giovedì 10 maggio 2012

Alluce valgo: si può curare benissimo al di là dei falsi miti



Sull’alluce valgo si sono alimentate nel tempo vere e proprie leggende, proprio a voler significare come il problema sia diffuso, fastidioso e, pur se non pericoloso per la vita, sicuramente foriero di problemi alla deambulazione per le conseguenze cui espone il paziente. La constatazione di come il problema sia ammantato di luoghi comuni è evidente in quei pazienti che soffrono di questa deformità i quali si son sentiti dire che la causa del loro problema è derivante dalle scarpe alte e a punta indossate, che l’intervento è dolorosissimo e quasi inutile, visto che prima o poi il disturbo si rimanifesta in tutta la sua gravità. Eppure così non è!



Cominciamo dal nome della deformità, una sporgenza che in molti definiscono cipolla, altri patata e pochi correttamente alluce valgo. Quel che di certo c’è, è che tale deformità dell’osso alla lunga costringe l’intero piede ad una postura errata, con le conseguenze del caso, così come v’è una netta prevalenza della patologia, se è possibile definirla tale, nelle donne rispetto agli uomini.



Perché si va incontro all’alluce valgo



L’alluce valgo è dato da una deviazione dell’articolazione metatarso-falangea che col tempo tende a fuoriuscire dalla sua sede sporgendo sempre di più verso l’esterno del piede. Ciò avviene per una sorta di debolezza di due ossicini posti alla base dell’alluce. Si capisce bene anche da questo che le scarpe c’entrano molto poco col problema annesso alla deformità. Ma la riprova che parliamo di un problema strutturale del piede e non determinato dalle abitudini, ce lo da un’altra considerazione. Quella che ci mostra come le popolazioni aborigene australiane che non portano particolari calzature costrittive, addirittura probabilmente non fanno proprio uso di calzature, vanno incontro al problema con una incidenza che è pari al 50% di tutta la popolazione femminile. Ne deriva che il problema vada ricercato altrove, ovvero, in una debolezza costituzionale proprio di quegli ossicini posti sotto l’alluce che si tramanda di madre in figlia  e, dunque, saremmo di fronte a quella che si definisce una predisposizione familiare.



Quando intervenire




Secondo la moderna ortopedia, dall’alluce valgo ci si dovrebbe liberare il più presto possibile senza aspettare di far trascorrere del tempo inutile e pure dannoso per l’intero piede. Il motivo che giustifica questa sorta di urgenza è semplice, operando il più presto possibile ci si libera di eventuali fattori artrosici diffusi anche alle altre dita del piede con la conseguenza di assistere a vere e proprie difficoltà della deambulazione da parte del paziente che soffre di questa deformità. Se a questo aggiungiamo eventuali piaghe e ulcerazioni che si vanno a determinare nel piede a causa della scorretta postura, si capisce bene che il tempo è una variabile che dovrebbe restringersi il più possibile in direzione dell’intervento da praticarsi  nel più breve tem po possibile.



La migliore tecnica chirurgica è l’osteotomia



Secondo Fabio Lodispoto,specialista in ortopedia e traumatologia e Medicina dello Sport che con l’alluce valgo si confronta continuamente, molte delle tecniche operatorie di un tempo, se ne contano almeno un centinaio, oggi sono superate. Le nuove tecniche, una in particolare, quella attuata dallo stesso specialista, è una procedura molto poco invasiva, si attua in breve tempo, non è dolorosa, non lascia cicatrici e ha una riuscita altissima. Secondo quanto affermato dallo stesso specialista, l’incisione praticata è di appena 25 millimetri e l’intervento si completa in non oltre mezz’ora e viene seguito in day hospital e a parte qualche caso, ad esempio, pazienti affetti da flebiti e/tromboflebiti, oppure affetti da qualche impegnativa infezioni alla cute dei piedi, l’intervento può praticarsi a tutti e a tutte le età. Anche se occorre ricordare che l’età d’esordio dell’alluce valgo è intorno ai 45 anni ma non mancano quelle bambine che con la deformità fanno i conti già a partire dai 12 anni d’età.



Resta il fatto di sapere quando, dopo l’intervento, è possibile riprendere a camminare. Secondo l’ortopedico, subito dopo cessato l’effetto dell’anestesia locale il paziente può cominciare a mettere il piede a terra, ricordando che l’arto non va ingessato, semmai fasciato saldamente e per i primi giorni assicurato con apposita calzatura post-operatoria e, fatto importante, il paziente dopo venti giorni può guidare l’auto, dopo un mese può tornare a lavoro senza accusare alcun particolare fastidio, così come, dopo lo stesso lasso di tempo può riprendere, se vuole, la palestra. A proposito di sport, laddove si pratichi qualche disciplina sportiva che richiede l’uso intenso dei piedi, ricordiamo la corsa o l’atletica leggera, per rimettersi in forma di fronte a tale sport e riacquistare l’intera forma fisica, bisogna aspettare almeno due mesi.



Concludiamo ricordando che nel post operatorio non occorre far riferimento alla fisioterapia e, fatto importante, l’alluce valgo dopo questo tipo di intervento non si ripresenterà più, indipendentemente dalle calzature utilizzate, se con tacchi o a punta, non importa.



Fonte: Prof. Lodispoto ( http://www.lodispoto.it )


1 commento:

  1. maratoneta con alluce valgo....mi opero tra una settimana. Io mi rimetto a cammianre da subito...2 mesi per riprendere a correre mi sembrano molti.
    grazie epr l ottimo articolo

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