domenica 16 agosto 2015

Diabete: addio aghi per insulina e per la misurazione della glicemia





Il diabete, è omai considerata una vera emergenza sanitaria. In Italia nello specifico, quasi il 5% dell’intera popolazione ha a che fare con questa grave patologia, almeno facendo conto sui dati in possesso degli Organi sanitari, perché ci riferiamo a pazienti che hanno già avuto una diagnosi di diabete e ne stanno seguendo i percorsi terapeutici, ma c’è un dato se possibile, ancora più allarmante.

Visto che il diabete è una malattia che per anni resta nascosta presentando sintomi che spesso sono confusi, molti malati che non si siano sottoposti ai pur semplici esami del sangue, non sanno di essere già affetti dalla malattia. Tale riscontro è ancora più inquietante visto che pare esistano qualcosa come un milione di malati che non sanno di esserlo. I dati ci provengono da Diabete Italia, che nel divulgarli ci avverte di un altra ancor più preoccupante acquisizione.



In Italia esistono infatti due milioni e 600 mila persone affette da diabete, che pur sottoponendosi ai protocolli terapeutici, per tutta una serie di ragioni, non riesce a mantenere la glicemia nella norma e parliamo di quei pazienti per lo più affetti o che stanno per ammalarsi della forma di diabete cosiddetto di tipo 2.

In questa sede non parleremo delle ultime acquisizioni nello studio e nella cura della grave malattia metabolica. Ci soffermeremo su un altro aspetto, apparentemente meno importante ma nei fatti forse importante come tutte le altre notizie che concernono la malattia. Parleremo di un nuovo procedimento di somministrazione dell’insulina, in pazienti insulino dipendenti che manderà in soffitta l’ago in qualsiasi forma utilizzato. La notizia è ancora più straordinaria in quanto l’ago non verrà a breve più usato nè per la somministrazione del farmaco, né tanto meno per la determinazione della glicemia, la nota punturina nel polpastrello per ricavarne una goccia di sangue da analizzare. Quest’ultimo aspetto riguarda anche i pazienti non insulino dipendenti. 

Di tutto ciò se ne è discusso su Proceedings of the National Academy of Sciences ed in quella sede si sono affrontati i termini di questa imminente scoperta, definita “cerotto intelligente” che applicato sulla pelle avverte l’aumento degli zuccheri nel sangue e rilascia quantità di insulina calibrate che in qualche modo ripropongono la via naturale di escrezione di insulina nel paziente sano. Insomma, una sorta di insulina fisiologica pure nel soggetto ammalato. Questo cerotto si chiamerà smart patch sarà piccolo, quadrato e non più grande di una monetina: tutta la sua superficie è coperta da più di un centinaio di minuscoli aghetti, grandi come una ciglia e comprensivi di un’unità che contiene l’insulina ed enzimi che rilevano la concentrazione di glucosio. Si alzano i livelli nel sangue? Gli aghetti rilasciano il loro contenuto che entra subito in circolazione.


La scoperta nei topi ha avuto un successo entusiasmante, sia pure nel trattamento del diabete tipo I. Considerato che i topi, secondo gli scienziati, hanno una sensibilità ridotta dell’insulina rispetto all’uomo e che in questi animali l’efficacia del cerotto è durata non più di nove ore, si prevede che il ritrovato applicato all’uomo potrebbe essere applicato e non più tolto per quasi una settimana. 

Prima di passare a pazienti umani ovviamente ci vorrà del tempo, ulteriore ricerca pre clinica e poi finalmente i trial clinici. Ma le premesse sono incoraggianti, e fanno ben sperare quei 387 milioni di persone che in tutto il mondo soffrono di diabete. Un numero che si prevede non farà che aumentare negli anni, raggiungendo i 592 milioni di pazienti entro il 2035. Da considerare che il particolare strumento messo a disposizione della Comunità Scientifica sarà costituito da materiali atossici e biocompatibili e sarà calibrato in base alle caratteristiche, condizioni e tipo di paziente da trattare anche in funzione del suo peso corporeo fin’anche alla sensibilità che lo stesso malato abbia dimostrato nei confronti dell’insulina. A differenza delle iniezioni, poi, il patch toglie il rischio dell’errore umano durante l’iniezione. 


“Iniettare la quantità sbagliata di medicinale può portare a complicazioni gravi come cecità e amputazione degli arti”, conferma John Buse dell’Università della North Carolina, co-autore senior della pubblicazione. “Nei casi peggiori si può arrivare al coma diabetico e alla morte”.


Come viene rilasciato l’ormone nel sangue? 


All’aumento della glicemia il glucosio in eccesso si affolla nelle vescicole artificiali e viene convertito in acido gluconico dagli enzimi, consumando ossigeno durante il procedimento. A quel punto l’ipossia, ovvero la mancanza di ossigeno, fa diventare idrofiliche le molecole idrofobiche di 2-nitroimidazolo, la vescicola si disgrega e l’insulina raggiunge il sangue attraverso i capillari”, hanno dichiarato i ricercatori. 



Il particolare patch va ad aggiungersi ad un’altra recentissima acquisizione di Sanofi, importante Casa farmaceutica, che ha studiato l’insulina cosiddetta inalabile, anche questa nella stessa direzione del primo ritrovato, affrancare il paziente non solo dagli aghi, ma dalla somministrazione imprecisa di insulina che fino adesso caratterizza la somministrazione della sostanza nei diabetici.


Fonte:  Creative Commons Attribuzione

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