giovedì 13 settembre 2012

Prozac: sicuro che faccia sempre bene?




Vacilla un po’ l’idea che la Fluoxetina, più nota col nome del farmaco che la contiene, il Prozac, la “pillola della felicità”, sia del tutto innocua per l’organismo, ciò da quando si sarebbe visto che l’aumento dei livelli di serotonina non seguiti da assorbimento, per contrastare l’ansia e la depressione, alla lunga modificano la fisiologia del cervello.A questo risultato, che deve intendersi limitato allo studio che ne è seguito, è giunta un’equipe di ricercatori della Nippon Medical School, che hanno pubblicato il lavoro scientifico sulla rivista Molecular Brain dopo aver studiato gli effetti della sostanza sull’ippocampo, una zona del cervello nota perché custode della nostra sfera emotiva e nella memoria recente e remota. 


Parrebbe infatti proprio l'ippocampo la zona del cervello direttamente coinvolto nel Morbo di Alzheimer. Oltretutto, l’estrema plasticità delle connessioni fra i diversi neuroni, tipici dell’ippocampo, spiegherebbero il ruolo che la struttura riveste nella memoria e nell’immagazzinamento dei ricordi. Secondo Katsunori Kobayashi, a capo del gruppo di studio, il trattamento cronico a base di fluoxetina nei topi adulti ha provocato dei mutamenti nelle cellule  dei granuli dell’ippocampo e nelle connessioni con altri tipi di cellula.
Il risultato che si sarebbe ottenuto è non soltanto funzionale del cervello, dove si sarebbe osservato come l’eccesso di serotonina agisca alla lunga negativamente a livello dei neuroni, ma nella pratica i danni sono di tipo comportamentale avendo osservato, negli animali, che il loro stato, dopo trattamento intensivo con il Prozac,  variava da una situazione di tipo ansioso fino a veri e propri stati di  ipo e iper-attività.“Alcuni effetti collaterali del Prozac negli esseri umani, come l’ansia e l’instabilità comportamentale, potrebbe essere legata all’eccessiva dematurazione delle cellule dei granuli nell’ippocampo.”

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