domenica 9 aprile 2023

Mal di testa: altro focus su questo penoso disturbo

 



Torniamo a parlare di mal di testa e stavolta lo facciamo con un focus riguardo le due importanti manifestazioni che contraddistinguono questo disturbo, ovvero la cefalea e l’emicrania. Consideriamo entrambe le affezioni stavolta come patologie, visto che la scienza oggi preferisce considerarle più malattie che sindromi e parlando di cefalea, ad esempio, si resta sbalorditi apprendendo il numero di pazienti che ne sono affetti.

Infatti, si contano ben un miliardo di persone affetti da cefalea in tutto il mondo, al punto da far assurgere la cefalea quale terza malattia più diffusa al mondo. Nel novero includiamo anche l’emicrania visto che molti studiosi la inseriscono come sottogruppo della cefalea anche se ha sintomi e trattamento a volte a sé stante.

La cosa inquietante è che nonostante il numero da capogiro di soggetti affetti, molti sfuggono ancora al controllo, al punto che il numero di pazienti è persino sottostimato e la dimostrazione di ciò ce lo danno gli stessi pazienti che si misurano con questa patologia ma ne curano solo i sintomi per lo più il dolore nelle fasi di esacerbazione della patologia. Il risultato è che curando i sintomi e non indagando sulla malattia si rischia di far cronicizzare il tutto, al punto che la cefalea rischia di diventare nel tempo una malattia sistemica, ovvero che coinvolge anche diversi organi e apparati.

L’indagine che è stata condotta dal Censis, mirava proprio a studiare il comportamento dei cosiddetti cefalalgici, ovvero, se erano al corrente della loro malattia, se la diagnosi proveniva da un medico di famiglia o da uno specialista o se infine vigeva anche stavolta il famoso Fai da Te. Per far ciò si è scelta una popolazione di 695 pazienti con un’età compresa fra i 18 e i 65 anni, che lamentavano emicrania a frequenza media/moderata (da 4 a 9 giornate di emicrania al mese), alta (da 10 a 14 giornate al mese) e affetti da emicrania cronica. Ad essi è stato associato un campione di 129 pazienti affetti da cefalea a grappolo, distinti tra pazienti con crisi episodiche e croniche.

Il 18,3% dei pazienti sono uomini, l'81,7% donne. L'età media è piuttosto bassa: il 20,3% va da 18 a 34enni, il 37,1% è composto da 35-44enni, il 30,6% da 45-54enni, l'11,9% da 55-65enni. Il 67,3% risulta coniugato/convivente, mentre i celibi/nubili sono poco più di un quarto.

Questi gli altri risultati

La cefalea ha un esordio, generalmente, intorno ai 22 anni di età del paziente che comincia ad avvertire i primi sintomi, le donne sono quelle che vanno dopo dal medico rispetto agli uomini. Il motivo del ritardo dal farsi fare una diagnosi precisa e approfondita è riconducibile al fatto di non conoscere o rifiutare di sapere che il mal di testa che diventa una costante nella loro vita, non solo può essere la spia di altre malattie, ma sopratutto può aprire la strada che sfocia in altre malattie anche impegnative da trattare. Eppure, convivere con cefalea o emicrania è tutt’altro che semplice, basti pensare che non c’è attività quotidiana che non risenta della malattia con ricadute negative sulla propria attività professionale e persino sulla propria psiche.

Secondo il Censis:

"L'emicrania porta con sé ingenti oneri di tipo psicologico. Il 70% circa ammette di non riuscire a fare nulla durante l'attacco e il 58% vive nella paura costante dell'insorgenza dei sintomi. Una quota rilevante manifesta un forte sentimento di solitudine: quasi il 90% ritiene che la patologia sia socialmente sottovalutata; il 66,2% che nessuno capisca davvero il livello di prostrazione che essa provoca e ne sottovaluti l'invasività; il 49,9% si ritiene vittima di uno stigma sociale. La famiglia rappresenta la prima (e in grande parte l'unica) sponda nell'assistenza al malato nei momenti di crisi."

Fonte: Censis

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