lunedì 12 marzo 2012

Yogurth: ecco perchè fa veramente bene


Che lo yogurth faccia bene nel ripristino della cosiddetta flora batterica intestinale e dunque partecipa nel miglioramento delle attività digestive, soprattutto quando si assiste al depauperamento di detta flora a seguito dell’uso di antibiotici, lo sappiamo da almeno venti anni. Si tratta di capire semmai perché tale alimento  partecipa al benessere dell’organismo, ovvero, come si può spiegare tale beneficio per la salute che lo yogurth detiene?



Per giungere a questa conclusione si è messo in moto un grande studio a livello internazionale che ha coinvolto scienziati, ma anche produttori di yogurth, senza per questo destituire di validità lo studio stesso. Il lavoro scientifico è stato svolto da Jeffrey Gordon, microbiologo della Washington University di Saint Louis e avrebbe dimostrato che i fermenti lattici contenuti nello yogurth, ma la stessa cosa potrebbe valere per quei fermenti ricavati dai cosiddetti integratori alimentari, intervengono addirittura nei geni di quei microbi “buoni” che popolano la nostra flora batterica intestinale.
A tale conclusione si è giunti facendo assumere ad un gruppo di volontari dello yogurth contenente almeno cinque tipi diversi di fermenti. Lo stesso procedimento è stato attuato nei confronti di un gruppo di topi da laboratorio per constatare se gli intestini umani e dei topi reagiscono allo stesso modo di fronte agli alimenti pro-biotici.

La conclusione è stata in qualche
modo sorprendente, ciò in quanto fino adesso si pensava che i fermenti lattici facessero bene perché ripristinavano la flora batterica intestinale, come se la ricostituissero di fronte all’attacco di eventuali patologie gastro-intestinali o sotto l’effetto degli antibiotici. Ma le cose non stanno proprio così. Lo yogurth non ricostituisce, ovvero, non apporta nessun nuovo batterio aggiuntivo, si limita ad agire su di esso, ovvero, ne modifica l’intima struttura annessa al suo RNA, dunque agisce sugli enzimi della flora batterica come avviene con quelli che partecipano alla disgregazione degli oligosaccaridi, che sono zuccheri che si repertano nella frutta e nella verdura, oltre ad aver assistito a reazioni chimiche dello stesso  tipo su altri composti dell’organismo. Tale constatazione è seguita anche dopo aver analizzato le urine dei volontari. E’ interessante anche segnalare un altro dato, ovvero, la certezza che sia l’intestino degli uomini che quello dei topi ha dei tratti molto comuni che in qualche modo assimilano i roditori con gli umani, stante il fatto che ad analoghi risultati si è giunti osservando il comportamento dei due mammiferi.  

E’ stato
importante avere chiara l’azione dei pro-biotici a livello intestinale, anche perché in futuro ci si potrà indirizzare su una dieta più specifica laddove si volesse intervenire sul
cosiddetto dismicrobismo intestinale inteso come  quell' alterazione della composizione quantitativa e/o qualitativa della flora batterica intestinale ma che oggi alla luce di questo recente studio potrebbe essere, almeno in termini di linguaggio, un fenomeno in qualche modo superato, stante il fatto che, come visto, tale evenienza non sarebbe condizionata dal numero e dalla qualità della flora, quanto invece dall’azione negativa che la stessa ha subito nella sua chimica dagli attacchi patologici o farmacologici. Insomma, lo studio che, tuttavia, dovrà ancora essere del tutto confermato, al punto che si pensa ad un’imminente replicazione dello stesso,
apre ora prospettive interessanti di cura per quelle patologie che agiscono a livello dell’intestino e di protezione di fronte a farmaci, come gli antibiotici, che proprio nell’intestino, a volte, arrecano disequilibri da risolversi nel più breve tempo possibile, per evitare fastidiosi effetti avversi che sono di molti antibiotici stessi, ad esempio la diarrea /o le coliche addominali.  

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