venerdì 22 febbraio 2013

Tumore al fegato: un nuovo farmaco aiuta a sperare


A circa tre anni dall’autorizzazione da parte dell’AIFA, l’Associazione Italiana del Farmaco, al trattamento terapeutico a spese del S.S.N. effettuato con Sorafenib, un chemioterapico antiblastico in grado di contrastare il carcinoma epatocellulare in fase avanzata, più generalmente indicato come tumore primario al fegato, si cerca di tracciare l’efficacia di questa moderna sostanza farmacologia alla luce dei risultati ottenuti.

Occorre dire che prima dell’uso di Sorafenib l’unica alternativa percorribile per chi fosse affetto da tumore al fegato era rappresentata dal trapianto dell’organo, oggi, siamo in grado di stabilire che la sopravvivenza media dei pazienti affetti dalla neoplasia, senza che si siano sottoposti al trapianto, è aumentata del 44%. Ad oggi sono ben seicentomila i malati di tumore al fegato in tutto il mondo, in Italia se ne contano oltre 8.500 che possono guardare al futuro con qualche speranza in più, proprio grazie al Sorafenib in grado di contrastare il tumore inducendo la cellula neoplastica ad una sorta di suicidio programmato, quello che in medicina si definisce Apoptosi, situazione questa che, potenzialmente, potrebbe addirittura arrestare la neoplasia, ma su questo ancora oggi i medici sono cauti.

Ci sono inoltre dei recenti risvolti su questa molecola farmacologica, inizialmente riservata al tumore al fegato e successivamente estesa anche ad altre neoplasie, ad esempio nel carcinoma renale in fase avanzata si è assistito ad una sopravvivenza maggiore del malato rispetto a quei pazienti che non si sottoponevano all’azione della sostanza, così come, uno studio effettuato da Ricercatori del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York ( Stati Uniti ), avrebbe stabilito che somministrando Sorafenib in monoterapia si sarebbe dimostrata una interessante attività contro l’angiosarcoma, con aumento della sopravvivenza anche in questo caso, mentre minima è stata l’ attività contro altri sarcomi. ( Xagena )

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