giovedì 23 marzo 2023

Cannella: una probabile cura contro l'Alzheimer, le demenze e non solo!




Chi non conosce la cannella, la ritroviamo in cucina o in pasticceria, insomma una spezia versatile che trova impiego in gastronomia ma della quale forse non tutti conoscono le qualità in ambito medico, perché più appannaggio di una medicina poco seguita in occidente, parliamo della medicina indiana e cinese, ma che ci traccia un quadro preciso su questo prodotto della natura e per certi versi persino sconvolgente. Ad esempio, sapevamo tutti che la cannella è in grado di ridurre la perdita della memoria migliorando, contestualmente, l’apprendimento? Non siamo sicuri che tutti siano a conoscenza di queste doti della cannella, eppure gli studi scientifici più recenti, se ne vantano più di 40, su oltre 2.000 ospitati nelle pagine di PubMed, solo per citare il database mondiale che racchiude lavori scientifici di respiro internazionale raccolti con cura dal 1949 fino ad oggi, avvalorano l'idea che la cannella sia un concentrato di benessere per la nostra salute.

Sapevamo inoltre che la nota spezia usata in ambito fitoterapico a giuste dosi, ha proprietà antinfiammatorie, amtimicrobiche, antiossidanti, antitumorali, così come ha azione nel contrasto delle malattie cardiovascolari, oltre ad intervenire nell’abbassamento di livelli eccessivi di colesterolo
E che dire dell'attività immunomodulatoria, ovvero, la capacità di intervenire nel sistema immunitario aumentandone la funzione, dove serve, oppure con attività immunosoppressoria quando l’azione del sistema immunitario è esagerata, come avviene nelle malattie autoimmuni e non solo?

Insomma, i componenti della cannella, poi vedremo quali, hanno anche un’azione mimetica dell’insulina, in pratica aumentano l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule e quindi, a parità di insulina escreta, tendono ad abbassare la glicemia naturalmente ed infatti, la cannella, parrebbe detenere anche un effetto ipoglicemizzante. Occorre però segnalare che gli studi volti a stigmatizzare questi benefici della cannella sono ancora in corso, almeno per gli effetti di cui sopra, per cui non possiamo ancora bollinare come certa l’azione di questa spezia nel contrasto delle malattie cui si è accennato, anche se associata alle cure per il trattamento del diabete mellito di tipo 2, sembrerebbe certa la sua azione positiva nel contrasto alla malattia.

Le altre proprietà terapeutiche

Quel che di certo c’è è che l’albero eterno della medicina tropicale, appunto la cannella, contiene una elevata quantità di manganese, ferro, calcio, fibre alimentari e composti quali l'acido cinnamico, il cinnamato, e numerosi altri componenti quali polifenoli quest’ultimi con importanti effetti antiossidanti.

Se poi la si prepara esaltando la corteccia, partendo da qui si ricavano oli essenziali, la polvere di corteccia e i composti fenolici e le altre sostanze utili, nella cura o nella prevenzione delle malattie associate a batteri, patogeni in genere, oppure antitumorali e addirittura nella prevenzione e nel contrasto delle malattie neurodegenerative, una fra tutte, il Morbo di Alzheimer.

Ma cosa renderebbe la cannella tanto prodigiosa al punto da intervenire attivamente sui meccanismi della memoria e dell’apprendimento? 

L’acido cinnamico per primo, associato al contenuto di eugenolo e cinnamaldeide e qui ci addentriamo in un campo molto specifico che spiega il motivo per cui la cannella potrebbe risultare utile contro l’Alzheimer. Tutto o in parte deriverebbe dall’azione della cinnamaldeide sulle cellule nervose, in un certo senso ridando loro quella vitalità persa a causa dell’età e dell’insorgere della malattia. La mancata vitalità di queste cellule è causa di aggregazione della proteina Tau.

La proteina Tau è essenziale per il corretto funzionamento dei neuroni nel cervello. Il difettoso funzionamento di tale proteina è esso stesso uno dei motivi che apre la strada all'Alzheimer per via di aggregati e depositi che forma conducendo le cellule nervose a morte prematura. Si tratta di capire come faccia l’organismo a liberarsi di questi killer delle cellule nervose a causa di questi aggregati, ma già sapere che la cinnamaldeide contenuta nella cannella agisce proprio nel prevenire l’aggregazione della proteina Tau è un interessante passo avanti nel ruolo protettivo della cannella contro la malattia di Alzheimer. 

