mercoledì 20 febbraio 2013

Ictus: incoraggianti risultati con questo farmaco

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Gli ictus non emorragici, semmai determinati a causa della formazione di trombi, verranno sempre di più trattati con la terapia trombolitica con un  farmaco il cui principio attivo è Alteplase, che parrebbe essere il capostipite di tali traguardi terapeutici auspicati. Lo dimostrano i primi successi di cui si è avuta notizia presso la Stroke Unit della U.O.C. di Neurologia dell’Azienda Ospedaliera G. Rummo di Benevento che riportano  i primi due trattamenti di trombolisi in pazienti affetti da ictus cerebrale ischemico, dove si è assistito a risultati incoraggianti su due uomini di 43 e 67 anni d’età.

“Nell’ultimo decennio le problematiche connesse all’ictus hanno
registrato una notevole evoluzione grazie alla proposta di modelli organizzativo-assistenziali più efficaci e all’avvento di nuove terapie per la fase acuta – ha dichiarato il Direttore dell’U.O.C di Neurologia e Stroke Unit, Dottor Michele Feleppa – Solo un’assistenza tempestiva ed adeguata può evitare, infatti, gravi disabilità se non addirittura la morte. Per questo motivo – continua il Dottor Feleppa - risulta indispensabile seguire un preciso percorso assistenziale dalle primissime fasi d’intervento: ricovero in una stroke unit con équipe multidisciplinare, accesso alla diagnostica per immagini, somministrazione della terapia trombolitica (quando indicata), fino alla dimissione protetta con reinserimento sociale e familiare del paziente”.



“Il primo intervento fondamentale, infatti, è dato dall'evidenza risultante da due esami fondamentali quali la Tac e/o la Risonanza magnetica, se si tratta di ischemia o emorragia – ha precisato il Dottor Marco Sparaco, Responsabile della Stroke Unit; nella prima ipotesi, in casi selezionati (pazienti al di sotto degli 80 anni, con deficit neurologico né troppo grave né troppo lieve, senza storia di pregresso ictus, etc.) la terapia d’elezione è la trombolisi”.



La terapia con Alteplase, tuttavia, ai fini del miglioramento della prognosi dovrà essere iniziata entro le prime tre ore dalla comparsa dei sintomi ascritti all’ictus, nuovi studi annettono comunque lo stesso successo terapeutico anche se il farmaco venga somministrato entro le prime quattro ore e mezza dall’evento. Che si stia parlando di un grande successo della medicina lo dimostra il fatto che in Italia ogni anno a subire un accidente vascolare come l’ictus siano poco meno di 200 mila persone e di questi l’80% vanno incontro ad inediti episodi ischemici che si presentano per la prima volta nella vita del paziente, mentre almeno venti ictus su cento fra quelli rilevati sono espressione di una pregressa sofferenza ischemica e dunque vere e proprie recidive.



Nonostante i progressi della medicina moderna, ancora oggi si muore una volta su tre di ictus entro un mese dal fatto acuto, 40 pazienti su cento invece riportano una disabilità più o meno grave fino all’invalidità permanente; tant’è che la malattia rappresenta la prima causa di invalidità, la seconda causa di demenza e la terza in fatto di mortalità (dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie) tra gli adulti nei paesi industrializzati.
“E’ oramai consolidato che per garantire al paziente il miglior risultato in termini di sopravvivenza e minor invalidità il ricovero deve essere eseguito in Stroke Unit, ovvero
strutture dotate del personale medico e infermieristico, nonché delle strumentazioni necessarie a tutti gli interventi del caso – conclude  Sparaco”.



“Le strutture autorizzate alla somministrazione della terapia trombolitica, come quella dell’Ospedale di Benevento autorizzata, tra l’altro, dalla Commissione del Progetto Internazionale SITTS-MOST – ricorda il Feleppa - sono circa 90 sul territorio nazionale con una maggior concentrazione al centro e al nord del Paese. Dovrebbero sicuramente essere di più, così da garantire a tutti i cittadini prospettive ancora migliori per la cura dell’ictus ischemico. Si coglie l’occasione per ringraziare l’attuale management nella persona del Direttore Generale, Rosario Lanzetta, che ha manifestato una spiccata sensibilità a sostegno di interventi diagnostici e terapeutici per l’ictus cerebrale. Un ringraziamento va anche al servizio 118 il cui impegno è fondamentale per l’invio in Pronto Soccorso di pazienti eligibili nelle 3 ore”.
Fonte foto: ANMCO
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