lunedì 10 dicembre 2012

Mesotelioma: una speranza per il vaccino contro il tumore associato all'amianto

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Si chiama mesotelioma ed è uno dei più gravi tumori dipendenti dal contatto diretto e continuo con l’amianto. Proprio la consapevolezza che tale materiale è in grado di dare origine alla gravissima neoplasia, ha fatto si che ovunque vi sia presenza di tale materiale, lo stesso venga al più presto allontanato. A rendere ancora più insidioso l’amianto è anche la possibilità di contaminarsi con le polveri di questo metallo ed il tumore cui il soggetto sottoposto all’azione di tale materiale va incontro è ritenuto oggi fra i più terribili in assoluto.

Tuttavia la buona notizia è rappresentata dal fatto che pare profilarsi all’orizonte la possibilità che dal mesotelioma, fin’adesso considerato una delle neoplasie a più alta aggressività e per questo incurabili, si possa guarire con un vaccinoSiamo ancora nell’ambito della sperimentazione, visto che ci riferiamo ad uno studio svolto su dieci pazienti olandesi che avrebbe dato incoraggianti risultati immediatamente pubblicati sull’ American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine.

L’inedito vaccino conta sulla possibilità offerta da alcune cellule, definite dendritiche che, pur non svolgendo attività fagocitarla e dunque non possedendo la capacità di inglobare agenti estranei, batteri compresi, detengono invece un’altra caratteristica, quella di distruggere eventuali agenti che attentino all’integrità di tessuti e organi quali, pelle, polmoni, stomaco ed intestino. Secondo il lavoro svolto dagli scienziati olandesi, formando un complesso costituito da tali cellule ed un antigene tumorale, è possibile provocare nell’organismo malato di mesotelioma una risposta immunitaria tale da farci sperare in una remissione dei sintomi. A ciò sarebbero giunti i ricercatori dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam che hanno inoculato tale vaccino nella popolazione di pazienti che si erano sottoposti allo studio, col risultato che si è giunti ad un declino del tumore in almeno un caso su tre, a poca distanza dal primo trattamento farmacologico.
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La ricerca sarà ancora lunga e laboriosa e durerà anni, prima di poter gridare “al miracol “, una cosa è però certa, al di là degli iniziali benefici riscontrati nei pazienti, non si sarebbero osservati, almeno fino adesso, effetti collaterali ritenuti dai ricercatori di particolare rilievo e questo è sicuramente un buon segno!


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