martedì 8 gennaio 2013

Epatite C: nuovi riscontri con Telaprevir

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Un killer silenzioso e subdolo, il virus responsabile dell’epatite C, tanto ambiguo perché si insinua nella vita del paziente senza di fatto causare inizialmente i sintomi della malattia, se escludiamo una sintomatologia sfumata e riconducibile per lo più a quel senso di stanchezza giustificato con lo stress di ogni giorno, visto che parliamo, per quanto attiene i primi sintomi lamentati dal paziente, di una leggera febbre, sporadici mal di testa, nausea, senso di svogliatezza e perdita dell’appetito.


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Ma il pericolo rappresentato dall’epatite C sta proprio nel confondere medico e paziente circa la gravità dell’infezione che va facendosi strada nell’individuo in forme via, via, sempre più nefaste. Oltretutto, a rendere più inquietante il quadro, come se non bastasse, ci si mette anche l’estrema facilità con cui è possibile infettarsi, considerato che il virus si fa strada nell’individuo con il sangue infetto e se pensiamo alla facilità con cui questa situazione sia verificabile ci rendiamo conto che quando ci troviamo di fronte ad un malato di epatite C non dovremo solo immaginare il tossicodipendente che abbia condiviso una siringa infetta, né il trasfuso che ha ricevuto una sacca ematica anni fa prima dei controlli previsti dalla Legge. Basta molto meno per contrarre la malattia, un rasoio da barba, una lametta, un ferro chirurgico non sterile, solo per citare alcuni dei veicoli di trasmissione del virus, sono più che sufficienti per ammalarsi di epatite C. 

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Di contro bisogna anche sfatare quella paura che alberga in molti e che fa si che ci si convinca di potersi  infettare anche con un rapporto sessuale con persona infetta. Tale evenienza è del tutto rara, così’ come è importante ricordare che la malattia mostra i suoi segni a distanza di diverso tempo, anche anni, dalla possibile infezione, un periodo sicuramente lungo, dopo il quale, l’evoluzione della patologia può divenire più veloce, insieme ai temibili danni che il virus è in grado di arrecare ad organi quali il fegato, compresa la temibile cirrosi fino al tumore al fegato. Da ricordare che un malato di epatite C, diventa a sua volta in grado di trasmettere ad altri egli stesso la malattia.


Le terapie e i nuovi farmaci contro il virus dell’epatite C


Oltre ai tradizionali farmaci impiegati nei confronti dell’epatite C, è stata sperimentata recentemente una nuova molecola  che pare accendere le speranze di coloro che con la malattia devono farci i conti ogni giorno. Ci riferiamo al Telaprevir previsto con combinazioni posologiche diverse a seconda della gravità della malattia. L’ultimo studio, in ordine di tempo, che ha previsto protocolli terapeutici con Telaprevir ha dimostrato che l’efficacia del farmaco è possibile dimostrarla in otto casi su dieci. Lo studio ha riguardato 161 pazienti a cui erano stati somministrati 1.125 mg due volte al dì, per quanto riguardava una parte dei pazienti, mentre l’altro gruppo veniva trattato prevedendo una posologia di 750 mg tre volte al dì. Alla terapia con Telaprevir si associavano farmaci quali PegInterferone alfa-2°, Peg Interferone e Ribavirina.


I buoni risultati ottenuti che riferiscono una guarigione nell’82% dei casi con una posologia di una compressa due volte al giorno, fino all’85% per quei pazienti che assumevano il farmaco tre volte al giorno, si sono osservati a distanza di sei mesi dalla prima somministrazione della sostanza farmacologica, senza aver manifestato questi pazienti effetti collaterali degni di rilievo alcuno, tuttavia riferiti a blanda cefalea, prurito, nausea, anemia, rash e una sintomatologia che parrebbe ricondursi ad una simil influenza. Pochissimi i casi di effetti collaterali più impegnativi che propendono per la sospensione del trattamento, con una percentuale del 3% per gravi fenomeni di rash cutaneo e del 2% per grave anemia.

Fonte: Vertex Pharmaceuticals, 2009

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