mercoledì 20 febbraio 2013

Depressione: il male oscuro temuto dalle donne più del cancro al seno


Lo si definisce spesso male oscuro e di fatto di oscuro ha proprio il buio oltre le spesse lenti che dividono la realtà ed il futuro della persona che soffra di depressione, una patologia che affligge in particolar modo il sesso femminile, al punto che sono proprio le donne a temerla, addirittura, più del cancro al seno. Ad aggravare tale stato ci si mette anche l'errata consapevolezza che hanno molte donne quando ritengono che di depressione non si guarisce mai del tutto, visto che si crede, sbagliando, che una volta che ci si ammali nulla è più come prima ed al massimo, possono venir meno gli istinti suicidari che contraddistinguono le fasi peggiori e più gravi della malattia, ma di qui a sostenere di poter guarire dalla depressione ce ne passa.

Lo dimostra un recente sondaggio svolto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e voluto da Giuseppe Pellegrini dell’Università di Padova che ha
chiamato in causa ben 1.016 donne di età compresa fra 30 e 70 anni. Resta da capire perchè le donne rispondano in massa in maniera tanto negativa di fronte alla possibilità di ammalarsi di questa patologia mentale, forse perchè, a loro avviso, la cicatrice che resta dentro di sé una volta che ci si ammali una prima volta, è più o meno perenne, pronta a slatentizzarsi alla prima occasione. Giusta o sbagliata che sia tale consapevolezza, una cosa resta comunque certa, su cento donne intervistate ben 65 riferiscono di aver avuto a che fare nel corso della vita con la depressione, così come un altro nutrito gruppo di partecipanti al sondaggio padovano ha riferito di averla conosciuta per via indiretta, avendo assistito parenti o amici affetti dalla patologia. Proprio la constatazione di come difficile, se non impossibile, sia soltanto uscire dai meandri peggiori della malattia, ha fatto sostenere al gruppo di donne esaminato, di come le cure farmacologiche e non, abbiano avuto poco riscontro nella malattia medesima.


E che la consapevolezza di essere di fronte ad una malattia mentale ci sia tutta, lo dimostra un altro sondaggio, stavolta svoltosi in America, giunto allo stesso risultato cui è pervenuto il sondaggio italiano. Eppure, da un punto di vista scientifico, le cose non stanno proprio così. «Nelle depressioni di grado lieve, farmaci e psicoterapia si equivalgono; talvolta è più utile la psicoterapia — commenta Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli di Milano —. In caso di depressione grave o moderata il ricorso agli antidepressivi è utile, ancor di più se associati alla psicoterapia. Chi viene trattato con i farmaci guarisce nel 34% dei casi e in un altro 36% vede l’entità dei sintomi più che dimezzata. Se si associa una psicoterapia, la percentuale di chi trae benefici dalle cure sale all’80%».

Stando così le cose dovremmo poter ammettere che la vera cura contro la depressione la offrano oggi le molecole farmacologiche più nuove di cui la medicina moderna dispone, come visto, associate o meno alla psicoterapia, eppure, nella gente tale convinzione non alberga per nulla, se solo si pensa che  l’80% delle donne intervistate ritiene utile la sola psicoterapia e solo una donna su dieci annette importanza ai farmaci antidepressivi, eppure tale consapevolezza è quanto di più sbagliato esista, visto che i farmaci nelle forme gravi o medio gravi sono imprescindibili, tant’è che le depresse che sono state costrette ad assumere i farmaci la pensano già diversamente. Purtroppo, ancora adesso, la depressione viene vista da troppa gente come un tabù del quale evitare addirittura di parlarne, così come lo stesso medico che più di altri è titolato a risolvere il problema, viene ancora mal visto dal paziente che al solo nominare lo psichiatra, generalmente, trasale, innescando nel malato ansie mal riposte e reazioni paradossali. “! I risultati di questo difficile approccio verso la depressione è sotto gli occhi di tutti, su cento pazienti depressi solo 50/60 si curano e chi lo fa spesso si cura a volte male, visto che solo un paziente su tre si cura adeguatamente, per non contare che sono troppe le donne, se affrontiamo la depressione guardando la malattia al femminile, che abbandonano anzitempo le terapie loro prescritte. Insomma, la malattia vissuta dal “sesso debole” come una forma incofessabile di vergogna, caricata di ansie e drammatici sensi di colpa.  ” Le donne, che della depressione sono le vittime più frequenti, sentono di non trovare attorno a sé la stessa comprensione che avrebbero se fossero malate di un tumore al seno o di un’altra patologia tangibile, hanno affermato i ricercatori,sentendosi  giudicate, provando vergogna e sensi di colpa», al punto che spesso scelgono di non parlarne con nessuno: ancora oggi, insomma, una donna depressa su sei non chiede aiuto. Il risultato…. drammatico, non guarisce da una malattia dalla quale poteva sicuramente guarire.

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