mercoledì 16 gennaio 2019

Di cosa si muore? di infarto sopratutto, un video ci aiuta a capire i segnali più pericolosi




Sbagliato pensare che nel mondo occidentale si muoia prevalentemente a causa del cancro e successivamente a seguito di malattie cardiovascolari. Il cuore, nelle cause di morte al mondo, è al primo posto, seguito dal cancro e da eventi cerebrovascolari, come l’ictus al terzo posto. Una triste classifica ma che al contempo ci offre anche le linee guida per cercare di prevenire, quanto più possibile, quegli eventi cardiovascolari che fanno delle malattie ad essi connessi la prima

causa di morte al mondo, con il 44%, dati Istat, di tutte le morti, che nei fatti significa che su 100 mila abitanti i morti per eventi legati al cuore sono 148. Si muore quindi di infarto nel 28% delle morti in Italia, quindi il triste primato spetta anche all’Italia, a seguire troviamo le malattie neoplastiche e gli accidenti cerebrovascolari al terzo posto con una percentuale del 13%.

Se è vero che prevenire è meglio che curare, strappare la pole position al cuore in fatto di morte si potrebbe, a cominciare dal fatto di poter condurre una vita più regolata, senza eccessi, con una moderata attività fisica, stando lontano dal fumo, dall’alcol, seguendo una dieta sana. Ciò significa che ci sono cause che portano il cuore ad ammalarsi che possiamo modificare noi con stili di vita adeguati e cause immodificabili che non dipendono da noi ma dalla genetica, dalla familiarità e da altri fattori che non sono sotto il nostro controllo. Ad esempio, scegliere di fumare o smettere è una nostra scelta, così come indirettamente potrebbe essere una scelta nostra cercare di tenere normale la pressione arteriosa, per lo menoentro i 145/90, così come il tasso di colesterolo nel sangue entro i


200 mg., più direttamente dipende da noi cercare di stare più possibile all’interno di un peso ponderale ottimale. Anche tenere bassi i grassi nel sangue, partecipare alla formazione del colesterolo “buono”, sono fattori che, sia pure indirettamente, potrebbero dipendere da noi, perché possono di norma essere controllati con l'alimentazione, un'attività fisica costante e il ricorso ai farmaci, che aiutano sensibilmente.

Un interessante video ci indica come prevenire l'infarto


Quando parliamo di malattie cardiovascolari ricordiamo che la fascia di età più colpita è dai 60 ai 94 anni. Nel 2015, su 138.000 decessi riguardanti persone di età compresa tra gli 85 e gli 89 anni, 77.000 sono stati provocati da malattie del sistema circolatorio. Una cifra molto più alta del numero di morti per tumore, che sono stati nello stesso anno 25.000. Che gli anziani siano sempre di più ad essere colpiti da patologie cardiache è un fatto spiegabile con l’allungamento della vita media e con l’aspettativa di vita che ne consegue. Ciò vale anche per le donne maggiormente colpite da queste patologie dopo i 75 anni di età, in misura maggiore rispetto agli uomini, anche questo si spiega col fatto che il numero di donne è superiore a quello degli uomini. Occorrerebbe dire che le donne, coperte fino all’età fertile dall’ombrello ormonale una volta giunte in menopausa sono ancora poco abituate a svolgere controlli a livello cardiologico.

Ma quali sono i maggiori fattori di rischio? Nel 2017 il Ministero della Salute li ha indicati precisamente, puntando il dito sull’ipertensione e rilevando come sia in lieve diminuzione (nel quadriennio 1998-2002 era del 52% per gli uomini e 44% per le donne, nel periodo 2008-2012 è scesa rispettivamente al 51 e al 37%) non si può dire altrettanto per l'ipercolesterolemia, che è in aumento. Negli anni 1998-2002 ne erano colpiti il 21% degli uomini e il 25% delle donne, mentre nel 2002-2012 siamo arrivati rispettivamente al 34 e al 37%. La prevenzione è migliorata nel corso del tempo, ma si potrebbe fare meglio, ci informa il ricercatore Roberto Volpe del Spp-Cnr. I dati dell'Istituto superiore della sanità riferiti al 2012 rivelano che raggiunge il 24% dei maschi e il 17% delle femmine. Ecco perché è bene che si continui a parlare di prevenzione cardiovascolare”.

Fonte:Giacomo Tirozzi e Michele Gulizia - Roberto Volpe, Servizio prevenzione e protezione del Cnr

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