decisione della Casa farmaceutica Pfizer di abbandonare ogni tipo di ricerca medico scientifica contro il Morbo di Alzheimer. Ma lo sconforto che aveva sortito tale decisione da parte del colosso farmaceutico Pfizer non deve assolutamente far ritenere che non si investa e non si studi contro questa subdola e insidiosa malattia dei nostri giorni.

Intanto occorre sottolineare un fatto importante. Se oggi la popolazione malata di Morbo di  Alzheimer è aumentata, ciò non dovrà leggersi come il segno di una sorta di pandemia da Alzheimer. Il motivo dell’aumento dei pazienti è dato da due fattori importanti. Il primo, i nuovi sistemi diagnostici cui non si disponeva appena 25 anni fa, al punto

che tanti casi che oggi si riferiscono al Morbo di Alzheimer allora venivano classificati come demenza senile. Ma con questa malattia facciamo ancor di più i conti in quanto è aumentata sensibilmente la durata di vita e le aspettativa di vita della popolazione rispetto, ad esempio, a mezzo secolo fa. Ciò significa che chi allora era potenzialmente a rischio di ammalarsi, aveva scarse possibilità di andare incontro all’Alzheimer, per la semplice ragione che non viveva tanto a lungo da vedere esordire la malattia. E in una popolazione destinata ad invecchiare e morire sempre più tardi, ben vengano tutte quelle cure che un giorno giungeranno ad affrancarci da questa temibile e tristissima condizione patologica. "Sulla malattia di Alzheimer la ricerca sta facendo grandi progressi e in questo senso il controllo della neuroinfiammazione costituisce la punta di diamante, un filone di grandissimo interesse che e a breve darà importanti risultati
(palmitoiletanolamide coultramicronizzata con luteolina), si stanno rivelando promettenti nella riduzione dell'infiammazione e del contemporaneo controllo dello stress ossidativo localizzato e quindi nel ritardo dell'avanzamento della malattia".Quindi un nuovo tassello che va ad inserirsi fra quelli già in essere da parte della Comunità scientifica e siamo portati a ritenere che la cura definitiva dell’Alzheimer è solo questione di tempo e ci sono molte aziende attive nella ricerca in neuroscienze, esistono tante case farmaceutiche che stanno lavorando, oltre a molti programmi finanziati da Comunità europea, Miur e ministero della Salute, insomma Istituti di Ricerca, Case Farmaceutiche che non ci faranno strappare le vesti, solo perché Pfizer ha detto “basta ricerca contro l’Alzheimer”!


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