mercoledì 13 febbraio 2013

Farmaci: quasi due anni per un nuovo farmaco



Tempi troppi lunghi e limitazioni nell’uso consentito nelle diverse regioni rispetto a quanto stabilito dall’AIFA, e quindi rispetto ad un livello essenziale di assistenza (LEA). Sono queste le principali criticità sul rapporto con i farmaci illustrate oggi da Cittadinanzattiva-Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici al convegno dell’AIFA “Farmaci. Diritto di parola”. 


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Secondo l’Associazione un cittadino italiano deve aspettare, in media,700 giorni per poter accedere a un farmaco approvato a livello europeo. Infatti,
ai 326 giorni che trascorrono mediamente perché un farmaco approvato a livello -europeo dall’Ema sia inserito del prontuario nazionale, vanno aggiunti da 217 a 530 giorni ulteriori, con elevate differenze regionali, perché lo stesso farmaco sia inserito nei prontuari regionali, a cui si aggiungono infine 70 giorni per l’effettivo accesso da parte dei pazienti. Per non parlare dei costi, troppo spesso proibitivi: “I cittadini si trovano costretti in molte occasioni a dover affrontare costi eccessivi per poter usufruire di farmaci indispensabili per la propria patologia, ma non rimborsati dal SSN. Costi che, secondo l’osservatorio delle associazioni dei malati cronici aderenti a Cittadinanzattiva, sono in media in un anno di 1127 euro per i medicinali in fascia C e di 1.297 per i parafarmaci” sostiene Cittadinanzattiva che chiede di “applicare il Decreto Balduzzi che prevede di ridurre in massimo 180 giorni il tempo per la conclusione dell’iter nazionale di approvazione dei farmaci da parte dell’AIFA (dopo quello europeo), e di abolire i prontuari terapeutici ospedalieri regionali vincolanti. Di fondamentale importanza è passare da una politica dell’ascolto, già avviata dall’Aifa, ad una di promozione della partecipazione attiva e sostanziale delle associazioni dei cittadini e di pazienti nei processi decisionali sui farmaci, affinchè le loro esigenze siano veramente prioritarie nelle politiche farmaceutiche, come ad esempio gia’ accade a livello europeo con l’EMA”.

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