domenica 19 marzo 2023

Allergia: sicuri che in casa siamo al riparo?

 

Rinite, bruciore agli occhi e alla gola, lacrimazione, disturbi respiratori, prurito, tutti sintomi molto familiari ad una classe di pazienti che ogni anno, in prossimità della stagione che sta per arrivare, la primavera, sono tutti accomunati dalla stessa sintomatologia.

Parliamo ovviamente di allergia stagionale che riguarda, nella sola Italia, una popolazione grande quanto una vasta regione, visto che parliamo di milioni di persone e per i quali la fioritura delle piante, associata a belle passeggiate in campagna, può rappresentare un problema, per qualcuno anche un incubo. Oltretutto, l’allergia stagionale non è difficile da tollerare solo per i sintomi di cui sopra, in qualche caso i pazienti avvertono disagi che si riflettono anche sulla qualità della loro vita, con disturbi del sonno che si prolungano per tutta la stagione con calo della performance di giorno e disturbi anche della concentrazione.

"L'allergia è una condizione 'anomala' di risposta del nostro sistema immunitario a sostanze, gli allergeni, che risultano del tutto innocue per la maggior parte dei soggetti. Questi disturbi dipendono dalla liberazione nell'ambiente di svariati tipi di pollini che per tutta la primavera, sino all'inizio dell'estate raggiungono concentrazioni elevate nell'aria che respiriamo", spiega Fabio Cibella, dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr di Palermo. "Parietaria, graminacee, ulivo sono, nell'area mediterranea, le piante maggiormente responsabili della sensibilizzazione da pollini che nei soggetti allergici causano i ben noti disturbi".

Quanti sono gli italiani che soffrono di allergia?

Se contiamo la popolazione adulta, ci si accorge che in Italia almeno 9 milioni di italiani hanno a che fare con l’allergia stagionale. Mentre ammonta a circa 15 milioni il numero di adolescenti che si fronteggiano con questa condizione patologica. Importante anche assistere ad un altro elemento che riguarda i ragazzi, per i quali almeno una sensibilizzazione allergica, ovvero, qualsiasi allergene capace di scatenare almeno un fenomeno allergico, raggiunge la metà degli adolescenti che vivono nelle città. Ma a questo punto sorge un altro problema, un tempo neanche considerato ed è l’inquinamento indoor.

Inquinamento indoor

A questo punto, se le passeggiate in campagna possono risultare un supplizio per chi soffre di allergia stagionale, sembrerebbe una soluzione immaginare di rinchiudersi in casa per questi pazienti. Ed invece, ecco la novità:

"Un recente studio francese ha dimostrato come più elevati livelli di particolato fine, biossido di azoto e formaldeide all'interno delle classi scolastiche siano in grado di elevare di circa il 20% la possibilità che i bambini inizino a soffrire di malattie allergiche", precisa il ricercatore dell'Ibim-Cnr. "Mentre particolato fine e biossido di azoto all'interno delle scuole possono dipendere dalle concentrazioni presenti all'esterno, la formaldeide è un inquinante tipicamente indoor, provenendo da solventi utilizzati per la realizzazione del mobilio o anche dai prodotti utilizzati per la pulizia degli ambienti. Il problema dell'incremento delle malattie allergiche nel mondo occidentale è molto complesso".
Quindi, anche le nostre case non sono più quel rifugio cui si pensava un tempo al riparo dagli allergeni per i soggetti allergici. Al contrario, sia le case che le scuole e gli ambienti di lavoro, possono esporre gli allergici agli stessi problemi, sia pure determinati da agenti diversi, che solitamente si ritrovano all’aperto.

"In attesa di realizzare un protocollo globale, dobbiamo adottare corretti regimi terapeutici, naturalmente dopo una precisa valutazione allergologica", conclude Cibella. "La terapia iposensibilizzante, i cosiddetti 'vaccini' antiallergici, contribuisce al miglioramento della qualità della vita del soggetto e al rallentamento dell'evoluzione di forme allergiche lievi verso manifestazioni più gravi. Oggi queste terapie sono molto evolute rispetto al passato e sostanzialmente scevre da effetti collaterali gravi".

Cecilia Migali

Fonte: Fabio Cibella, Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare "Alberto Monroy", Palermo


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