Inoltre, trenta componenti chimici sono stati identificati nell'estratto acquoso di cannella, di questi, 17 hanno avuto un buon assorbimento, nonostante la limitazione della barriera emato-encefalica. Un’ulteriore analisi ha mostrato che il GABA, un importante neurotrasmettitore ampiamente diffuso nel cervello e nel midollo spinale, era significativamente migliorato grazie a cinque componenti, quali il metilcinnamato, il propilcinnamato, la procianidina B2, la procianidina B1 e la miristicina, sostanze attive della cannella mirate alle sinapsi cerebrali immaginandoli come obiettivi terapeutici fondamentali di questa spezia contro la disfunzione sinaptica GABAergica, ovvero che riguarda o coinvolge il neurotrasmettitore GABA, correlata alla malattia di Alzheimer. I risultati ottenuti avvalorerebbero, in aggiunta alla mancata aggregazione della Proteina Tau, il ruolo della cannella nella prevenzione e contrasto della malattia di Alzheimer.

Se dunque parrebbe che questi composti di tale spezia avrebbero tali funzioni, è anche possibile immaginare che come minimo possano detenere un ruolo importante nel mantenimento delle funzioni cognitive del cervello, migliorando anche la memoria e, come ulteriore meccanismo, potrebbero risultare vincenti anche nel contrasto dell’ansia.Certo è presto per poter asserire con certezza, sopratutto se parliamo di patologie neurodegenerative come le demenze e l’Alzheimer, che la cannella riesca a soddisfare tutte queste qualità, ma lo stato di avanzamento degli studi è promettente e non è del tutto escluso che, come minimo, potremmo immaginare un futuro con sostanze farmaceutiche ed anche fitoterapiche da associarsi alle attuali terapie o addirittura da sole nel contrasto di queste gravi malattie o condizioni cliniche associate.

Attenzione

Come visto in precedenza con tante sostanze naturali, ciò vale anche per la cannella. La cannella non va assunta a cucchiaiate come fosse marmellata, anche se solo ricordiamo che la cannella contiene quantità discrete di cumarina. La Cumarina potrebbe essere anch’essa considerata un componente virtuoso della cannella, viste le proprietà detenute come flebotonico, quindi, nell' aumento della resistenza dei vasi periferici limitando gli edemi, pensiamo alle stesse vene varicose o all’ insufficienza venosa,  così  come  ben  assistiamo  all'aumento   dellaresistenza dei vasi capillari. La Cumarina la ritroviamo anche nel meliloto, così come la stessa sostanza ha azione antibatterica, antinfiammatoria e spasmolitica. Quindi, diciamo che esalta le virtù della cannella sommandosi all’azione degli altri suoi costituenti. Ma c’è un ma...

Massima attenzione è richiesta da coloro che sono in terapia con farmaci antiaggreganti e anticoagulanti, la stessa aspirina, per le note azioni anticoagulanti, può rappresentare un pericolo per il rischio di emorraggie che si sommano in sinergia con la Cumarina. Così come non è indicato il consumo di cumarina in gravidanza e in allattamento.

Cosa significa questo? 

Significa che, altro è il consumo alimentare di cannella all’interno di pietanze o dolci dove possiamo trarre beneficio dai costituenti di queste spezie, ben altro è il caso in cui decidessimo, alla luce delle tante virtù di cui è dotata la cannella, di curarci improvvisando dosaggi e posologia. Questo è un compito che spetta al fitoterapeuta, perché paradossale che possa sembrare, siamo molto più prudenti nell' assumere farmaci di sintesi, vuoi anche perché detengono il foglietto illustrativo interno, che farmaci di derivazione naturale o sostanze naturali assunte tal quale. E, per finire, informare sempre, il medico di fiducia sulla  predilezione nei confronti di sostanze naturali o fitofarmaci, è buona cosa, in modo da evitare pericolose interazioni, così come è indispensabile che lo stesso medico fitoterapeuta sappia dei farmaci di sintesi che si assumono e utile sarebbe, infine, che entrambi i professionisti condividessero le terapie e le patologie del paziente in comune.

Fonte: PumMed

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