giovedì 17 maggio 2012

Enuresi: non mortificate il bambino che fa la pipì a letto



Fare la pipi a letto per un bambino è un fatto molto meno raro di quanto si possa ragionevolmente pensare. La forma clinica che individua tale disturbo si chiama in medicina enuresi e quel che occorre anche dire è che il fenomeno talora è riscontrabile anche nel bambino da sveglio e non solo. L’enuresi si suole distinguerla in due forme, la primaria e la secondaria, la primaria quando il piccolo fa la pipi nel letto perché non ha ancora imparato a gestire gli sfinteri, cosa che accadrà quando sarà più grandicello, la seconda, quando il bambino, pur avendo imparato che la pipi si fa nel vasino, continua a farla a letto senza che se ne accorga.


Gli interventi antienuresi

Un tempo, errando, si mortificava il bambino che aveva fatto la pipi a letto. Oggi si procede in ben altra maniera indagando su quelle difficoltà di ordine psicologico senza trascurare eventuali origini organiche del disturbo che sono competenza del medico pediatra, ergo, di fronte ad un disturbo del genere, occorre indagare senza minimizzare il problema.

Le cause dell’enuresi

Importante osservare eventuali cause organiche alla base del disturbo. Spesso tali cause sono del tutto asintomatiche perché, da una parte potrebbero non palesarsi come veri e propri fastidi per il bambino, oppure, il bambino non sa esprimere il disagio. Fra queste cause, impossibili non citare le infezioni delle basse e alte vie urinarie, così’ importante è parimenti verificare l’eventuale possibilità di un diabete di cui sia affetto il piccolo, in questo caso, oltretutto nel piccolo paziente si constata anche una maggiore quantità di urina da emettere soprattutto nelle ore notturne. Infine, occhio alle malformazioni congenite, in grado anche da sole, di manifestare il disturbo. Così come spesso eventuali disordini ormonali del maschietto o della femminuccia, possono determinare enuresi, fino alle possibili patologie neurologiche che spesso si evidenziano anche con altre patologie correlate.

Le origini di natura psicologica

La possibilità che dietro il disturbo si celi anche un’origine psicologica del problema, indurrà il medico ad intervenire sul disturbo di concerto con lo psicoterapeuta che indagherà sul breve vissuto del bambino, sulla sua contingenza vissuta e, per farlo, si avvarrà anche dell’apporto dei genitori. Sovente, fattori interfamiliari intervengono sullo stato emotivo del bambino, pensiamo alla eventuale separazione dei genitori, alle tensione in casa, alle liti, compresa la  nascita di fratellini, tutti motivi che, isolati o no, a volte rappresentano quegli elementi  atti a slatentizzare  una situazione, spesso organica, al punto da palesarne l’eventuale patologia.

Curare l’enuresi anche con i farmaci e non

Uno dei trattamenti non farmacologici da mettere in atto nella cura dell’enuresi è rappresentata dall’educazione al controllo degli sfinteri, trattamento questo di norma affidato allo psicologo. Tale procedimento insegnerà al bambino a trattenere la pipì fino a quando lo stimolo non sia tale da giustificare la minzione, soprattutto riconoscendo il momento in cui essa sia imprescindibile. Molto più spesso lo psicologo valuterà il caso di parlare col bambino cercando di capire quali sono quei fattori che incidono sulla sua emotività ed intervenendo su questi, spesso, risolverà il problema in maniera definitiva.

Resta il trattamento farmacologico, a volte necessario perché unico in grado di risolvere il problema. Anche tali farmaci andranno prescritti dal medico, i genitori dovranno dunque evitare di affidarsi a quelle molecole che hanno sortito effetti su altri piccoli anche dello stesso nucleo familiare, senza interpellare il medico che valuterà anche pur sempre possibili effetti collaterali di queste molecole sul piccolo paziente. Uno dei farmaci che si impiega maggiormente è rappresentato dall’ ormone antidiuretico, ADH che va assunto la sera prima di andare a dormire. Tale sostanza provvede ad abbassare la quantità di urina prodotta dal rene. Unica precauzione è quella di non far bere il bambino la sera tardi o poco prima di andare a dormire. Altri farmaci sono quelli che agiscono sul Muscolo detrusore modulandone la contrazione.

Laddove invece la causa fosse ravvisabile in eventuali malformazioni di natura congenita, è sufficiente agire su di esse, eliminandole per risolvere in toto il problema. Possibile anche beneficiare di un sistema non farmacologico che consiste nel collegare il bambino ad un apparecchio che tramite sensori rileva la prima quantità di urina prodotta dal piccolo paziente, tale dispositivo di scarso intralcio per il piccolo, emette uno squillo che sveglia il bambino; lo strumento dovrebbe funzionare col principio volto ad abituare il bambino a svegliarsi al primo stimolo ad urinare, proprio perché non percepito.


 



Nessun commento:

Posta un commento