giovedì 19 gennaio 2012

Gastroscopia: se transnasale è meglio!


Occorre poco per gettare un paziente nel panico, basta che il suo medico gli dica che occorrerebbe eseguire una gastroscopia. L’incubo vissuto dal paziente dal quel momento in poi è rappresentato dalla paura di dover subire una sorta di “tortura”, a causa di un tubicino che dalla gola va spinto giù fino allo stomaco e all’intestino e non solo, l’altro terrore che si innesca nella mente del malato, trae origine dall’angoscioso dilemma, scaturito dal fatto di essere vittima di chissà quale particolare guaio possa essere interessato tanto da richiedere un così doloroso esame. Ma sono così giustificate le ansie dei pazienti, oppure sarebbe ora di sfatare il mito al negativo di tale esame diagnostico?





Sicuramente si, sulla gastroscopia si dovrebbero fare vere e proprie campagne perché si venga fuori da quell’alone di mistero che ancora l’accompagna e ci si renda conto che per alcune patologie gastriche e gastroduodenali rappresenterà pur sempre un esame invasivo, ma l’unico ad oggi in grado di fare chiarezza assoluta.






Proprio l’immotivata paura della gastroscopia ha fatto si che molte neoplasie gastriche che si sarebbero potute curare per tempo, sono state trattate per un lungo periodo come gastriti o patologie da ipersecrezione, col risultato di aver perso del tempo prezioso. Del resto, tale esame diagnostico resta indispensabile se si vuol fare una diagnosi precisa di ulcera e, ancor peggio, di tumore gastrico. Ne deriva che di fronte alla necessità di eseguire una gastroscopia non si dovrà indugiare e, soprattutto, sarebbe meglio evitare di ostacolare il lavoro del medico che vi induce a farla.






La moderna gastroscopia è un esame semplice e veloce


Cominciamo col dire che la gastroscopia consta di uno strumento chiamato endoscopio costituito da un tubo collegato ad una sonda che riporta le immagini del digerente ad un monitor, in nodo che l’operatore possa rendersi conto di ciò che avviene nello stomaco e nell’intestino e possa esprimersi sulle condizioni di questi organi con assoluta certezza. Nel far questo, a seconda delle circostanze, il medico è anche in grado di prelevare porzioni infinitesimali di tessuto che saranno successivamente analizzate a corredo della diagnosi.


Dunque, parliamo pur sempre di un esame invasivo, visto che si introduce uno strumento dall’esterno, ma restiamo nell’ambito di quegli esami che non costringendo il paziente a subire l’attacco di radiazioni, come avviene con le radiografie, con la Tac e quant’altro, teoricamente potrebbe essere eseguito con una certa frequenza senza per questo comportare rischi per il paziente.


Cosa si “vede” con la gastroscopia


La paura del malato di fronte al medico che gli consiglia una gastroscopia, come detto, è anche data dal pensiero martellante che tale esame sia necessario per scoprire malattie impegnative come l’ulcera ed il tumore allo stomaco. Ciò non è del tutto vero, perché se tale esame risulta indispensabile di fronte a tali patologie, vero è anche che con una semplice gastroscopia si potrà fare piena luce sulle motivazioni che stiano alla base di eventuali alterazioni del digerente provocate da malformazioni, anche acquisite, alterata funzionalità che renda difficile la deglutizione, pensiamo a quei casi in cui è necessario osservare quale particolare ostruzione si frapponga a livello dell’esofago rendendo difficile la deglutizione. Inoltre grazie alla gastroscopia possiamo far si che tale esame da diagnostico divenga terapeutico. Basta osservare tutti quegli interventi eseguibili con tale metodica per rimuovere eventuali strutture patologiche in sede o dilatare eventuali aree patologicamente ristrette.


Modalità d’esecuzione della gastroscopia


Il paziente non assumerà cibo per almeno dieci ore dall’orario dell’esame. Una volta sdraiato sul lettino il medico praticherà un blando sedativo per tranquillizzare il paziente, oltre ad un anestetico locale di norma spruzzato in bocca ed in gola per evitare il fastidio del sondino. A giudizio del medico al paziente possono venire somministrati farmaci anestetici in vena, in questo caso è essenziale la figura del medico anestesista rianimatore.  Il tutto viene preceduto da un consenso firmato dal paziente che sollevi il medico da eventuali responsabilità di natura legale, una formalità questa che riguarda tutti gli esami invasivi.


