venerdì 20 gennaio 2012

Diete: ecco perchè non si dimagrisce!



La dieta che stress, ci si sacrifica all’inverosimile mettendosi a stecchetto e, poi, sul più bello, tutto torna come e peggio di prima, perché i chili persi ci vengono restituiti molto spesso con gli… interessi, lo dimostra il fatto che su dieci persone che si mettono a dieta, ben nove, riprendono tutto, maggiorato, appunto degli interessi, appena smessa la restrizione alimentare. Dunque che fare, rinunciare alle diete? No, ma allora come evitare che ogni sacrificio a tavola non risulti vano?



A dare una risposta provvedono gli scienziati, stabilendo che una dieta, soprattutto se rigida,
alla fine è destinata a fallire e ciò accade nel 90% dei casi. Lo dice uno studio americano della UCLA, l’University of California, Los Angeles che raggruppa ben 31 studi internazionali. Secondo Traci Mann, coordinatrice dello studio,  “inizialmente ogni tipo di regime dietetico porta a riduzione dal 5 al 10% del peso, ma a distanza di pochi anni, i chili persi vengono recuperati, anzi, se ne aggiungono degli altri”. Questi “altri”, si possono quantizzare anche in cinque chili sopra il peso iniziale. Addirittura e questo è proprio il colmo, chi non si sia messo a dieta acquista meno peso negli anni rispetto a chi si sia messo a stecchetto. C’è chi infatti è passato da 92 chilogrammi a 70 chili sottoponendosi ad una dieta a dir poco straziante, ma in appena due anni, sospesa la dieta, è giunto a 110 chili, leggi 40 chili in più rispetto a quanto pesava dopo la dieta. E che troppo spesso le diete siano destinate a fallire lo dimostra il fatto che nella sola America, nonostante sono molte le persone che spendono soldi per sottoporsi a diete più disparate possibili, 65 individui su cento sono in sovrappeso e il 34% della popolazione è obesa. In Italia le cose vanno un po’ meglio, complice anche la nostra dieta mediterranea, per chi può seguirla, col risultato che nel nostro Paese il 34% della popolazione è in sovrappeso e quasi il 10% obeso. C’è anche da dire che secondo il pensiero dell’immunologa Elisabeth Gardner che opera alla Michigan State University, le diete per prima cosa indeboliscono l’organismo e lo rendono più vulnerabile ad esempio ai virus influenzali, dunque, se proprio ci si vuole sottoporre a dieta converrebbe farlo nella stagione calda.



Come mai si riprende il peso maggiorato degli interessi?

Secondo il pensiero di Gabriella Gentile, direttrice del Centro di Dietetica e Nutrizione Clinica all’ospedale Niguarda di Milano,

 “viviamo in una Società dove impera l’eccessiva offerta di cibo da un lato, il culto della taglia 40 dall’altro. C’è l’invito a soddisfare qualsiasi tentazione alimentare e l’obbligo di mostrare un’immagine che ci soddisfi, come se il corpo esprimesse tutto il nostro io. Ma per funzionare la dieta va iscritta in un programma che preveda attività fisica e uno stile alimentare in grado di ridurre le entrate e aumentare i consumi per riportare l’equilibrio matabolico, senza trascurare l’aspetto psicologico, il che significa essere consapevoli del significato del cibo per non usarlo come antidoto ad ansie, noia, stress”.

Oggi il mercato è particolarmente attivo verso l’offerta ed i metodi per dimagrire, dalle pillole alle tisane e, addirittura, pur di indurre la gente a perdere peso, possibilmente a caro prezzo, si finisce col dire anche che i test per le intolleranze alimentari sono utili perché partecipano all’aumento di peso.

