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mercoledì 6 febbraio 2013

Morbo di Parkinson: moderne acquisizioni nella cura della malattia


Cellule cerebrali compromesse seriamente nei pazienti affetti da Morbo di Parkinson con relativo coinvolgimento dei neurotrasmettitori come la dopamina che non sono in grado di trasmettere gli stimoli nervosi come avviene nella normalità e che finisce per determinare il grave stato clinico che contraddistingue la malattia, Così possiamo sintetizzare in due righe la grave patologia neurologica. Si tratta a questo punto di intravedere nel coinvolgimento di intere strutture e sostanze a titolo diverso, come possono configurarsi queste come fattori scatenanti nel Parkinson o aggravanti della malattia quando a questi primi fattori se ne aggiungono eventualmente altri.

Partendo da questo ragionamento un gruppo di scienziati del Medical Center della Columbia University che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Neuron, hanno spiegato che esisterebbe adesso la speranza di poter trattare
--> farmacologicamente il Parkinson al fine di recuperare la funzionalità compromessa delle cellule, alla luce anche di una nuova scoperta rappresentata dall’esistenza di una proteina coinvolta nella patologia che avrebbe un proprio ruolo nell’aggravamento dei sintomi.

Dunque è possibile in questo modo tracciare le figure che entrano in gioco nel Morbo di Parkinson senza alcuna approssimazione come accadeva un tempo, figure riconducibili al ruolo giocato dalla dopamina, dai canali del calcio, dalla morte neuronale e recentemente dalla scoperta della proteina alfa-sinucleina. Ma basta conoscere questi tre fattori per spiegare la distruzione cellulare a livello cerebrale per il ruolo giocato dai singoli componenti che entrano in gioco nella malattia o possiamo spiegare il tremore, la difficoltà nella deambulazione, con quell’insieme di fattori che concorrono ad aggravare la malattia? Ancora gli scienziati si sono chiesti  se si può ancora ritenere che il singolo fattore disgiunto dagli altri esercita un proprio ruolo nell’esordio del Parkinson e nella sua grave evoluzione, oppure se affinché avvenga la malattia devono entrare insieme tutti i fattori insieme che agiscono alla stesso modo potenziandosi gli uni con gli altri. Sono stati proprio questi i temi trattati dal gruppo di ricercatori americani che sono giunti nella determinazione che il Parkinson si verifica quando avviene la morte neuronale, morte che però non va più addebitata al singolo fattore che entra nel determinare la malattia, ma alla somma dei danni che lo squilibrio di produzione della dopamina, la scarsa modulazione dei canali del calcio e la stessa proteina sinucleina esercitano sulla malattia.

Parrebbe insomma assodato che affinché vengano messe in atto tutte quelle procedure atte a determinare e/o aggravare la patologia, occorre che si creino quegli squilibri nella produzione del neutrotrasmettitore dopamina, a causa del danno determinatosi a livello del canale del calcio, con la conseguenza di andare ad interagire anche con la proteina alfa-sinucleina, determinando alla fine una reazione “tossica” i cui residui di scarto non verrebbero adeguatamente smaltiti e che una volta andatisi ad accumulare nella cellula cerebrale ne provocherebbero la morte. Diviene a questo punto più
--> facile comprendere che gli orizzonti terapeutici futuri dovranno mirare all’individuazione di una cura che possa interagire anche su uno solo dei tre fattori principali che entrano in gioco nel determinare la malattia, in modo da rompere l’intero legame che porta alla morte neuronale, fatto questo che sarebbe probabilmente sufficiente per arrestare l’evoluzione del Morbo di Parkinson.

  

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