AGGIORNAMENTO 2026
A qualcuno è capitato. Ne ha parlato con amici e parenti, e loro hanno stentato a credergli. Eppure è così: c'è chi improvvisamente perde la capacità di avvertire i sapori. Non è raro come si pensa, ma se ne parla poco. Spesso perché il fenomeno è transitorio – passa da solo e la persona torna alla normalità.
Perdere i sapori non è una maledizione divina, siamo d’accordo, ma può incidere sulla qualità della vita, mangiare senza sapore toglie il gusto di farlo e non si vede l’ora che tutto si risolva e spesso tutto torna a posto nel breve periodo.
Ma quando non passa?
Ecco il dramma, quando il cibo diventa una poltiglia insapore, quando il vino sa di acqua calda, quando il profumo della persona amata svanisce nel nulla? Allora non è più un fastidio. È un problema serio. E merita una risposta seria.
Che cos'è l'anosmia (e perché non è solo "non sentire gli odori")
L'anosmia è la perdita completa dell'olfatto. La iposmia è una riduzione parziale. E la disgeusia è l'alterazione del gusto – quella sensazione fastidiosa di sapore metallico o amaro in bocca anche quando non si mangia nulla. Insomma, degli attentati a tutti gli effetti al nostro modo di alimentarci e di apprezzare gli aromi e i profumi della vita.
Ma ecco la cosa che molti ignorano: quello che chiamiamo "gusto" è in gran parte olfatto.
Prova a tenerti il naso mentre mangi una caramella. Senti solo il dolce. Appena lo rilasci, ecco che arriva l'aroma. I recettori sulla lingua captano solo dolce, salato, amaro, acido. Tutto il resto – il profumo del caffè, la fragranza della fragola, il sentore del formaggio – arriva dal naso .
Per questo chi perde l'olfatto spesso dice "non sento più i sapori". E ha ragione. L’esperienza nella vita ce la siamo fatta eccome, pensiamo al banale raffreddore, al di là di tutto, ci passa la fame, perché? Per la semplice ragione che non avvertiamo più alcun sapore e, odore.
Perché succede? Le cause (alcune vi sorprenderanno)
Le cause della perdita di olfatto e gusto sono molteplici. Vediamo le principali.
1. Le infezioni virali (e il COVID ha cambiato tutto)
La causa più comune, oggi, è il COVID-19. Fino al 60% dei pazienti nella fase acuta ha perso olfatto e gusto. Per la maggior parte è tornato in poche settimane. Ma per il 10-20% è persistito oltre il primo mese. E per alcuni – troppi – è durato anni. Ma non è solo COVID.
Anche l'influenza, il raffreddore comune, le sinusiti possono danneggiare i nervi olfattivi. In un caso su quattro di iposmia o anosmia, la causa è un'infezione virale delle vie respiratorie
2. Il trauma cranico (subdolo, perché te ne dimentichi)
Un colpo alla testa – anche un incidente automobilistico apparentemente lieve – può recidere le fibre dei nervi olfattivi mentre attraversano l'osso del cranio. Spesso la persona non collega la perdita di olfatto al trauma, perché magari sono passati mesi.
3. L'età (nessuno te lo dice, ma succede)
Dopo i 60 anni, l'olfatto inizia a declinare. Dopo i 70, il declino è sostanziale. La capacità di rigenerare le cellule olfattive rallenta. Non è una malattia. È fisiologia. Ma nessuno te lo spiega, e tu pensi di essere malato.
4. Le carenze nutrizionali (lo zinco, quella sostanza naturale troppo spesso dimenticata)
La carenza di zinco è una delle cause più frequenti di disgeusia. Questo minerale è essenziale per il corretto funzionamento dei recettori gustativi. Anche la mancanza di vitamina B12, ferro e acido folico può alterare la percezione dei sapori.
5. I farmaci (l'effetto collaterale di cui nessuno parla)
Numerosi farmaci di uso comune possono alterare gusto e olfatto: alcuni antibiotici (metronidazolo, claritromicina), i chemioterapici, gli ACE-inibitori per la pressione, le statine, i farmaci anti-Parkinson.
La buona notizia? Di solito è reversibile con la sospensione.