Le intolleranze alimentari non fanno ingrassare, dirlo è una truffa

Secondo Gentile, dire che le intolleranze alimentari facciano ingrassare significa truffare il prossimo! Se si eliminano i latticini e si dimagrisce, ad esempio, è solo perché si è privato l’organismo di alimenti importanti e questo non va per nulla bene!  Se si guarda ad un soggetto che si sia sottoposto a dieta ipocalorica di 1.200 calorie, si assiste ad un calo ponderale a breve, significativo, ma quando la stessa persona riprende ad alimentarsi regolarmente, fatto che prima o poi capita, seguendo una dieta di almeno 1.800 calorie, i chili persi tornano eccome e pure con gli interessi! Ciò accade perché il corpo si è abituato a vivere con poco cibo e tutto ciò che è di più lo mette di scorta sotto forma di grasso.

Per dimagrire invece questa è la strada giusta!

Uno studio importante svolto al Massachusetts General Hospital che è stato pubblicato sul Ceel Metabolism, puntualizza come il peso resti invariato nonostante la dieta seguita per lungo tempo perché l’organismo è tenace di fronte ai grandi cambiamenti cui viene sottoposto. Un ruolo importante in tutto ciò è svolto dalla leptina, un ormone, che viene prodotto dalle cellule adipose. Se i livelli di leptina sono elevati, l’organismo non dimagrisce, se invece si abbassano non solo si perde del peso, ma i chili non tornano più. Completa bene questo pensiero Raffaele Ruocco, responsabile del Programma Dipartimentale Disturbi dell’Alimentazione di Perugia, quando dice che


"il corpo non sopporta le diete, si adatta per un po’ e poi mette in atto la cosidetta Sindrome da Digiuno, che porta a riprendere il peso perduto. Occorre dunque modificare in profondità il modo di pensare a se stessi. Esiste infatti una connessione forte fra mente e corpo e spesso è la cattiva gestione delle emozioni a determinare il fallimento delle diete”.
Ma come riconoscere la fame emotiva ed identificare le distorsioni cognitive creando strategie alternative? Lo dice lo stesso nutrizionista nel suo libro scritto con Pietro Allevi “Il peso delle emozioni” edito da Franco Angeli.


“Al centro dell’attenzione ci deve essere il corpo e non il cibo, altrimenti qualsiasi dieta è destinata a fallire. Ogni organismo è diverso dall’altro e lo stesso cibo produce reazioni differenti a seconda di chi lo mangia”.
Secondo Pier Luigi Rossi, specialista in scienza dell’alimentazione e direttore dell’ambulatorio di nutrizione clinica dlela A.S.L. di Arezzo, l’abbandono del calcolo delle calorie a favore del metodo molecolare che prende in considerazione le molecole nutrienti contenute nei cibi e quelle effettivamente assorbite a livello intestinale, risulta sicuramente vincente.


“L’unica dieta che funziona è quella che può essere mantenuta nel tempo, deve essere gradevole e studiata su misura per la persona”, precisa Andrea Ghiselli, ricercatore dell’Inran, l’Istituto Nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione. “ Altrettanto importante è l’attività fisica: muoversi fa aumentare il metabolismo  e incrementa la massa magra quella muscolare. Ne deriva che un regime alimentare ristretto si deve associare ad uno stile di vita più sano che comprenda anche una camminata quotidiana a ritmo sostenuto, per almeno mezz’ora.

Interessante anche il pensiero di Patrizia Bollo, dietista, docente di pietistica e delle patologie endocrino-metaboliche all’Università Statale di Milano, che nel suo libro “Diet-etica”, edito da Ponte delle Grazie, parla di

 “buona dieta che dev’essere anche una dieta buona. Dobbiamo insomma godere di tutte le emozioni che ci vengono dal cibo e rifuggire dalla monotonia di regimi basati su tabelle e numeri e godere di un’alimentazione ipocalorica che faccia si perdere peso, senza però far perdere anche l’allegria”.  Ed infine, ecco il pensiero di Renzo Pellati, specialista in scienza dell’alimentazione ed autore di “ Tutti i cibi dalla A alla Z” edito da Mondadori. “Cambiare abitudini alimentari che si sono seguite per anni non è facile “ ammette lo studioso. “Per avere successo occorre inserire nuove dosi e nuovi cibi, ma in modo graduale e senza forzature”.
L’appuntamento adesso è alla prossima trattazione,quando vedremo quelle diete, anche molto famose, che secondo gli studiosi, servono davvero a poco!

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