mercoledì 14 novembre 2012

Tumore alla prostata: il ruolo delle statine

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Ormai conosciamo bene le statine, non soltanto quali sostanze utilizzate per ridurre la concentrazione nel sangue del colesterolo, ma anche per la loro azione volta a proteggere la mucosa dei vasi aumentandone il trofismo e, per via indiretta, proteggere al contempo dall’eventualità di gravi malattie cardiovascolari e cerebrali, quali infarti ed ictus.

Dunque le statine sono entrate di diritto nella vita di tanti pazienti anche a scopo preventivo. Ma oggi c’è un altro tassello che la scienza ha posto a proposito dell’impiego di queste sostanze farmacologiche il cui uso sembrerebbe proteggere l’uomo dal cancro alla prostata. A tale risultato si è addivenuti constatando una minore incidenza della temibile neoplasia in quei soggetti che facevano uso di statine per il controllo del colesterolo nel sangue.

Questo sembrerebbe essere il risultato che  l’Associazione di urologia americana dopo uno studio che ha coinvolto ben 2774 pazienti di età compresa fra 40 e 79 anni, osservati per un lungo periodo di tempo superiore ai 20 anni ha posto in essere. In tali pazienti infatti si sarebbe osservato una riduzione del tumore alla prostata quantificato in almeno il 57%, stessa percentuale valeva per il rischio di ipertrofia prostatica, un evento questo quasi ineluttabile negli uomini che superano i 50 anni circa di età. Il motivo per cui si sarebbe giunti a tale risultato è proprio riconducibile al ruolo che le statine svolgono nel contrasto del colesterolo e dei grassi in generale.

Buoni risultati si sono anche ottenuti nelle infiammazioni della prostata, dove la guarigione sarebbe avvenuta nel 72% dei casi esaminati. Un risultato questo sicuramente non da poco se consideriamo che secondo i più recenti sviluppi dell’oncologia, l’infiammazione cronica sarebbe un importante fattore di rischio nello sviluppo della malattia neoplastica.
 

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