Cominciamo col dire che quattro donne su
dieci alla fine dell’età fertile rischiano una frattura a causa della menopausa e
conseguente maggiore fragilità delle ossa. Conti alla mano, tale percentuale deve
leggersi nella sola Europa, con un numero impressionante di donne che subiscono
una frattura, in totale sono quasi 4 milioni, di cui meno di un milione subisce
la frattura del femore. Se poi il dato lo riferiamo alla sola Italia, contiamo 270
mila fratture di cui 90 mila del femore, la restante parte patisce fratture ad
altri distretti ossei. Se quantitifichiamo il dato economico di una tale
situazione, scopriamo che tali fratture ossee costano alla collettività
italiana oltre un miliardo di euro per spese di ricovero, riabilitazione e
altro.
Chi riteneva che si fratturava più
facilmente la donna grassa rispetto a quella magra, in età menopausale, si
sbagliava. A finire dall’ortopedico è più la donna esile che oppone meno
resistenza agli urti, così come ha più possibilità di incorrere in fratture ossee
la persona sedentaria che fuma, peggio ancora se beve, che soffre di ipertensione,
di ipertiroidismo e che spesso è pure depressa. A proposito di quest’ultima
condizione patologica, ovvero la depressione, non si può non annettere importanza
a quei farmaci assunti durante la malattia che possono causare capogiri e
mancamenti e dunque cadute e conseguenti fratture ossee.
I primi rimedi contro l’osteoporosi
Secondo la «Carta di rischio» elaborata dal Congresso mondiale sull'Osteoporosi, con l'indicazione dei
comportamenti utili per contrastare questo rischio, si raccomanda alle donne di
assumere calcio e vitamina D, regolando in questo modo l’alimentazione a favore
di cibi come latte, salmone, alici, ricotta di mucca, frutta secca e verdura a
cappuccio, qualora non vi siano eventuali controindicazioni nei confronti di
questi alimenti.
Alle stesse donne particolarmente a rischio
è raccomandato di controllare se nella stessa famiglia vi sia una particolare
positività alla fragilità ossea in età menopausale, così come particolare
attenzione si raccomanda a quelle donne che assumono farmaci che possono avere
la loro azione negativa sul metabolismo dell’osso, ad esempio, come non
ricordare i corticosteroidi. Poi c’è tutto il capitolo della prevenzione affidato
a quegli accertamenti diagnostici che ogni donna, all’approssimarsi dei 65 anni
d’età dovrebbe eseguire. Stiamo parlando, in primis, della MOC in grado di
determinare la densità ossea del paziente, cui si aggiungono tutti gli
eventuali altri esami disposti dal medico.
Ed ecco la buona notizia
La buona novella è data dal fatto che è approdato anche da noi un inedito
farmaco biologico che da solo è già in grado di opporsi efficacemente alla
fragilità ossea nel solo modo possibile, ovvero, rafforzando, appunto, le ossa.
Stiamo parlando del Denosumab, già approvato per l’utilizzo da parte dell’Emea,
l’Agenzia Europea dei Farmaci e già previsto in ben 12 Paesi europei ed almeno
tre extraeuropei, Austrralia, Canada ed USA.
Negli ultimi cinque anni di studi condotti
nei confronti di questo farmaco biologico, il Denosumab si è dimostrato molto
efficace, abbastanza sicuro e maneggevole e quasi scevro da importanti effetti
collaterali, tant’è, che appena due anni fa, il Time, l’ha insignito a pieno
titolo quale farmaco fra i più importanti scoperti negli ultimi anni, insieme
ad altre dieci altrettanto importanti molecole farmacologiche utilizzate per
altri scopi.
La molecola, già sperimentata efficacemente
su una popolazione femminile rappresentata da 7.800 donne in postmenopausa con
osteoporosi conclamata, avrebbe determinato in queste pazienti un aumento della
densità ossea, ne è conseguito che stante tale evidenza, si sono
abbondantemente prevenute in queste pazienti fratture fratture osteoporotiche
vertebrali, non vertebrali e del femore. Si sta ora valutando su 4.550 donne
l'efficacia e la sicurezza di Denosumab a lungo termine, fino a 10 anni. I
risultati di un altro studio biennale, Daaps, hanno dimostrato che il 92,4 per
cento delle pazienti preferisce questo farmaco, somministrato ogni sei mesi con
iniezione sottocutanea, all'assunzione settimanale di compresse per via orale
di alendronato, il bisfosfonato utilizzato comunemente.Il Denosumab è stato
scelto per un trattamento a lungo termine dal 91,2 per cento della 250 donne in
menopausa arruolate.
«Il problema dell'aderenza alla cura - spiega il professor Umberto Tarantino, ordinario di Malattie dell'apparato locomotore dell'Università di Roma Tor Vergata- è uno dei più importanti nella cura dell'osteoporosi. Troppo spesso non si raggiunge l'efficacia terapeutoca perchè i trattamenti sono troppo brevi e saltuari per essere efficaci. Ecco perchè questo nuovo farmaco ha ottime prospettive: oltre ad avere una buona azione e meno effetti collaterali rispetto al trattamento classico, la somministrazione semestrale rende più facile la prosecuzione della cura per tutto il tempo necessario».Tarantino, direttore del Dipartimento Chirurgia e U.O.C. Ortopedia e Traumatologia del Policlinico di Tor Vergata, spiega che questo nuovo farmaco dovrebbe essere passato dal servizio sanitario e «potrebbe essere usato in molte altre patologie, soprattutto tumorali, che incidono sulla struttura ossea».
Nessun commento:
Posta un commento
Ti preghiamo di inserire sempre almeno il tuo nome di battesimo in ogni commento