martedì 31 luglio 2012

Asprina: e se non proteggesse dall'infarto?



C’è una certa rivoluzione nel mondo scientifico a proposito dell’importanza dell’acido acetilsalicilico, la comune Aspirina, ritenuto una sorta di toccasana contro infarti ed ictus, se presa a scopo preventivo, soprattutto dagli anziani e da quei soggetti considerati a rischio di malattie cardiovascolari

Il dubbio che è venuto alla Comunità Scientifica riguarda l’eventuale ruolo del farmaco nella prevenzione degli eventi vascolari, alla luce della convinzione che il farmaco potrebbe rivelarsi del tutto inutile!

Tale dubbio è sorto a seguito di uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, i quali hanno concluso che l’Aspirina in quei soggetti che non hanno mai sofferto di alcuna patologia cardiaca, è del tutto inutile, addirittura in certi casi persino dannosa.

Se fosse vero tutto ciò, verrebbe a cadere un baluardo della moderna medicina in ambito alla prevenzione cardiovascolare, eppure gli scienziati non hanno dubbi, visto che su 3.000 pazienti che assumevano il farmaco a scopo preventivo non vi è stata differenza riguardo la possibilità di incorrere in infarti e/o ictus fra quelli che assumevano il farmaco e quelli a cui venivano somministrati semplici placebo. La vera differenza fra i due gruppi era invece quella di avere, nel gruppo degli assuntori di acido acetilsalicilico, emorragie gastrointestinali, in qualche caso persino impegnative da trattare.
L’allarme che è derivato dal recente lavoro scientifico ha indotto a riconsiderare le linee guida per l’assunzione del farmaco che, oltretutto, stante la facilità di reperimento in farmacia, ricordiamo che l’Aspirina è anche un farmaco da banco, sia pure a basso dosaggio e che si presta a usi diversi, sopratutto quale antinfiammatorio, tant’è che è il capostipite dei Fans, farmaci antinfiammatori non steroidei e quale antipiretico, ovvero, agisce facendo abbassare la febbre, il farmaco si presta facilmente ad un uso incongruo e, dunque dannoso.
Alla luce di tutto ciò, possiamo considerare del tutto inutile l’acido acetilsalicilico o dobbiamo più semplicemente cominciare a considerare l’opportunità di assumerlo, alla stregua di tanti altri farmaci cardiologici, a stretto controllo del medico di famiglia o dello specialista cardiologo? La risposta è semplice, anche se poco seguita, l’Aspirina andrà assunta solamente se a prescriverla penserà il medico, sulla base anche delle nuove linee guida emanate dagli ambienti scientifici, che indicano i casi in cui il farmaco debba essere impiegato nella prevenzione cardiovascolare.

Le nuove linee guida a proposito dell’Aspirina

Se consideriamo le nuove linee guida che regolano l’assunzione del farmaco, anche alla luce del recente studio svoltosi ad Edinburgo, i medici non hanno più dubbi, l’Aspirina va assunta nei due sessi non prima dei 45 anni, per gli uomini e non prima dei 55 anni per le donne, nella prevenzione dell’infarto e degli eventi cerebrovascolari. Ciò in quanto, sempre secondo lo studio effettuato, si sarebbe osservato che una sorta di beneficio  il farmaco lo determina negli uomini nell’età che va dai 45 ai 79 anni e nelle donne dai 55 anni ai 79 anni. Ma anche in questo caso ribadiamo la necessità che sia il medico, soprattutto il cardiologo, a decidere sul da farsi e ciò per due precise ragioni: La prima, il farmaco non è per nulla esente da effetti secondari, spesso gravi, pur tralasciando le allergie, ricordiamo l’alta gastrolesività dell’Aspirina in soggetti sopratutto a rischio, rammentiamo anche i danni renali che il farmaco determina in quei soggetti che ne fanno un uso prolungato. Ma l’altro motivo che indurrà il medico a prescrivere o meno l’Aspirina è dato dalla conoscenza delle cosiddette “carte di rischio” che individuano in ogni paziente determinati fattori che includano o meno la possibilità di assumere il farmaco, a cominciare da quelle malattie collaterali quali il diabete, l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia, l’ipertensione arteriosa, così come in presenza di pazienti fumatori, tenuto conto che il fumo è considerato un fattore di rischio importante, come lo stesso soprappeso, per non parlare dell’obesità.

