domenica 10 febbraio 2019

Salmone affumicato: il prodotto in vendita è sicuro? Fa così bene alla salute come si dice?




Gli italiani prediligono il salmone affumicato più di quello fresco. Il risultato è determinato dal fatto che quello che era un piatto per ricchi, visto il prezzo di vendita che aveva un tempo, è divenuto oggi un piatto comune nelle nostre tavole, complice la caduta verticale del prezzo di acquisto. Si tratta di capire se acquistare salmone affumicato è sicuro, o ci troviamo con produttori senza scrupoli capaci di farci consumare un prodotto scadente, così come risulta interessante sapere se il contenuto organolettico di questo pesce è in linea con quanto ci hanno sbandierato negli anni, ovvero se faccia così bene alla salute come ci hanno indotto ad immaginare, oppure parliamo di un comunissimo alimento di cui poter fare tranquillamente a meno.

Secondo un’indagine condotta dal Il Salvagente sul finire dello scorso anno, che ha analizzato 10 marche diverse che distribuiscono salmone affumicato e volta a riscontare tracce di idrocarburi policiclici aromatici che sono il prodotto finale dell’affumicatura, seguita dal grado conservazione delle porzioni di pesce tagliato alla ricerca di una qualche contaminazione ed infine volta alla constatazione dello stato dell’arte a seguito dei coloranti utilizzati, primo fra tutti la astaxantina, necessaria per conferire il colore rosa al prodotto finito, il salmone affumicato venduto dai maggiori produttori è un alimento sicuro.



Resta il problema della sostenibilità in parte risolto. Perchè il salmone è un pesce carnivoro e fino a poco tempo era necessario introdurre farine di pesci per alimentarlo. Il risultato era privare il mare di più specie di pesci per ricavarne solo uno. Oggi la dieta è mista, in parte carnivora in parte vegetale compreso l’utilizzo di carotenoidi che conferiscono il classico colore rosa del pesce in commercio. Sul fronte dei benefici nutrizionistici del salmone affumicato si avanza qualche dubbio.


Gli Omega 3 del pesce”, spiega il nutrizionista Andrea Ghiselli, “da non confondere con quelli dei vegetali, sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena (25 e 26 atomi di carbonio) ed esercitano un’azione protettiva su molti fronti: sono essenziali per il corretto sviluppo delle membrane, soprattutto del sistema nervoso centrale, e sono importanti per la salute di cuore e delle arterie.Hanno però ricevuto un’enfasi forse eccessiva, che ha portato, spesso con troppa faciloneria, a ricorrere alla supplementazione anche in soggetti sani ben nutriti, che non ne avrebbero bisogno. Le quantità necessarie sono molto piccole e il consumo di due o tre porzioni di pesce a settimana, variando tra i prodotti, insieme a una adeguata assunzione di fonti vegetali di Omega 3, è più che sufficiente a garantire l’apporto necessario. Ricordiamo che i grassi del pesce, pur presenti in una certa quantità anche nelle carni, sono principalmente depositati nel sottocutaneo, per cui per aumentarne l’apporto sono preziosi quelle specie di piccola taglia che si consumano con tutta la pelle come sarde, acciughe, sgombri ecc.”.

Fonte: Help Consumatori


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