Al paziente girato su un fianco viene introdotto il sondino dalla bocca giù per l’esofago. L’esperienza e la delicatezza del medico renderanno questa fase meno fastidiosa al paziente, nonostante qualcuno abbia riferito di aver sofferto, sia pure per qualche istante, di un senso di soffocamento e/o di vomito. Inutile dire che tali reazioni sono più di natura emotiva che di altro. La durata dell’esame, quando si limita ad una semplice visione del digerente o di parte di tale apparato, non supera i cinque minuti, il tempo necessario perché l’operatore si renda conto dello stato degli organi. Se invece, come accade in malattie quali ulcera o eventuali neoplasie gastroduedonali,  il medico deve asportare frammenti di tessuto, l’esame avrà una durata ragionevolmente più lunga. Se necessario, è possibile insufflare aria all’interno dello stomaco o degli organi che si intende studiare, al fine di dilatare le pareti rendendo più semplice l’esame. Nei casi in cui il ricorso alla gastroscopia sia dovuto ad interventi sugli organi, mediante endoscopia, la lunghezza temporale dell’esame è strettamente correlato alla difficoltà riscontrata dall’intervento stesso.


Cosa ricorda il paziente di questa esperienza


E’ ovvio che il vissuto del paziente dopo una gastroscopia è strettamente correlato allo stato d’animo dello stesso o all’emotività del singolo soggetto, mista all’ansia per un’eventuale patologia sofferta. Tuttavia si può dire che nel volgere di un giorno quel fastidio alla gola lievemente traumatizzata dall’introduzione del sondino, quella fastidiosa dilatazione gastrica, laddove il medico abbia insufflato aria, cessa e l’esperienza è più o meno bella che dimenticata. Ma non sempre però! Così come è doveroso ricordare che trattandosi di un esame invasivo, esiste una casistica riferita a rarissimi casi in cui si son verificati effetti avversi con perforazioni e relative emorragie gastroduodenali. Questi casi, che si possono presentare a distanza di qualche ora o di uno due giorni dall’esame, vanno immediatamente segnalati al medico e, se è il caso, recandosi al più presto in un pronto soccorso. Il paziente laddove si presentasse un effetto collaterale dall’esame, presenta una sintomatologia caratterizzata da vomito, dolori spesso violenti, sangue scuro nelle feci, nei casi gravi si possono verificare collassi da possibile caduta della pressione arteriosa. Il tempestivo intervento medico risulta quanto mai indispensabile e dev’essere sicuramente immediato.


Le altre gastroscopie


In Italia ricorrono a questo esame qualcosa come mezzo milione di pazienti, ne deriva che essendo una metodica tanto diffusa si sono sempre studiati i sistemi per renderla quanto meno fastidiosa possibile. Ad esempio, se il sondino anzicchè dalla bocca avesse accesso dal naso il paziente avvertirebbe meno fastidi. In questo caso parliamo di gastroscopia transnasale che, a detta di chi l’ha effettuata, risulta meno traumatica al punto che, a differenza della gastroscopia gastrica avvenuta cxon la classica metodica, il paziente che si sia affidato a quella nasale ripeterebbe all’occorrenza l’esame più a cuor leggero.


La minore invasività della gastroscopia transnasale rispetto a quella effettuata dalla bocca è dovuta alla minore circonferenza del sondino, appena 56 millimetri contro i quasi 99 dell’altra, al punto che vista la predilezione dei pazienti, il modello messo a punto da Fausto Barberani, primario Gastroenterologo all’ospedale San Camillo di Rieti e già in uso con successo su diecimila pazienti, verrà presto emulato in altre parti d’Italia. Tale innovativa metodica, che oltretutto costa meno al S.S.N., è utile anche per la rimozioni di eventuali polipi alle vie respiratorie. Comunque la si impieghi, comunque, una cosa è certa, il paziente va a casa spesso guidando la propria auto appena finito l’esame, riprende a lavorare dal giorno dopo e, inoltre, tale esame, non richiedendo l’introduzione di anestetici in vena e dunque la presenza dei rianimatori,  non lascia strascichi di sorta, compreso quello stato di obnubilamento o di sonnolenza che talora qualche paziente ha riferito.







Sempre a proposito della gastroscopia transnasale, riferisce Barberani nel suo studio prospettico “Progetto Pinocchio” (dal naso italiano più famoso nel mondo), la stessa  “ può essere utilizzata anche in pazienti particolari: quelli che, per patologie del cavo orale, non possono aprire la bocca, nei bambini sopra gli undici anni, ai quali possono essere spiegati i vantaggi, i gruppi a rischio, ovvero chi ha insufficienza respiratoria, spesso cardiorespiratoria, chi soffre di emorragie, chi è in gravidanza” Scarsissime infine le complicazioni con la gastroscopia transnasale, così come scarsissime sono le possibilità che non si possa compiere l’esame in uno sparuto numero di pazienti, per lo più soggetti che presentano particolari limiti anatomici a livello del naso. Insomma, meglio di così!

1 commento:

  1. Concordo pienamente,effettuare la gastroscopia non è più un problema.
    la nuova tecnica mininvasiva è particolarmente tollerabile dai pazienti,con il grande vantaggio che non necessita di sedazione.
    Risultati sono paritetici all'esame tradizionale.

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