Aspirina si, ma solo se a stretto controllo medico

” Se risulta un rischio elevato, allora l’Aspirina ha una sua logica ” ha detto Giuseppe di Pasquale, direttore dell’Ospedale Maggiore di Bologna e Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, ” altrimenti non se ne parla, è superiore il rischio di problemi gastrici....“. Ne deriva che in questo caso bisogna valutare altri interventi che tengano conto dei meccanismi di coagulazione del sangue ed in questo caso in nove casi su dieci diventa superflua la prescrizione del farmaco. 

La prevenzione dei rischi cardiovascolari dovrà passare dunque dall’allontanamento di quei fattori citati, il fumo, in primis, che aumenta del doppio l’eventualità di un infarto. Analoga attenzione andrà prestata al controllo del colesterolo nel sangue, della pressione arteriosa, della glicemia, soprattutto nei pazienti diabetici, del peso ponderale. Tutte condizioni queste che aprono anche la strada alla formazione di quelle placche aterosclerotiche che, una volta depositatesi a livello delle arterie ne riducono il lume fino a ostruirle del tutto, causando pericolose ischemie, oppure, pur assicurando il passaggio ematico, rischiano di dar luogo alla formazione di emboli, e/o trombi a causa della possibilità che tali placche si frammentino e, all’interno della circolazione sanguigna, costituiscano un grave ostacolo al deflusso ematico.

Come dovrà essere assunta l’Aspirina

Secondo Giuseppe Di Pasquale, ”in generale, si deve essere più cauti con questo farmaco in chi ha più di 75 anni d’età, perché l’organismo è più delicato, così come, grande attenzione andrà anche prestata nei confronti di  quei pazienti affetti da ulcera gastroduodenale o che vi abbiano già sofferto in passato, senza dimenticare che occorre la massima cautela nella prescrizione di tale farmaco nei soggetti asmatici e/o allergici  per di più in cura col cortisone “ Cio’ in quanto, la contemporanea assunzione di Aspirina e cortisone, aumenta il rischio di lesioni della mucosa gastrica.

Detto ciò, ricordiamo che l’assunzione dell’Aspirina va fatta sempre a stomaco pieno, regola che vale per 98 Fans su cento. Per stomaco pieno si intende ”dopo aver mangiato ” e non dopo aver intinto un biscotto in una tazzina di caffè al mattino. A giudizio del medico può anche prevedersi la possibilità per gli assuntori del farmaco di associare eventuali gastroprotettori oppure, in presenza anche di un solo effetto avverso del farmaco, lo stesso andrà sostituito, sempre a giudizio del medico, con altri antiaggreganti delle piastrine.

Grande dovrà essere l’attenzione del paziente nell’evidenza di questi sintomi 

Proprio perché abbiamo parlato dell’alta gastrolesività del farmaco, non dovranno MAI essere sottovalutati sintomi che potrebbero essere interpretati come banali e che invece tali non sono. Si parte dai bruciori gastrici che, se ripetuti ed in pazienti in cura con il farmaco, devono essere prontamente riferiti al medico, stessa cosa per quanto attiene l’eventuale pesantezza dopo i pasti, associata o meno da altri disordini gastrointestinali. 

Quando l’Aspirina dovrà essere necessariamente assunta

Ci sono casi in cui il paziente non può prescindere dall’assunzione dell’Aspirina, intendendo la sostanza farmacologia un ottimo antiaggregante piastrinico, ovvero come quel farmaco in grado di partecipare alla coagulabilità del sangue, riducendola. In questi casi, se l’uso dell’Aspirina fosse sconsigliato per la presenza di eventuali controindicazioni, in sostituzione, il medico somministrerà altri farmaci che svolgano analoga funzione. Tali farmaci risultano indispensabili dopo un evento cardiovascolare acuto, per via del fatto che l’Aspirina o altro farmaco analogo, è in grado di mantenere la giusta fluidità del sangue evitando la formazione di trombi, visto anche che si è ormai del tutto certi, che è proprio l’acido acetilsalicilico a ridurre sensibilmente l’eventualità di un secondo infarto o ictus, proprio per le evidenze già riconosciute a livello scientifico.  
 


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