mercoledì 23 gennaio 2013

Tumori: per arrestare le matastasi si deve agire su una proteina



Il grado di aggressività e, dunque, di malignità di un tumore è dato dalla velocità e dalla facilità con cui la neoplasia diffonde nell’organismo attraverso le metastasi, ovvero, la facilità con cui la malattia si diffonde dando vita ad altri tumori della stessa origine di quello primario in altri distretti dell’organismo. Ne deriva che, più sarà efficace una cura destinata a contrastare la formazione delle metastasi, maggiori possibilità avrà il paziente di guarire. Ovviamente ci riferiamo ad un tale grado di specializzazione terapeutica che l’idea che si possa giungere a tanto non è di certo dietro l’angolo, ma le ultime acquisizioni scientifiche in materia sembrano orientarsi verso la giusta direzione, soprattutto seguendo il percorso di un gruppo di ricercatori della UC San Diego School of Medicine, con uno studio presentato in occasione del Congresso del centenario della American Association for Cancer Research a Denver, che in qualche modo avvicina l’umanità verso la possibilità di trovarci domani nelle condizioni di arrestare le metastasi tumorali. Per giungere a ciò ci stanno studiano gli effetti detenuti da una proteina che, una volta che si sia sviluppato il tumore, partecipa alla sua diffusione in maniera incontrollata, la proteina in questione è stata denominata RANKL.
 

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Tanto importante è il ruolo di questa --> --> proteina che in laboratorio, dove la si sta sperimentando sui topi, la particolare sostanza avrebbe dimostrato il proprio ruolo detenuto nella diffusione della neoplasia, al punto da poter concludere che in quegli animali che avevano maggiori possibilità di produrre la proteina maggiori erano anche le possibilità di andare incontro al cancro e ancora maggiori erano le probabilità che tale neoplasia generasse metastasi. L’altro gruppo di topi da laboratorio che invece avevano minori possibilità di sviluppare la proteina, avevano parimenti minori occasioni di incorrere nella neoplasia e, ove essa si fosse manifestata, minori erano le probabilità che sviluppassero metastasi. La ricerca è andata via, via perfezionandosi, dimostrando anche che in quei topi affrancati dal tumore perché privi della proteina, potevano sviluppare la neoplasia con molta facilità se a questi animali fosse stata iniettata tale proteina RANKL.


Ma non è tutto, visto che a questo punto diventa centrale il proseguo degli studi sulla proteina responsabile di determinare metastasi partendo da un tumore primario. Seguendo i vari passi compiuti dalla ricerca americana, una volta che il tumore si era manifestato, ma non aveva ancora dato vita alla formazione di metastasi, era possibile bloccarne la diffusione intervenendo sulla proteina stessa. In sostanza sembrerebbe che la scienza medica potrebbe già avere in mano la soluzione riguardo la diffusione delle metastasi in un soggetto neoplastico, questo laddove si potesse operare realizzando un farmaco anti proteina RANKL che fin’ora però pare funzionare egregiamente solo sui topi, manca tutto il resto della letteratura esportata in umana. Ma anche in questo senso i ricercatori sembrano ottimisti e sulla strada giusta per procedere alla realizzazione a breve di tale inedito farmaco antitumorale.

 



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