6. Le malattie neurologiche (il campanello d'allarme)
E qui arriviamo alla parte più importante. La perdita dell'olfatto può essere un sintomo precoce di malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. Secondo la Mayo Clinic, le persone anziane che perdono completamente l'olfatto – soprattutto se non se ne accorgono – hanno una probabilità quasi del 100% di sviluppare un grave disturbo neurodegenerativo entro cinque anni. Insomma, potrebbe essere un fatto predittivo.
Non è detto che sia così per tutti. Ma è un segnale da non ignorare.
E la medicina naturale?
Cosa dice la scienza
Oltre allo zinco, la natura offre altre sostanze che possono supportare il recupero di olfatto e gusto. Vediamo quali hanno evidenze scientifiche.
Aglio (Allium sativum) – Il più promettente
Uno studio giordano del 2024 su 388 pazienti COVID ha mostrato che il 40,7% dei consumatori di aglio è guarito dall'anosmia entro 11-15 giorni, e il 35,3% entro 6-10 giorni. Lo studio ha rilevato una correlazione inversa debole ma significativa: chi consumava aglio tendeva a recuperare prima. Come si usa? Secondo la tradizione ayurvedica, si possono far bollire 4-5 spicchi d'aglio schiacciati in una tazza d'acqua e bere il liquido due volte al giorno. Attenzione: lo stesso studio NON ha trovato correlazione tra aglio e recupero del gusto (disgeusia). E l'aglio in alte dosi può irritare le mucose.
Ginkgo biloba – Il protettore neuronale
Uno studio su modello animale (topi con anosmia indotta) ha dimostrato che il Ginkgo biloba ha un effetto antiossidante e neuroprotettivo sull'epitelio olfattivo. Il meccanismo? Il Ginkgo agisce come scavenger di radicali liberi, proteggendo i neuroni olfattivi dallo stress ossidativo. Lo studio ha mostrato che il danno neuronale peggiorato dal desametasone (un cortisonico) veniva ripristinato dalla combinazione con Ginkgo. Evidenza: moderata, su modelli animali. Servono studi clinici sull'uomo.
Vitamina A (retinoide) – Per via nasale, non orale. Quindi in gocce, pomata nasale o in preparazione galenica. La vitamina A è essenziale per la rigenerazione dell'epitelio olfattivo. Uno studio del 2017 ha suggerito che la vitamina A intranasale potrebbe essere utile per l'anosmia post-infettiva. Ma attenzione: non la vitamina A per via sistemica (orale). In questo caso parliamo di assumere La vitamina A per via nasale che esiste in tre forme:
Gocce e pomate da banco (Rinopanteina, Rinocusi): utili per idratare e proteggere la mucosa, ma concentrazione bassa.
Preparazione galenica (su ricetta): 10.000 UI per dose, la stessa usata negli studi clinici per l'anosmia. Non si trova in commercio già pronta: serve un farmacista preparatore e la prescrizione del medico.
Importante: La vitamina A intranasale non sostituisce l'olfactory training, lo affianca. E non va mai usata senza controllo medico, soprattutto ad alte dosi. NON ha mostrato benefici in uno studio randomizzato del 2012. La via di somministrazione conta.
Zenzero (Ginger) – Il tradizionale che ha senso
Lo zenzero è tradizionalmente usato per stimolare olfatto e gusto. La medicina ayurvedica lo consiglia per le sue proprietà espettoranti naturali (libera le vie nasali), antimicrobiche (combatte le infezioni) e per il suo aroma potente (stimola i recettori olfattivi). Come si usa? Masticare un pezzetto di zenzero fresco o aggiungerlo al tè. L'evidenza è principalmente tradizionale e aneddotica, ma a basso rischio può valere la pena provarlo.
