domenica 19 febbraio 2023

Terremoti: i superstiti in preda ad un disturbo post traumatico che può durare tutta la vita


 

Il terribile terremoto che ha coinvolto la Turchia e la Siria ha riproposto, se ce ne fosse stato bisogno, un tema importante che è relativo all’aspetto psicologico cui vanno incontro le scampate vittime del sisma. Vero è che lo stesso disagio che finisce con lo sconfinare in una vera e propria patologia potrebbe riguardare tutti coloro che siano rimasti coinvolti in un incidente di qualsivoglia natura, ma forse ciò che accomuna i disastri naturali in ogni loro forma è relativo al post trauma che risulta ancora più amplificato perché di norma una catastrofe naturale è un evento collettivo e a questo si ritiene si aggiunge anche quel senso di colpa inconscio che permane nei superstiti ancor di più quando a perire sono persone conosciute se non addirittura persone care. 

Un senso di colpa strisciante, incomprensibile nelle sue manifestazioni, non giustificabile, ma ugualmente difficile da superare, un senso di colpa che fa dire alle vittime, perché io mi son salvato e gli altri, un mio caro, un congiunto, un amico, no?

Solitamente i sintomi si raggruppano sotto la stessa voce, disturbo post-traumatico da stress (Ptsd) e unisce tutta quella serie di disturbi di natura psicologica derivanti da tutti quegli eventi tragici di natura ambientale subiti dalle vittime che sono riuscite a scampare alla violenza dell’evento stesso. Tale disturbo riguarda, a parere del Diagnostic and statistical manual of mental disorders, qualcosa come il 7, ma con punte anche vicine al 15% dei superstiti e spesso diviene materia vera e propria per psicologi, psicoterapeuti e fin’anche psichiatri, anche perché il malessere che accompagna le vittime, se trattato, ha possibilità di essere superato, se non trattato o nei casi resistenti ai trattamenti, rimane una presenza ingombrante, una cicatrice sempre aperta per tutto il resto della vita di chi ne è colpito.

Tale disturbo si riflette sui superstiti con un abbassamento delle capacità cognitive e sopratutto con insonnia o difficoltà di addormentamento se non addirittura una qualità del sonno molto, molto scarsa. Le testimonianze di coloro che sono rimasti vittima di disastri naturali narrano di un sonno costellato da continui risvegli, spesso in preda ad incubi e una performance della giornata, grazie a questa qualità scadente del sonno, quasi devastante. E’ ovvio che non tutti reagiscono allo stesso modo, c’è chi e parliamo di quasi l’80/85% dei superstiti,  metabolizza in fretta il lutto e torna ad una vita, via, via, normale, il problema è per quel 15% di persone che non riescono ad uscire fuori dal tunnel derivante dal disturbo post traumatico. 

Si è pure potuto dimostrare con la risonanza magnetica che le conseguenze di un trauma di quella portata ha riflessi psicologici ma sopratutto organici e si è infatti visto che una zona del cervello, l’ippocampo, deputata alla formazione della memoria e quindi delle idee e di tutto quanto attiene al pensiero, risultava danneggiato nelle dimensioni, ovvero, lo si è riscontrato di dimensioni al di sotto del normale. Ciò ha comportato, in successivi studi realizzati, che i soggetti in tali condizione, avevano una qualità dell’apprendimento, sopratutto nei giovani, più difficoltosa rispetto a coloro il cui ippocampo era delle dimensioni normali. In successivi esperimenti cui si sono sottoposti i giovani che avevano riportato tali danni si è visto che in loro veniva a mancare la velocità di decisione, la strategia delle loro scelte nel raggiungimento del compito loro assegnato, oltre ai disturbi del sonno cui si è accennato. A questo punto si è potuto constatare che sia le dimensioni ridotte che lo svolgimento negativo delle attività assegnate alle vittime del disturbo erano ascrivibili tutte alla scarsa qualità del sonno che interferiva negativamente sulle performance dell’individuo nelle attività diurne.

Diventa pertanto prioritario per tutti coloro che siano rimasti vittime di catastrofi naturali ma che hanno avuto la “fortuna” di restare vivi, di intraprendere immediatamente tutti quei controlli medici e psicologici al fine di intervenire immediatamente sulla correzione dei disturbi che il post trauma ha determinato.

Fonte: CNR



Nessun commento:

Posta un commento

Ti preghiamo di inserire sempre almeno il tuo nome di battesimo in ogni commento