martedì 3 aprile 2012

Sindrome della stanchezza cronica: è una malattia, non una scusa per non far nulla



Un tempo erano considerati perdigiorno e scansafatiche, adesso qualcosa comincia a cambiare anche per loro, stiamo parlando di quei soggetti affetti da Sindrome della Stanchezza Cronica che non dovranno più inquadrarsi come impenitenti fannulloni, ma pazienti a tutti gli effetti di una di quelle patologie sconosciute ai più e per questo poco o per nulla considerata, persino dalla stessa medicina ufficiale.




E che la Sindrome della Stanchezza Cronica sia una patologia a larga diffusione, pur nel totale silenzio, lo dimostra il fatto che nella sola Italia si contano non meno di 300 mila soggetti affetti dal grave problema che alla lunga diventa invalidante per il paziente minando seriamente la sua qualità della vita. Oltretutto ciò che rende ancora più incomprensibile la malattia al paziente, suoi familiari e persino agli stessi medici, è che questa si presenta anche nei giovani ed è facile immaginare che la vitalità di un soggetto giovane non potrebbe conciliarsi con la stanchezza e, dunque, il concetto “ti stanchi perché sei un fannullone” è quanto mai realizzato.



La patologia in questione si caratterizza tuttavia da alcuni sintomi specifici che non sono impossibili da interpretare se ci si libera dai preconcetti. Difatti, normalmente il paziente si rivolge al medico confessandogli di non essere più in grado di lavorare o di studiare, se trattasi di soggetto molto giovane, perché immediatamente colto da un improvviso senso di stanchezza, a questo spesso si associa un latente stato depressivo che solitamente si associa allo stress. Sarà compito del medico indagare sui sintomi lamentati dal malato, per farlo tenderà ad escludere patologie, anche gravi, che si riflettono sulla vita del paziente con una serie di sintomi uguali a quelli dallo stesso lamentato, ricordando che, ad esempio, le neoplasie in generale hanno come primo effetto anche un grado crescente di astenia e svogliatezza.

Ciò non toglie però che ancora adesso, quando si parla di Sindrome della Stanchezza Cronica, si mette un luce la scarsa informazione al riguardo da parte della scienza anche se, fermi i limiti di conoscenza sulla malattia,  oggi si parla sicuramente di più del problema, lo dimostra, fra l’altro, l’impegno che sulla malattia ha riposto Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell'Istituto nazionale tumori di Aviano, di fatto il primo in Italia, quasi vent’anni fa, a descrivere i primi casi a lui noti di Sindrome da Stanchezza Cronica, ricordando che l’Istituto da lui presieduto è il primo centro che ha riportato la presenza di un numero consistente di casi di Sindrome da Stanchezza Cronica.

Soprattutto sulla base di quelle prime osservazioni è oggi possibile tracciare l’identikit del malato da Sindrome da Stanchezza Cronica. Ci riferiamo ad un paziente affetto da fatica cronica che non lo abbandona per almeno sei mesi di fila e senza che per tale soggetto il riposo notturno offra ristoro alcuno. Oltretutto la stanchezza che assale il soggetto è ingiustificata, a volte, rispetto allo sforzo da compiersi nell’immediato. A ciò si aggiungono veri e propri disturbi della memoria. Allo stesso tempo si osserva in questi pazienti il riflesso della malattia a livello organico con l’evidenza di vere e proprie patologie quali, ad esempio, le faringite, l’ingrossamento delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari, dolenti alla palpazione, i dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; la cefalea, la difficoltà di addormentamento contrassegnata dalla presenza di un sonno disturbato da continui risvegli ed una vera e propria incapacità nell’ assolvere a qualsiasi sforzo.

Capiamo bene che trattasi di una patologia che trova le sue origini a livello organico e non psicologico, semmai la sfera psicologica va indagata in sede di terapia medica quando il soggetto interessato dal problema da lungo tempo abbia finito per riflettere la malattia anche nella sfera emozionale. Possibili ipotesi che oggi si fanno sull’eziologia della malattia sono di natura immunologica, dove parrebbe presente una vera e propria alterazione del sistema immunitario di questi soggetti, tant’è che l’esame diagnostico dovrà tendere all’esclusione di quelle malattie su base autoimmune che nel soggetto potrebbero annidarsi a sua totale insaputa. Così come particolare attenzione andrà prestata, nella valutazione della patologia, a quelle eventuali cause genetiche possibili.
Trattamento della Sindrome della Stanchezza Cronica
Spiace dirlo, ma in atto, non esiste un trattamento farmacologico adeguato nella cura di questa patologia, per questi pazienti ci si basa su sostanze farmaceutiche o parafarmaceutiche del tipo rappresentato anche dagli integratori alimentari, laddove si sospetti l’eventuale ingerenza nella patologia di una causa virale o autoimmune, il trattamento andrà orientato verso le malattie di eventuale pertinenza, così come, tali pazienti possono anche trarre benefici da eventuali correttivi ai loro stili di vita ed infine, ai fini della prognosi della patologia, si fa riferimento anche a quei malati che hanno assistito, spontaneamente, alla remissione dei sintomi senza alcuna cura al riguardo. “Va a parte tutto ricordato - conclude Tirelli - che molti pazienti hanno difficolta’ a veder riconosciuta la CFS anche dal punto di vista di inabilita’ al lavoro. L’Istituto nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive dei National Institutes of Health statunitensi ha prodotto un volume dal titolo “Chronic Fatigue Syndrome. Informazione per i medici”. L’autorevolezza della fonte ed il volume prodotto dal ministero della Salute dovrebbero fugare dubbi, se ancora ve ne fossero, sulla esistenza della sindrome”.

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