Acido alfa-lipoico (ALA) – Cosa non funziona
Uno studio randomizzato controllato del 2024 su 128 pazienti con perdita di olfatto post-COVID ha dimostrato che l'ALA non aggiunge alcun beneficio rispetto al solo olfactory training. Entrambi i gruppi (ALA + training vs placebo + training) sono migliorati significativamente, ma senza differenze tra i due gruppi [13]. Conclusione: non buttare soldi in integratori di ALA per l'anosmia.
| Evidenza | Raccomandazione | |
|---|---|---|
| 🧄 Aglio | Studio osservazionale su 388 pazienti (2024) – recupero più rapido | ✅ Promettente, a basso costo |
| 🌿 Ginkgo biloba | Studi su modello animale – neuroprotettivo | 🔄 Interessante, ma servono studi umani |
| 💊 Vitamina A (intranasale) | Studio retrospettivo (2017) – possibile beneficio | 🔄 Da valutare con medico |
| 🫚 Zenzero | Medicina tradizionale – aneddotico | ⚠️ A basso rischio, ma non dimostrato |
| ⚗️ Acido alfa-lipoico | RCT negativo (2024) – nessun beneficio aggiuntivo | ❌ Sconsigliato |
Cosa fare? La diagnosi
Se la perdita persiste oltre due settimane, è il momento di consultare un medico. Meglio ancora: un otorinolaringoiatra.
La valutazione include:
• Un esame obiettivo del naso (per cercare polipi, infiammazioni, ostruzioni)
• Test olfattivi standardizzati (ti fanno annusare varie sostanze e chiedono di identificarle)
• A volte, una TC o una RM della testa per escludere tumori o fratture.
Le terapie: cosa funziona (e cosa no)
La buona notizia è che la ricerca è in fermento. Negli ultimi anni sono emerse terapie nuove e promettenti.
1. L'olfactory training (la fisioterapia del naso)
È il trattamento di prima linea, validato da decine di studi. Consiste nell'annusare due volte al giorno quattro odori diversi (tipicamente rosa, limone, chiodi di garofano ed eucalipto) per circa 10 secondi ciascuno, per almeno 12-16 settimane.
Funziona? Sì, in circa il 26% dei pazienti. Se abbinato a risciacqui nasali con corticosteroidi, il tasso di recupero sale al 50%.
In Italia, all'ospedale San Giovanni di Roma, è stato sviluppato uno "sniff-test" con odori tipicamente italiani (agrumi, pesca, caffè, cioccolato, fontina, parmigiano) abbinato a un integratore antinfiammatorio (PEALut). I dati preliminari mostrano che i pazienti in trattamento recuperano il 100% in più rispetto al solo training
2. Le nuove frontiere farmacologiche
• Plasma ricco di piastrine (PRP) : si preleva il sangue del paziente, si concentrano le piastrine e si iniettano nella fessura olfattiva. Uno studio del 2025 ha mostrato che dopo un anno, l'87% dei pazienti trattati con PRP ha avuto un miglioramento clinicamente significativo.
•
Teofillina: un farmaco usato per l'asma, che sembra promuovere la rigenerazione neuronale. Uno studio del 2025 su pazienti con anosmia traumatica ha mostrato miglioramenti significativi.
• Vericiguat: un farmaco per lo scompenso cardiaco che, in uno studio pilota del 2025, ha migliorato soglia, discriminazione e identificazione degli odori.
3. La stimolazione elettrica (sembra fantascienza, ma funziona)
Uno studio italiano del 2025 ha mostrato che il 63% dei pazienti con anosmia persistente ha recuperato completamente dopo 10 sessioni di stimolazione elettrica transcranica combinata con olfactory training.
Il Long Covid e i dati che fanno riflettere
Uno studio dell'Ohio State University (marzo 2026) ha testato oggettivamente 60 pazienti con Long Covid. I risultati:
• 65,5% con alterazioni dell'olfatto
• 53,4% con problemi uditivi
• 31,6% con disturbi dell'equilibrio
• 19,1% con deficit cognitivi ("nebbia mentale") La cosa interessante? I sintomi soggettivi riferiti dai pazienti non sempre corrispondevano ai deficit misurati. Per questo servono valutazioni oggettive.
Cosa puoi fare subito (senza andare dal medico)
1. Olfactory training: prendi 4 odori (caffè, chiodi di garofano, limone, eucalipto). Annusa ogni odore per 10 secondi, due volte al giorno. Per 3-6 mesi.
2. Integratori: se sospetti una carenza di zinco o vitamina B12, parlane con il medico. Non automedicarti. Per l'aglio o lo zenzero, puoi provare ma con cautela.
