martedì 3 aprile 2012

Fratture: niente più intervento chirurgico, a breve cambierà il modo di trattarle


Chi dovesse incorrere in una frattura di un osso andrà incontro a minori difficoltà in ordine al  recupero funzionale dell'eventuale arto danneggiato, ad esempio, se trattasi di questa parte anatomica, alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche che a breve indirizzeranno il trattamento terapeutico verso una sorta di osso artificiale che vada a sopperire alla perdita di tessuto determinatasi a seguito di una frattura, la stessa metodica sarà applicata a quei pazienti che ugualmente patiscono o meno una frattura ma che sono affetti da severi processi patologici come di fatto è l’osteoporosi, sopratutto nel post menopausa.

A segnalarci la scoperta, il CNR di Napoli, che fa riferimento ad un sistema rigenerante dell’osso mediante l’impianto di un materiale simil biologico consistente in una sostanza da iniettare in grado di stimolare la produzione di nuovo tessuto ricoprendo la struttura danneggiata. La scoperta si deve all’accordo stipulato fra il CNR e l’innovativo materiale messo a punto dalla Finceramica Faenza S.P.A. che ha brevettato il tutto.
Si tratta di capire come dovrebbe funzionare il tutto, partendo dal fatto che stiamo parlando di un polimero sintetico su base bioceramica che una volta iniettato nella fessurazione venutasi a creare nell’osso viene da questo riassorbito in tempi brevi fino ad assistere alla sua solidificazione. Proprio la biocompatibilità del materiale iniettato evita l’evenienza di pericoloseallergie e consente al materiale iniettato di solidificarsi in tempi brevissimi. Inoltre, secondo Luigi Ambrosio dell’Imcb-Cnr di Napoli “questo materiale si differenzia dagli attuali cementi ossei perchè fornisce migliori proprietà meccaniche ed evita lo sviluppo di calore durante la fase di indurimento e i conseguenti danni ai tessuti circostanti”.
Utile ricordare anche che il materiale è in grado di integrarsi al meglio con il nuovo tessuto osseo in formazione. “Un’equipe di chimici, fisici, ingegneri, biologi, medici e chirurghi - continua Ambrosio - ha collaborato per realizzare un materiale biomimetico, in grado di replicare sia la composizione chimica sia l’architettura tridimensionale dell’osso naturale, garantendo così il ripristino strutturale del difetto e il recupero funzionale degli apparati”. Ecco perché un tale tessuto artificiale non è indicato soltanto nelle fratture, ma anche, come ricordato, nei processi osteoporotici, artrosici ed artritici.

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