3. Igiene orale scrupolosa: a volte la disgeusia è solo una gengivite o una candidosi.
4. Non fumare: il tabacco peggiora tutto.
Quando preoccuparsi (davvero)
Corri dal medico subito se la perdita di olfatto:
• Insorge improvvisamente
•
È accompagnata da sintomi neurologici (debolezza, problemi di equilibrio, difficoltà a parlare o deglutire)
• Segue un trauma cranico, anche lieve.
Conclusione
La perdita di olfatto e gusto non è solo "un fastidio". Può essere il segnale di qualcosa di serio – o l'occasione per scoprire una cura che non sapevi esistesse.
Fino a pochi anni fa, le opzioni erano poche: "si abitui". Oggi no. Oggi c'è l'olfactory training, c'è il PRP, ci sono trial clinici, c'è la stimolazione elettrica. E ci sono anche rimedi naturali come l'aglio e il Ginkgo biloba, che hanno evidenze interessanti – anche se non definitive. L'aglio, in particolare, è la sostanza naturale più promettente, con uno studio recente che mostra un recupero più rapido dall'anosmia.
Il Ginkgo biloba ha evidenze interessanti ma solo su animali. L'acido alfa-lipoico, invece, non ha mostrato benefici.
E il training olfattivo resta sempre il primo passo
Se sei tra quelli che hanno perso i sapori – e nessuno vi ha mai dato una risposta – sappi che la risposta, oggi, esiste. Forse non per tutti. Ma per molti sì. Non accontentarti di "non sentirli più".
Chiedi. Cerca. Insisti. I sapori della vita meritano di essere assaporati.
Questo argomento l'avevamo accennato nel lontano 2012. Lo riscriviamo oggi perché è più attuale che mai – specie dopo che il COVID ha portato l'anosmia al centro dell'attenzione.
V I S I T E
DISCLAIMER
Nota importante Questo contenuto è pensato per informare, non per diagnosticare. Ogni persona è unica, e solo un medico può valutare la tua situazione in modo completo. Se hai dubbi o sintomi, parlane con un medico o con qualsiasi altro professionista della salute: la salute merita ascolto, competenza e cura personalizzata.
Fonti scientifiche
Santagostino Imola. "Disgeusia: cos'è, cause e come risolvere l'alterazione del gusto". Marzo 2026
[2] MSD Manuals. "Perdita dell'olfatto". Marzo 2025
[3] Klarity Health Library. "Rehabilitation Of Post-Covid Anosmia: Olfactory Training And Beyond". Marzo 2026
[4] Mayo Clinic. "Evolving approaches to anosmia: novel therapies and research focus on smell loss". Marzo 2026
[5] Alharbi A, et al. "Vericiguat Enhances Olfactory Function in Post-Infectious Anosmia". Am J Rhinol Allergy. 2025
[6] Health and Family. "Scent of Hope: New Frontiers in Treating Persistent Smell Loss". Gennaio 2026
[7] Il Farmacista Online. "All'ospedale San Giovanni di Roma lo 'sniff-test' per recuperare olfatto e gusto dopo il Covid". Gennaio 2026
[8] Chiang YF, et al. "The Effect of Oral Theophylline on Traumatic Anosmia". Ear Nose Throat J. 2025
[9] Sanità Informazione. "Long Covid, alterazioni sensoriali e nebbia mentale". Marzo 2026
[10] Studio giordano su aglio e anosmia post-COVID (2024) – citato in Health and Family
[11] Studio su Ginkgo biloba e neuroprotezione olfattiva (modello animale) – citato in Health and Family
[12] Studio su vitamina A intranasale per anosmia post-infettiva (2017) – citato in Health and Family
[13] RCT su acido alfa-lipoico e training olfattivo (2024) – citato in Health and Family
[14] Klarity Health Library (come sopra)
[15] Il Farmacista Online (come sopra)
[16] Mayo Clinic (come sopra)
[17] Chiang YF, et al. (come sopra)
[18] Alharbi A, et al. (come sopra)
[19] Studio italiano su stimolazione elettrica transcranica (2025) – citato in Health and Family
[20] Sanità Informazione (come sopra)
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